Uno sfratto scongiurato ...

di Carlo Sottile, Coordinamento Asti Est.
ImageLa telefonata l'ho ricevuta una sera alle 21 circa, era il Signor L. un amico del Signor F. che era stato presentato alla nostra Associazione Coordinamento Asti Est dallo stesso Signor F., circa un mese fa. Procedura di sfratto per morosità da un alloggio al numero 119 di Viale Pilone, due camere e servizi, in condominio anni '80, dall'apparenza signorile. Mi chiedeva di essere presente la mattina dopo perché gli era stata annunciata l'esecuzione dello sfratto. Era nella lista delle emergenze dell'associazione, ricomposta dall'inizio di Febbraio dopo l'avvio degli sfratti Atc, adesso un lungo elenco di più di 60 persone/famiglie che ci hanno chiesto di condividere il loro problema ...

Dalle ricevute dei bonifici bancari con cui il signor L. pagava il canone d'affitto, che avevamo avuto in copia, non risultava nessuna morosità. Ci eravamo però chiesti in che modo il giudice avesse convalidato lo sfratto. Superficialità, ignoranza dello stesso inquilino ? L'impressione è che dalla parte dei giudici, che istruiscono un numero sempre maggiore di queste procedure, stia prevalendo una sorta di distratta routine.

Non ci eravamo dunque preoccupati più di tanto, l'idea era quella di fare una verifica presso l'avvocato della proprietà. Averne appreso il nome non ci ha incoraggiati, piuttosto trattenuti. L'avvocato in questione, dai notissimi trascorsi politici, era stato uno dei protagonisti più negativi di una emergenza conclusa con un brutale sgombero. 
Il Signor L., dopo il primo contatto non si era fatto più vivo; noi “quattro gatti” eravamo occupati a seguire casi che ci sembravano più gravi.

La mattina alle 8,45 sono arrivato al 119 di viale Pilone, con una volontaria dell'associazione. Molti dei protagonisti di quello che poi accadrà erano già presenti. Il nostro arrivo era stato annunciato dallo stesso Signor L., così tutti stavano indugiando aspettandoci dato che in ogni caso sulla “scena”, i verbali degli ufficiali giudiziari portano quasi sempre la firma di un volontario dell'associazione. C'era anche un camion di una azienda di traslochi, accostato al marciapiede, vistosissimo e spiazzante nel suo marketing beneaugurante,. Il proprietario, pur di disfarsi dei suoi inquilini si era offerto di trasportare e immagazzinare i loro mobili. Abbiamo evitato di indagare su questa cortese attenzione. Per i mobili ci pensavano loro, per i bambini (due minori in età scolare), che i signori L. si arrangiassero. L'incipit era questo ed io ho subito fatto fatica a mantenere la calma.

Dunque erano presenti l'avvocato della proprietà, accigliatissimo e rancoroso, evidentemente scocciato dalla nostra presenza.  I proprietari, due signori (marito e moglie) di una certa età, dimessi nel portamento e nel vestire, ma tutt'altro che dimessi nel volere la loro “roba”, come capiremo in seguito, l'ufficiale giudiziario, nota e ragionevole dottoressa, l'unico sorriso presente, l'inquilino signor L., tre amici dell'inquilino.
La tensione già si tagliava con il coltello, l'attenzione era rivolta all'ufficiale giudiziario. Alle nostre rituali domande, quale morosità, la possibilità o meno di concordare un rinvio, se fosse il caso di avere qualche rispetto per i bambini, i proprietari e l'avvocato rispondevano a monosillabi oppure opponendo giudizi e invettive all'indirizzo degli inquilini. Già sulla morosità c'erano opinioni controverse ma l'inadempienza del signor L., che ha mostrato anche nell'occasione pacchi di ricevute,  è risultata ancora una volta troppo modesta per giustificare l'ostinazione a voler eseguire lo sfratto. Non erano stati pagati gli aggiornamenti Istat del 2007 e il canone risultava non pagato dal Febbraio del 2008, cioè dal momento in cui all'inquilino è venuto il sospetto che il proprietario volesse cacciarlo “senza giusta causa”.

