Informazione come Bene Comune ?

ImageVa molto di moda, oggi, con lo sviluppo delle tecnologie telematiche e web, considerarsi soggetti “alternativi” e “vettori” di nuovi modelli di ControInformazione.
Ma è corretto contrapporre il concetto di Informazione a quello di ControInformazione ?
Se partiamo dal presupposto che l’Informazione è, innanzitutto, POTERE … l’idea di una forma di opposizione, che identifichiamo come ControInformazione, è da ritenersi utile e necessaria ma quanto meno rischiosa.
Mi pare quasi banale e scontato ribadire il concetto di Informazione = Potere; credo che su questo punto siamo tutti concordi.
Per difenderci da questo Potere, allora, vogliamo davvero contrapporre un Potere “altro”, un Potere alternativo ? O è proprio il modo di concepire il Potere che ci deve spingere a cercare una diversa alternativa, in ogni recondito spazio della nostra società comune, che non sia un’altra forma di Potere (benché esso non voglia essere un Potere di pochi …) ?

Faccio questa affermazione, perché all’interno del movimento altermondialista si è, da tempo, acceso un profondo dibattito sull’ipotesi di “cambiare il mondo senza prendere il Potere”.
Per movimento altermondialista, intendo quelle centinaia e migliaia di variopinte organizzazioni, associazioni, Ong, espressioni del volontariato e della società civile (in Italia, in Europa, nel mondo) che si ritrovano accomunate dall’idea-slogan che “un altro mondo è possibile”. Un mondo di eguaglianze, di equità condivise, di comunità partecipate; insomma, un mondo NON di “deleghe in bianco” …
In questo dibattito (lontano ancora da qualsiasi radicata certezza ed orientamento assoluto), sono in molti a sostenere che lottare per sostituirsi ad un Potere porta inevitabilmente, una volta raggiunto l’obiettivo, a trovarsi a dover gestire un nuovo Potere privo delle basi di condivisione necessarie per modificare il sistema alla sua radice. Insomma, una volta così raggiunto il Potere, il “sistema” non è comunque governabile ed il futuro di quello sperato Contro-Potere, sarà irrimediabilmente segnato da passi falsi e da un fallimento certo delle sue aspettative alternative.

Questo assioma è valido, a mio parere, anche per quanto concerne la ControInformazione.
Per opporci all’Informazione di “regime” (non degli Stati, ma del vero detentore del Potere politico: ovvero il Potere Economico), noi vorremmo imporre il Potere alternativo della cosiddetta ControInformazione. Ma, forse, dovremmo prima preoccuparci di “usare” l’Informazione e smetterla di vivere di vittimismi acritici, passando dal consumo passivo di Informazione ad un consumo (ed una produzione) attivo.

Oggi, per sentirci informati, cosa facciamo ?

Prevalentemente, ci accontentiamo di pigiare di tanto in tanto l’interruttore del nostro elettrodomestico preferito e subire (passivamente) ciò che ci viene offerto.

Talvolta, credendo di conquistare chissà quale autonomia, ci trasformiamo in soggetti quasi-attivi per il solo fatto che siamo costretti ad avvicinarci alla fonte (l’edicola) ed acquistare il nostro quotidiano (o magazine) preferito. Il verso di una vecchia canzone di Francesco De Gregori così recitava: mio padre è convinto di avere delle idee, la mattina legge molti giornali …
Da quando il mezzo Web ha iniziato a diffondersi, il consumo e la produzione di Informazione si sono fatti un po’ meno passivi ed un po’ più critici. Ma non tutti amano il mezzo e non sempre è facile muoversi nelle rete senza rimanerne intrappolati …

Ne consegue un’immagine un tantino desolante: l’Informazione la “fanno gli altri”, al massimo io posso decidere se trangugiarla storcendo il naso, oppure digiunare !

E’ questo l’errore che dobbiamo evitare: delegare.

In politica, nei consumi primari, nell’accesso all’Informazione.

Qualcuno sostiene che Informazione è una parola che, scomposta, rimanda a tre concetti: informare, formare e agire (azione).
Ma anche informarsi, formarsi, agire.
Così scomposto, il termine mi piace ancor più e mi obbliga a “pretendere” che questa benedetta Informazione sia cosa ben diversa da come oggi, universalmente, la intendiamo.

