Al Consumator non far sapere....

Intervista a Vandana Shiva di Alessandro Mortarino
Image Continua la nostra panoramica su alcune delle principali visioni che caratterizzano il sempre più determinante ruolo del Consumatore consapevole all’interno della “filiera” del successo di un’impresa e di un prodotto. Questa volta ci piace entrare nel (purtroppo) fertile terreno dell’attacco frontale ai prodotti tipici, alle sementi autoctone, alle nere previsioni di “guerre dell’acqua” attraverso la forzata sintesi di un estemporaneo quanto irresistibile incontro con Vandana Shiva.
Celebrata fisica quantistica ed economista indiana, Vandana Shiva è considerata la teorica più nota di una moderna scienza: l'ecologia sociale.
L’occasione del nostro incontro avviene l’ultimo sabato dello scorso maggio, in una località che mai ti aspetteresti come punto di incrocio fra culture ed esperienze apparentemente così lontane: Varazze, un “qualunque” piccolo e tranquillo comune della riviera ligure (il “mare sotto casa” dei torinesi e milanesi…) capace, nell’occasione, di unire attorno all’idea di acqua-mare-vita, momenti di festa e anche di riflessione “alta”.
Vandana Shiva è, soprattutto, una donna entusiasta, di quelle che sanno leggere un singolo fatto come l’autentico frammento di un universo. A me è capitato osservarla curiosare tra i banchi di un mercatino di prodotti tipici ed artigianali e illuminarsi di fronte a un piatto di mozzarelle di bufala casertane. Riconoscendole e chiamandole, col loro nome italico, nel suo particolare accento indo-britannico: che musica per le nostre orecchie…
 
Dunque, lei conosce e apprezza la nostra mozzarella, le nostre olive “conzate”, i dolci artigianali… E’ un caso oppure fa parte della sua stessa filosofia di vita, del suo concetto di ecologia sociale ?

Sono stata molte volte ospite dell’Italia e ho avuto modo di conoscere e assaggiare parecchie delle vostre meravigliose specialità gastronomiche, che mi piace considerare come perle di una “biodiversità” che è oggi un fattore fondamentale della nostra esistenza e avverto fortemente a rischio di estinzione, di omologazione, di trasformazione in inaccettabile proprietà di pochi. In ogni angolo del nostro pianeta.
L'agricoltura di qualità è un dovere per tutta l'umanità, perché tutti mangiamo le stesse cose e ci ammaliamo delle stesse malattie e la biodiversità rappresenta ancora l’ultima vera ricchezza possibile: sementi, piante medicinali, mangimi che permettono ai popoli di produrre e di soddisfare il proprio fabbisogno di salute e di cibo, di generare un’economia del territorio, di cui il nuovo Consumatore (occidentale, ma non solo…) inizia ad avere piena conoscenza e che lo spinge a scelte e penalizzazioni. Ora, anche la biodiversità, ultima risorsa dei poveri già depredati dalle colonizzazioni, viene imprigionata in una forma di poteri che ne hanno acquisito il controllo attraverso il sistema dei brevetti. Le sementi che i contadini hanno liberamente conservato, scambiato, usato, vengono oggi considerate come una pura proprietà delle grandi Corporation. Vengono concepite nuove forme legali di possesso, come i trattati per i diritti di proprietà intellettuale, attraverso l'Organizzazione Mondiale del Commercio, nel tentativo di impedire ai contadini del terzo mondo di avere libero accesso alle loro stesse sementi e di scambiarsele. In questo modo, tutti i contadini e tutti gli agricoltori del mondo (non solo del terzo mondo…) dovrebbero ogni anno acquistare le sementi, creando così un nuovo mercato per l'industria globale delle sementi stesse e il più grande genocidio del nostro tempo: l'uccisione economica e la negazione dei diritti ai lavoratori della terra. In India, quasi 40.000 contadini si sono suicidati dopo essere stati espropriati delle loro terre. Non si tratta di un suicidio, ma di un genocidio… E più del 90% degli agricoltori che si sono uccisi nel Maharashtra e nell'Andhra Pradesh, nella stagione del cotone 2005, avevano piantato il Bt.Cotton della Monsanto.

Eravamo partiti dalla mozzarella ed eccoci già al genocidio… Proprio in questi giorni, a Bruxelles, i nostri rappresentanti politici stanno tentando di difendere le decine di prodotti Doc, Docg, Igp, Tipici, ecc.: vuole dirci che, in realtà, combattono la sua stessa “guerra” ?

