Un Sindaco fuori del Comune


di Alessandro Mortarino.

La scorsa settimana ho avuto l'opportunità di fare conoscenza con Antanas Mockus, invitato a Cuneo per un ciclo di conferenze. Matematico, filosofo, a lungo Rettore dell'Università nazionale della Colombia, Mockus è stato per due mandati anche Sindaco di Bogotà, dove ha sperimentato una infinita serie di interventi per riportare il senso della politica all'interno della quotidiana convivenza, stimolando la democrazia partecipativa e la formazione di un "nuovo cittadino" responsabile e protagonista. Una comunità di cittadini.
In cui il Sindaco non è un semplice amministratore ma un pedagogo e l'amministrazione deve essere "visionaria" ...

Antanas Mockus, colombiano di origini lituane, ha da poco compiuto 60 anni ed è certamente ancora poco conosciuto nel nostro paese, nonostante nel 2010 abbia sfiorato, da assoluto outsider, l'elezione alla presidenza della Colombia (per approfondire la sua conoscenza suggeriamo la lettura di "Un Sindaco fuori del Comune" di Sandro Bozzolo, EMI 2012, con prefazione di Domenico Finiguerra e note di Francesco Gesualdi).
La sua esperienza è davvero singolare e ricca di spunti anche per la nostra situazione italiana, certamente meno cruenta (Bogotà è stata considerata per anni la capitale più violenta del nostro mondo) ma tormentata dalle medesime necessità di rincollare tra loro i frammenti di politica, vita quotidiana, morale, difesa del bene comune. Ed è l'esperienza di una continua ricerca sviluppata da un gruppo di studiosi universitari che, ad un certo punto, si trovano nella necessità di avviare anche un percorso di sperimentazione politico-amministrativa, raggiungere e gestire il consenso, gestire una complicata città, trasformare in prassi il frutto delle loro elucubrazioni intellettuali.

«La realtà è violenza» esordisce Mockus « e non possiamo nascondercelo. Tutta la storia dell'uomo è il frutto della violenza, regolata da due sistemi di leggi non scritte: la vendetta e l'onore. Ma la realtà è anche frustrazione. Per questo occorre la politica, ma una politica che esista nella vita reale. Insomma dobbiamo trasformare la cultura politica in politica culturale. Normalmente chi raggiunge il potere in un'amministrazione comunale si preoccupa essenzialmente di "ricostruire la città", invece oggi il primo compito deve essere quello di "costruire/ricostruire i cittadini" e di canalizzare il desiderio di recupero della dignità collettiva umiliata dal degrado morale».
Il "buon cittadino" è «chi rispetta le norme e regole sociali - convenzionali e non, formali e informali - dotandosi però di una coscienza critica sul significato delle misure imposte e sull'autodeterminazione di quelle misure che non sono regolamentate da leggi ma si rivelano necessarie per una convivenza sociale».
E', dunque, un cittadino che si "autoregolamenta" e che vive di fiducia collettiva, cioè fiducia reciproca. Ciò che oggi le nostre comunità hanno perduto. Legge, Morale individuale e Cultura predominante devono essere armonicamente in convivenza.

Gli esempi nella Bogotà dell'amministrazione Mockus si sprecano.
Per migliorare la caotica ed indisciplinata circolazione stradale, Mockus assunse un esercito di clown e mimi anzichè nuovi vigili urbani. Clown e mimi che, solo con i gesti e senza parole, avevano il compito di sbeffeggiare i conducenti che violavano le regole, creando un nuovo strumento inedito per la politica: la vergogna sociale. Gli automobilisti colombiani si mostrarono molto più sensibili alle corde dell'orgoglio infranto che alle multe che, comunque, non avrebbero pagato ... La sanzione legale perde ogni valore di fronte ad una radicata cultura collettiva che giustifica (e spesso addirittura istiga) comportamenti scorretti.
Questo colorato "esercito" fu soprannominato "i Cavalieri della Zebra" (ovvero i guardiani delle strisce pedonali ...): si appostavano e poi si burlavano pubblicamente degli automobilisti scorretti sviluppando i germi della "vergogna sociale", che i cittadini attorno potevano manifestare palesemente esibendo le "tarjetas ciudadanas", cartellini simili a quelli in dotazione agli arbitri di football, sulle cui due facce erano disegnati un pollice "recto" e un pollice "verso", per sanzionare o premiare i comportamenti civici.
Il risultato sorprendente fu che 3 automobilisti su 4 divennero rispettosi dei passaggi pedonali e i "cartellini sanzionatori" ancora oggi sono utilizzati per stigmatizzare i comportamenti scorretti e approvare quelli virtuosi.

Per ridurre la violenza sulle donne (molto diffusa in Colombia, le statistiche indicano che il 40 % delle donne colombiane abbia denunciato almeno una volta il proprio marito per lesioni), Mockus firmò un decreto che stabiliva una "Notte delle Donne" e il relativo "Coprifuoco per gli uomini", ai quali sarebbe stato possibile circolare solo se dotati di un "salvacondotto" firmato da almeno due donne.
Questa particolare serata (ripetuta poi in altre occasioni) ha aiutato la riflessione sui ruoli tra coniugi: i maschi rimasti a casa ad accudire i propri figli hanno avuto la possibilità di percepire meglio il ruolo delle mogli all'interno della famiglia, mentre le donne hanno avuto la libertà di vivere, di notte, la loro città. Fu un successo e il prologo ad una minore violenza sulle donne in generale.
Non altrettanto successo ebbe la "Notte degli Uomini", che Mockus sintetizza così: «Le donne ballano da sole, tra loro, divertendosi un mondo. Gli uomini, invece, si sentono osservati e temono di essere vissuti come omosessuali: un disastro ...».

