Vittorio Alfieri e i Clandestini

di Gianfranco Monaca.

Mi è capitato di rileggere il racconto della fortunosa partenza di Alfieri da Parigi giusto in tempo per evitare la ghigliottina. E ho trovato per caso il sonetto di un anonimo che commenta l'episodio. Se qualcuno si riconosce si faccia vivo e gliene farò dono ...

 

E buon per noi che non prevalse di essere ricondotti al Palazzo di Città, che arrivando cosí due carrozze in pompa stracariche, con la taccia di fuggitivi, in mezzo a quella plebaglia si rischiava molto; e saliti poi innanzi ai birbi della Municipalità, si era certi di non poter piú partire, d'andare anzi prigioni, dove se ci trovavano nelle carceri il dí 2 settembre, cioè quindici giorni dopo, ci era fatta la festa insieme con tanti altri galantuomini che crudelmente vi furono trucidati.
Vita, Ep. Quarta, Virilità, Prima parte, cap. vigesimosecondo


Basta un confine, un muro, una barriera
per trasformare un uomo in “clandestino”:
il diverso color d'una bandiera
un ospite trasforma in aguzzino.

Basta un tratto di penna e la galera,
profughi, rifugiati, è un sol destino;
chi cerca di scampare alla bufera
viene trattato come un assassino.

Quei scimiotigri e il loro capobanda
con una corte di Filosomostri
Vogliono pure farsi propaganda,

gridando nelle piazze “Prima i nostri!”
Se poi vi stuferà chi vi comanda
pensate che saranno c.... vostri!

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