In un certo senso, sì; cambia solo l’ottica visuale e, se guardo tutto ciò dal mio paese, dalle nostre tragiche povertà, trovo assonanze e punti fermi. Non è un caso che il vostro movimento Slow Food abbia intitolato “Terra Madre” (è anche il titolo di uno dei miei primi libri) una sua importante manifestazione a difesa dei prodotti tipici.
Io sostengo che il modello di sviluppo proposto dai paesi occidentali non favorisce uno sviluppo reale e sostenibile del nostro pianeta; questo modello crea nei paesi ancora non sviluppati indebitamento e povertà, perché essi devono sostenere i costi di un presunto benessere, cedendo le ricchezze naturali del loro paese, per lunghi anni, a potenze straniere. Si verifica così la distruzione di culture, tradizioni e modelli sociali per far posto a culture competitive, il cui grado di civiltà è dato solo dal mercato.

 
Il mercato è fatto di Offerta ma anche di Domanda … E il Consumatore sta imparando a dire “no” alla speculazione scriteriata; si informa, riflette, rifiuta l’idea che nel nostro mondo un essere umano ha dei diritti personali solo in quanto è in grado di comprare, secondo l’equazione che unifica una Persona a un Consumatore. Ma, allo stesso tempo, usa il suo potere d’acquisto per bocciare un comportamento non etico: dietro al prodotto c’è una storia, insomma …
Dietro al concetto di Etica esiste la certezza che la povertà non sia uno stato iniziale del progresso umano da cui dobbiamo fuggire. E' lo stato finale, in cui le persone cadono quando uno sviluppo unilaterale distrugge i sistemi ecologici e sociali che hanno mantenuto la vita, la salute e il nutrimento dei popoli e del pianeta per intere ere. La realtà è che le persone non muoiono per mancanza di soldi. Muoiono per mancanza di accesso alla ricchezza di beni comuni, come l’acqua: ovunque nel mondo l'acqua potabile viene privatizzata, così che le corporazioni economiche possono ricavare un profitto astronomico vendendo ai poveri una risorsa essenziale, che un tempo era gratuita. E i 50 miliardi di dollari di "aiuti", che dal Nord vengono al Sud, sono solo la decima parte dei 500 miliardi di dollari che sono stati risucchiati nell'altra direzione, grazie agli ingiusti meccanismi imposti all'economia globale dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale. Nel 1995, il vicepresidente della Banca Mondiale espresse una previsione inquietante: "Se la guerre di questo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del secolo prossimo avranno l’acqua come oggetto del contendere”. La previsione si è quasi avverata …

INTANTO LE GRANDI MARCHE…

Il Consumatore EquoSolidale esiste veramente ? Se osserviamo il comportamento di aziende leader multinazionali, parrebbe proprio di sì; e l’obiettivo non è più soltanto quel Cliente over 40enne dall’istruzione elevata, da sempre additato ad esempio “elitario”: ora tocca ai giovani con meno di 25 anni.
Qualche esempio in giro per il mondo? L'ultima arrivata è l'acqua "etica": per ogni bottiglia venduta (a un dollaro e 80, proprietà Starbucks), 5 centesimi vanno a favore dei bambini dei paesi in via di sviluppo.
Sulle linee principali dei treni della Virgin, in Gran Bretagna, si serve solo tè certificato Fairtrade (in Gran Bretagna, gli acquisti di prodotti così marchiati e garantiti sono aumentati del 40% negli ultimi anni).
La Levi´s, oggi, compra il cotone per i suoi jeans dai produttori "organici".
La carta di credito American Express rossa ha scelto di appoggiare concretamente la lotta contro l´Aids e marchi importanti della Moda internazionale, come Armani, Gap, Nike e Converse, sono entrati nel progetto Red: chi compra i prodotti col marchio rosso e utilizza la carta di credito speciale, devolve una percentuale delle vendite al Fondo globale per la lotta contro l´Aids, creato dalla rockstar Bono e da Bobby Shriver.
Addirittura la tanto vituperata Nestlè ha dedicato una tipologia di Nescafè per l'equo-solidale, il Partners´ Blend.
Ma una recente ricerca inglese, così conclude: "Non si può vendere basandosi solo sull'etica. La gente non compra i prodotti solo perché vengono da una fonte etica. Dovete avere un buon prodotto e anche offrire al cliente servizio e convenienza"…
Ma noi, ad Asti, cosa intendiamo con il termine “Etica” ? …

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Registrazione: Tribunale di Asti n. 7/2011 del 28.10.2011 - Direttore Responsabile: Alessandro Mortarino