Per ridurre il numero di bambini feriti o deceduti a causa dei "botti natalizi", l'amministrazione Mockus invitò tutti i commercianti a segnalare la merce custodita nei loro magazzini. Per essere certi della veridicità di questa autodichiarazione, a tutti fu garantito l'acquisto dell'intera disponibilità e, successivamente, si stabilì che la vendita sarebbe stata proibita al primo caso di incidente; che puntualmente avvenne e fu accompagnato dall'imposizione di lavori di pubblica utilità ai genitori del giovane infortunato e a tutti i genitori che permettevano ai propri figli di giocare con la polvere da sparo.
Nei Natali 1995 e 1996 a Bogotà la polvere da sparo non uccise nessun bambino.

Per ridurre la piaga degli omicidi causati da momenti d'ira o distrazione, il Comune di Bogotà invito tutti i possessori di armi da fuoco a consegnarle volontariamente. Le migliaia di armi e munizioni che furono così raccolte, vennero scambiate con buoni per l'acquisto di doni natalizi, in gran parte poi neppure ritirati. Le armi furono fuse e si ricavarono cucchiaini per l'alimentazione infantile su cui fu apposta in evidenza la dicitura "Arma fui". Gli omicidi si ridussero del 30 %.

Per risparmiare acqua potabile, spesso razionata, fu lanciata una campagna nazionale per un uso intelligente della risorsa a livello famigliare. Fino a quel momento l'amministrazione si era limitata ad avvisare che i consumi eccessivi avrebbero costretto all'interruzione temporanea dell'erogazione, cosa che innescava un risultato contrario alle attese: nelle ore precedenti l'interruzione, tutti (compreso gli stessi funzionari) accumulavano ingenti riserve idriche nelle proprie case, acuendo all'ennesima potenza il problema già critico.
Mockus apparve allora in tv, facendosi intervistare sotto la doccia di casa e dimostrando come in soli 3 minuti fosse possibile lavarsi accuratamente, risparmiando acqua. Da allora, il risparmio idrico si è ridotto in modo costante tra l'8 e il 12 % annuo.
Mockus fu inizialmente criticato per essersi presentato quasi nudo sotto la doccia e rispose: «un'immagine vale più di mille parole». E di immagini provocatorie la sua storia nè è piena: durante una contestazione all'Università da parte di studenti che gli impedivano di esprimere pubblicamente il suo punto di vista, il Rettore Mockus si calò i pantaloni mostrando le terga, gesto che riaprì un dialogo e ridusse la distanza tra i reciproci pensieri, allentando la contrapposizione "noi/loro" che considera il "diverso" come un nemico.

Secondo Mockus «la legge, la cultura di appartenenza e la morale sono potenti strumenti pedagogici per indurre un cambiamento collettivo profondo. E l'unico esempio possibile è il buon esempio». Non è più il tempo di guidare il popolo con il bastone delle leggi e la minaccia di punizioni e repressioni, con i soli eserciti e uomini in divisa, ma con una piena fiducia nella capacità dei singoli di costruire, cellula dopo cellula, un organismo equilibrato da processi di coscienza individuali e collettivi.
«L'attività politica deve essere aperta a chiunque abbia la capacità di intendere e di volere, non un mestiere o un diritto riservato a pochi. E la vita umana e il denaro pubblico devono diventare concetti sacri. Nella democrazia partecipativa il principio "una persona un voto" è stato sostituito da "una persona, una voce"».

Avere mancato l'elezione alla presidenza della Colombia (il suo Movimento ha comunque raggiunto in pochi mesi il 28 % dei consensi, attraverso una campagna elettorale volutamente sviluppata senza mezzi finanziari, basata sul passaparola e l'impegno attivo di tutti, senza affissioni pubbliche nè stampati o volantini, considerati "non ecologici") non viene considerato da Mockus in modo negativo: «in democrazia qualche volta va bene e qualche volta va male. In ogni caso non è il potere che ci deve interessare, ma gli obiettivi che intendiamo raggiungere».

Il metodo Mockus e il lavoro del suo gruppo di ricerca è ora al centro di sperimentazioni in altre megalopoli sudamericane, dal Messico al Brasile.
Sono convinto che in futuro avremo modo di sentirne parlare parecchio, anche in Italia ...

Commenti  

0 #1 Paolo 2013-01-14 20:58
Un altro segnale che ci evidenzia come i popoli dell'America Latina siano in fermento e alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo che mettono al centro l'uomo e l'ambiente. Qui invece nella vecchia Europa siamo forse solo agli albori grazie soprattutto ad alcune interessanti iniziative dei vari movimenti, mentre la vecchia Politica è ancorata al passato e non è in grado di proporre nulla di nuovo se non iniziative che tutelano le solite lobby.
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0 #2 irene 2013-01-16 13:22
Davvero interessante. Sembra la realizzazione dello slogan del '68: l'immaginazione al potere!!
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