Il 2018 sarà l’Anno internazionale del cibo italiano: alto rischio di improvvisazione e faciloneria

di Mario Pusceddu, Presidente ISVRA-Istituto Italiano per lo Sviluppo Rurale e l'Agriturismo.
Il 1° giugno scorso i ministri Dario Franceschini (Beni e attività culturali e turismo) e Martina (Politiche agricole) hanno annunciato che il 2018 sarebbe stato “Anno internazionale del cibo italiano nel mondo” .
Verrebbe da dire - dichiara Mario Pusceddu, presidente di ISVRA, Istituto italiano per lo sviluppo rurale e l’agriturismo - che si tratta di una bella idea, per sostenere le eccellenze agroalimentari italiane e il turismo verso il nostro Paese. Ma i precedenti, e lo stato dell’arte, suggeriscono considerazioni ben diverse…”.

ISVRA evidenzia che, ad ormai pochi giorni dall’inizio del 2018, non si vede alcun programma di eventi e iniziative che richiamino l’attenzione dei turisti, italiani e stranieri, sull’Anno del Cibo, pur annunciato dal ministro Franceschini come “un grande investimento per l'immagine del nostro Paese nel mondo e valorizzare e mettere a sistema le tante e straordinarie eccellenze italiane”.

Non c’è da stupirsi: per l’Anno Nazionale dei Cammini, indetto nel 2016, l’Atlante digitale dei Cammini d’Italia è stato pubblicato in internet solo nel novembre scorso, cioè dopo due anni. Nel 2017 è stato indetto l’Anno dei Borghi: il sito internet realizzato per l’occasione (http://www.viaggio-italiano.it) è circa al seimilionesimo posto della graduatoria mondiale di consultazione (dati Alexa.com), cioè visto da nessuno. Sorprendentemente il sito ufficiale del turismo italiano (http://www.italia.it curato dall’ENIT), di Cammini e Borghi non parla minimamente, né annuncia alcunché sull’Anno del Cibo.

Da tempo, nei suoi comunicati stampa, il ministro Franceschini cita ripetutamente un incremento del turismo “a due cifre”. In realtà i dati Istat parlano, per il 2016 rispetto al 2015, di una crescita di arrivi del 3,1% e di presenze (pernottamenti) del 2,6%, ben lontani dalle annunciate “due cifre”. Nei primi otto mesi del 2017 (rispetto allo stesso periodo del 2016) l’incremento di arrivi è stato del 3,8% e delle presenze del 4,4%.

Anche in questo caso, niente incremento “a due cifre”. Solo dati “buoni”, tenendo tuttavia conto che, secondo l’UNWTO (Organizzazione mondiale del turismo), gli arrivi turistici internazionali nell’Europa Mediterranea sono, nel 2017 rispetto al 2016, in crescita dell’11,6%. Ciò significa che il nostro Paese, che con il suo patrimonio paesaggistico, storico-culturale, enogastronomico, dovrebbe essere leader turistico dell’Area, sta ulteriormente perdendo importanti quote di mercato.

Nonostante ciò, festeggiamo trionfalisticamente successi che non ci sono, e già si sente parlare, per il 2019, dell’Anno del turismo lento: con oltre un anno davanti, c’è da augurarsi che sia organizzato come si deve.

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