La forza e la forza della ragione ...

di Carlo Sottile, Associazione Asti Est.
ImageSe avevamo dei dubbi sulla “rozza sociologia” e sull'arroganza dell'Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Asti, questa mattina lui stesso ce li ha sciolti del tutto. E' venuto di persona ad eseguire uno “sfratto” e a confermarne le ragioni, al di là di ogni possibile dubbio.  E' la sua missione, semplificare, ridurre, definire e decidere perentoriamente. Insomma, tutto quello che di solito non si fa quando si vuole confermare una persona e, dunque, richiamarne doveri e responsabilità, oppure riconoscere una situazione reale e, dunque, coglierne la complessità e le determinazioni ...

Essere trascinati via come dei sacchi di patate dalla forza pubblica sotto i suoi occhi è stata una vera umiliazione, oltre che il segno dell'inefficacia della nostra azione di contrasto.
Sulle modalità di queste nostre azioni dovremo tornarci sopra, certo non possiamo farle in tre, questa mattina ci fronteggiavano (si fa per dire) forze soverchianti (4 ufficiali di Pubblica Sicurezza e  4 vigili urbani) e possiamo farle solo se fortemente motivati e addestrati a non accettare provocazioni (si chiamano gruppi di affinità).

Ma torniamo alla scena dello sfratto. Al centro c'era una famiglia problematica, come sono molte delle famiglie che si affacciano al nostro “sportello”. C'è chi sceglie una vita spericolata, c'è chi la subisce suo malgrado e si trova a percorrere i confini tra il lecito e l'illecito.
Il caso nostro era questo. Però, mentre noi sappiamo che quei confini sono mobili, tracciati anche da noi, come persone singole e come comunità di persone, per l'Assessore sono già tracciati una volta per tutte e lui è uno di quelli messi lì a guardia.

Insomma, eravamo lì ad opporre la nostra antropologia alla loro. Immaginate un corpo a corpo. Noi volontari con l'intenzione di aprire un dialogo che non sottraesse nulla ai sentimenti, alle idee e alle storie reali delle persone in carne ed ossa, gli altri con una idea dell'umanità già confezionata, portata sotto braccio, in cartelle più o meno voluminose, di verbali, istruttorie, norme e leggi, oppure, ridotta all'osso, sui lustrini di una divisa.

La nostra richiesta era che si procedesse ad un ulteriore rinvio per avere il tempo di esaminare la situazione reale della famiglia. Non c'è stato verso; la richiesta dell'assessore di procedere allo sgombero dell'alloggio, da tutte le persone presenti è stata prontamente soddisfatta.
Quali considerazioni fare dopo ?
Il “non posso” di cittadini e famiglie è descritto dalla parte dell'assessorato come una debolezza morale, una sorta di patologia sociale. Trattandosi in genere di un bisogno (di abitare, di mangiare, di relazioni umane) la risposta è la filantropia e il paterno ammonimento, ma avendo sempre presente il rischio di azzardo morale (sic ...) di concessioni troppo generose e soprattutto ripetute.

Insomma, per l'Assessore e i suoi funzionari, chi è povero lo è colpa sua e se “pretende” di opporsi a questo becero e arrogante paternalismo, reclamando un diritto, abbozzando una azione collettiva oppure rendendo pubblica la circostanza attraverso la stampa, non si merita nulla, nemmeno la filantropia dell'assessorato.
L'esercizio burocratico di far valere una norma a prescindere dallo spirito della legge che la comprende, sembra essere un'altra missione di questo assessorato. In questo modo anche una legge con finalità solidaristiche e di accompagnamento sociale, come è la legge regionale 46/95, può essere usata come una legge con finalità censorie e d'ordine. Non a caso il nostro Assessore dichiara ad ogni piè sospinto la sua intenzione di di voler “moralizzare” le relazioni tra assegnatari e Enti,  Comune e Atc.

Affrontare in questo modo un problema sociale, peraltro riconosciuto come tale da Enti Pubblici e privati, da governi di diverso colore politico ed esemplificato in inesauribili graduatorie che lasciano non soddisfatte il 93 % delle richieste di alloggio popolare, significa negarlo.
Affrontare in questo modo un simile problema sociale, significa opporre, oltre ogni ragionevole dubbio, il diritto di proprietà ad ogni altro diritto, significa confermare gli effetti peggiori della scelta di affidare al mercato il bisogno abitativo.

E' possibile dialogare con questo Assessore e i suoi funzionari ?  No, può valere solo il corpo a corpo ...

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