Mettendo nel conto i due mesi di anticipo, come da contratto di locazione regolarmente sottoscritto nel 2003,  la morosità poteva ammontare a 1500 euro. A quel punto era chiaro anche per noi che il proprietario voleva semplicemente disfarsi di un inquilino che gli aveva messo nelle tasche per 4 anni almeno 6.200 euro all'anno tra canoni e spese casa.  Ed era altrettanto chiaro che di questi tempi è fin troppo facile cancellare le tutele dell'inquilino previste dalla legge. Quello sfratto non doveva essere convalidato.

Intanto, era sopraggiunta la moglie del signor L., in abito tradizionale arabo, con i figli presi a scuola per testimoniare della loro esistenza. Si può immaginare con quale stato d'animo. Concitazione, una oratoria di gesti e parole sconosciute, di cui era fin troppo chiaro il sentimento, rivolta platealmente ai proprietari, la bambina più piccola in lacrime, l'avvocato che minacciava denunce di diffamazione, noi che invitavamo tutti alla calma.

Infine è arrivato il fratello della signora che, in perfetto italiano, ha spiegato che non si capacitava di un comportamento così crudele, considerando che il cognato aveva per anni “diviso a metà con il padrone di casa il suo magro salario di 1.200 euro/mese”. “Fanno così perché siamo marocchini” ha concluso. In più, ha raccontato che qualche giorno prima la sorella aveva trovato la porta di casa chiusa con la serratura di sicurezza, di cui non aveva mai avuto la chiave. Aveva chiamato il fratello, il fabbro e i carabinieri; fatta una denuncia contro ignoti ma con i sospetti fatalmente indirizzati ai proprietari. Questi ultimi, ovviamente, hanno negato ma hanno preso l'argomento a pretesto per descrivere la malafede, la cattiveria e il comportamento diabolicamente ingannevole dei loro inquilini. In quanto ai bambini, si arrangiassero, trovassero ospitalità presso qualche parente.

Ma chi è questo terribile signor L.? Fa l'operaio in una ditta astigiana che al momento lavora in Francia, ha un contratto a tempo indeterminato e un salario, assegni familiari compresi, di 1500 euro/mese. Il lunedì mattina viene trasportato dalla ditta sul luogo di lavoro con altri operai, torna il venerdì sera. Il fratello della signora fa il camionista, con itinerari frequenti verso la Germania, anche lui ha una famiglia, abita in città in un alloggio modesto, non se la sente di coabitare, come dargli torto.

Insomma, dopo due ore di discussioni, esitazioni e ricerca di una soluzione che non fosse lo sgombero forzoso, la situazione ci era ormai chiara. Da una parte due famiglie di operai, assolutamente dignitose e umane nei comportamenti, persone comunicative e libere nei sentimenti, perfettamente inserite nei processi di lavoro di questa società globalizzata, con una solida cultura, tutt'altro che liquefatta nella nostra (ma quale ?). Dall'altra, il cinismo dei mercanti d'oggi, l'individualismo proprietario spogliato della luce dell'intelligenza, persone contratte nei modi e nei sentimenti, coatti della peggiore specie. Quando i proprietari agiscono come una immobiliare, spillando rendite da un buon numero di alloggi, come in questo caso, non stanno nemmeno dalla parte del problema; il diritto all'abitare confligge  irrimediabilmente con il diritto di proprietà, è bene saperlo.

La vicenda si è poi conclusa con il rinvio di un mese, suggerito infine dall'ufficiale giudiziario, dopo che i vigili urbani, nel frattempo sopraggiunti, avevano accertato che l'assessorato ai Servizi Sociali non aveva ospitalità da offrire alla signora e ai suoi figli. Meno male, ci siamo detti, visti i precedenti. I bambini  sono stati riaccompagnati a scuola, noi e i Signori L. siamo passati al bar per dissetarci ed occuparci della nostra educazione sentimentale.

Adesso dovremmo sostituire gli operatori della sempre annunciata e mai realizzata Agenzia delle locazioni, vale a dire dare una mano ai signori L. nella ricerca di una nuova sistemazione; e rifare i conti del conti delle “morosità” per capire esattamente a che punto di barbarie siamo arrivati ...

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