Lettera aperta ai contadini e contadine d’Italia

Siamo contadini e contadine a sostegno della Campagna popolare per l’agricoltura contadina, vi scriviamo perché, sia noi che voi, intendiamo la vita contadina non solo come un’attività economica ma come uno stile di vita, con la dignità umana che ciò comporta. Ed è una scelta di vita, perché oggi fare agricoltura come noi la intendiamo e non secondo un modello agroindustriale non può essere che una scelta, perché, altrimenti, tutto ci spingerebbe a cercarci un altro modo per avere un reddito di lavoro...

Tutti insieme condividiamo questo modo di coltivare e/o di allevare gli animali: un modo rispettoso, sostenibile, equilibrato, lungimirante di produrre cibo ed interagire con gli ecosistemi; un’agricoltura basata sul lavoro competente anziché sul capitale, sulla manualità attenta più che sulla meccanizzazione, sulla pluricoltura e la diversificazione e non sulle monocolture, sul mantenimento della salute del suolo e non sulla chimica di sintesi; un’agricoltura più lenta, forse,
a dar profitti, ma che ha un futuro e che permette a tutti e tutte di averlo. E con la quale l’azienda che lavora ha anch’essa un futuro, perché si regge in gran parte sulle proprie gambe: vi siete mai chiesti quanto è sano e sicuro per le attività di cui viviamo dipendere completamente dai sostegni della PAC, dal valore che grossisti e grande distribuzione impongono ai nostri prodotti, dalla volatilità dei prezzi sui mercati globalizzati sottoposti alle speculazioni finanziarie?

Sappiamo che la PAC basata sulla superficie aziendale è un premio alla proprietà fondiaria, un incentivo al suo accentramento alla sua concentrazione (sappiamo benissimo come la maggior parte dei contributi PAC vanno ad una piccola minoranza delle aziende italiane mentre i piccoli produttori devono accontentarsi di poco più di mille euro l’anno). Il modello agricolo contadino si fonda sull’autonomia aziendale, sulla propria capacità di autogestire il più possibile integralmente il proprio ciclo produttivo, dalle risorse di base alla vendita al consumatore finale: è grazie a questo che i contadini, storicamente, hanno sempre saputo resistere alle avversità contingenti dovute alle più varie ragioni; ed è per questo che sono sempre stati attori fondamentali nella cura dei territori in cui vivono, così come portatori delle tradizioni e delle identità locali, di ciò che di un luogo fa quel particolare luogo e non uno spazio qualsiasi, spremibile a piacimento da parte di qualsiasi multinazionale, ma anche delle innovazioni necessarie ad adattare le nostre aziende al clima che cambia, alla società che cambia.

Se siete contadini e contadine come noi sapete molto bene quanto sia vitale questa autonomia e quanta parte abbia, perché essa sia possibile, la capacità di trasformare direttamente e vendere direttamente al consumatore finale i propri prodotti. Ma anno dopo anno questa parte del nostro lavoro ci è stata resa impossibile, sostanzialmente illegale, a causa di normative concepite a misura delle industrie agroalimentari di grandi dimensioni.

Ma quando le stesse normative si fanno modello unico e vengono imposte anche a noi piccoli produttori, a chi trasforma in azienda il solo proprio prodotto aziendale, lo autoconsuma o lo vende direttamente a chi lo consumerà, e magari solo in ambito locale, come si fa a non vedere che le condizioni di produzione e lavoro sono diverse? E che quindi meritano normative specifiche e distinte?

Per resistere, molti di noi, obbligati ad investimenti gravosi, sono costretti a tirare avanti sottovalorizzando il proprio lavoro o mantenendosi in stato di semi-illegalità, o perfino ad abbandonare le proprie aziende.
Ed insieme a ciò ci sono molte altre questioni per le quali le normative attualmente vigenti ed il modo in cui i regolamenti europei vengono oggi interpretati in Italia ci mettono ai margini del mondo dell’agricoltura, di quello che veramente è il nostro mondo, nel quale noi siamo l’enorme maggioranza, le più piccole delle nostre aziende, quelle che non riescono neanche a remunerare un addetto a tempo pieno, da sole producono circa un terzo del valore totale dell’agricoltura italiana. C’è, tra le altre, la questione del riconoscimento di diritti collettivi sulle sementi autoprodotte, il loro libero scambio e la loro libera vendita tra contadini; quella della libertà dello scambio del lavoro amicale tra contadini; il ripristino del diritto a fare i lavori edili in economia sui propri edifici rurali; un regime specifico in materia fiscale e previdenziale; regole ad hoc sull’ospitalità e la ristorazione rurale; c’è tutto il tema enorme del recupero dei terreni abbandonati; quello delle aree interne che andrebbero ripopolate e quello ancor più urgente del ruolo fondamentale che una presenza diffusa, capillare, di aziende contadine sui territori, anche montani, collinari, marginali, spopolati, potrebbe avere nella manutenzione a fini di sicurezza idrogeologica nel nostro Paese; un contributo che nessuna politica pubblica potrebbe mai dare meglio di chi su quegli stessi territori ci vive e ci lavora.

Per tutte queste ragioni occorre che lo Stato italiano ci riconosca per quelli che siamo: contadini!
E non genericamente agricoltori o imprenditori agricoli. Siamo portatori di un modello di agricoltura, di interazione produttiva con l’ambiente e gli ecosistemi che va riconosciuto giuridicamente nella sua specificità!
E questo vale per i contadini di tutto il mondo, come sostiene anche la FAO e come riconosciuto dalla Dichiarazione ONU sui Diritti dei Contadini.

Da alcuni anni sono state presentate in Parlamento proposte di legge sull’agricoltura contadina.
Partite dal basso e con il confronto nella società civile, sono state supportate da diversi parlamentari.
Noi Puntiamo all’approvazione di una legge quadro nazionale che riconosca e regolamenti in modo adeguato l’agricoltura contadina come modello agricolo specifico distinto, nella sua interezza e complessità, dalle altre forme di agricoltura; crediamo che sia ormai una questione di giustizia, di pluralismo, di democrazia e perfino quasi di sopravvivenza per quella che da sempre è l’attività basilare su cui ogni umanità ha potuto e può vivere.

Ora siamo giunti ad un punto importante del percorso parlamentare, poiché siamo ad un passo dalla sua approvazione alla Camera dei Deputati.
Nonostante ciò, assistiamo a continui rimandi ed al tentativo di alcune forze politiche di stravolgere la natura delle proposte presentate rischiando di ridurle a mera operazione d’immagine.

Non dobbiamo permetterlo! E non possiamo permettere che le lungaggini burocratiche portino l’iter per l’approvazione della legge oltre il termine della Legislatura, costringendo poi a ripartire daccapo.
Chiediamo a tutti i contadini e contadine delle Associazioni aderenti alla Campagna popolare per l’agricoltura contadina, a tutte le altre realtà in cui sono presenti contadini, ai cittadini ed alla società civile, di reindirizzare questa lettera, anche con articoli su mezzi di stampa, di dare diffusione a quanto vi abbiamo raccontato, per estendere l’informazione e prendere posizione tutti insieme per una Legge che riconosca in modo specifico la figura contadina e le sue attività.

SÌ a una legge quadro nazionale che riconosca e regolamenti in modo adeguato l’agricoltura contadina!

NO a ulteriori rimandi nella sua approvazione!

NO a emendamenti che stravolgano le proposte contadine!

Campagna Popolare per una legge che riconosca l’Agricoltura Contadina in Italia
http://www.agricolturacontadina.org

 

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