Innanzitutto, che sia AZIONE.
Dobbiamo trasformarci in soggetti attivi, dobbiamo smetterla di trangugiare … e allora partiamo da un concetto: quello del bene comune. In molte parti del mondo, sono in corso grandi rivendicazioni su alcuni elementi essenziali della nostra vita sociale comune; battaglie di una guerra (questa sì globale …) per i diritti primari condivisi: acqua, aria, terra, cibo, casa, lavoro, salute, assistenza sociale.
E’ ora di inserire in questo elenco anche la voce Informazione ! Quella Informazione-Bene Comune che non è “merce” e che, quindi, non dobbiamo acquistare né vendere perché è PROPRIETA’ DI TUTTI ! Se partiamo da questo principio-base, rigorosamente in opposizione con i dettami liberistici che paiono voler governare sempre più ogni spazio sociale del nostro pianeta, allora non esistono una Informazione ed un suo antagonista detto ControInformazione, ma solo l’Informazione !
Un’informazione che non ha più un valore economico e che, quindi, progressivamente non avrà più interesse a propagandare falsi valori squisitamente economici. Quindi le griffe, i logo, gli status symbol finiranno per perdere di rilievo in quel rinnovato e “vero” mondo di Informazioni. Una autentica picconata al sistema, nel suo centro nevralgico. La prima carta di un castello di carte eretto in una giornata (finalmente) di vento di tramontana …

Da dove possiamo iniziare ?

Iniziamo con le tre reti Rai: sono o non sono un patrimonio comune? Siamo tutti consapevoli del fatto che i nostri governanti hanno deciso di privatizzare una bella quota (tanto per iniziare …) della nostra emittente di stato ? E che questo progetto è in fase assolutamente avanzata ?
Fino ad oggi, la nostra reazione è stata molto-troppo “gentile”. Siccome non possiamo permetterci di perdere questo BENE COMUNE, forse è ora che ci si decida a piazzare un presidio fisso sotto ad ognuna delle sedi Rai, non soltanto all’ombra del cavallo di via Mazzini a Roma ! Un pacifico (ma fragoroso) presidio da alimentare a rotazione, in ogni momento di ogni giorno, almeno 10/20 persone che manifestino la loro contrarietà, sino a che la privatizzazione (totale o parziale) non venga ritirata.
Ma non basta.
Dobbiamo dire NO alle programmazioni-spazzatura, alle isole dei fumosi, ai varietà ridanciani, ai talk show truccati. Dobbiamo gestire la nostra INDIGNAZIONE e, ogni volta che avvertiamo una “stonatura” nel palinsesto della NOSTRA emittente-bene comune, dobbiamo seppellire le redazioni o la direzione delle reti Rai con le nostre e-mail, fax, telefonate, lettere: ogni giorno, migliaia di messaggi di indignazione !
Quando i tre telegiornali Rai dedicano almeno un servizio ciascuno (con tre giornalisti e tre troupe differenti) alle sfilate di Milano o Parigi del pret-a-porter anziché dedicare lo stesso spazio/tempo e le stesse energie ad un diritto calpestato, ad uno stato lontano, ad una guerra insabbiata … gridiamo il nostro disappunto, chiediamo di non farlo più !!!

Già, ma le reti Rai sono solo una parte dell’offerta televisiva nazionale: come possiamo scalfire le tv commerciali, ovvero Mediaset ?
Abbiamo due possibilità: boicottare le reti Mediaset (applicando i principi del consumo critico) oppure fare leva sugli interessi economici del suo vero “proprietario”: l’inserzionista pubblicitario !
Mediaset ci ha propinato un programma indegno ? Ovviamente, una tv privata (nonché, appunto, “commerciale”) può fare ciò che desidera. Ma noi possiamo decidere di far partire una raffica di e-mail, fax, telefonate, lettere alle aziende i cui spot hanno bellamente infarcito quella idiozia di trasmissione … Se ci sapessimo organizzare e la nostra voce fosse davvero UNA e ALTA, voi credete che i Top Manager di quelle aziende sponsor non si spaventerebbero almeno un po’ ? Tanto da capire che il de-marketing porta al fallimento commerciale ? (Nulla di etico, solo motivazioni pecuniarie …). E credete che continuerebbero a “pagare” per far passare i loro spot in trasmissioni non gradite dal pubblico, anzi contrastate con ardore ?
Poi, naturalmente, esistono altre forme di emittenza. Tralascio quelle piccole televisioni locali (che, talvolta, riescono comunque a catalizzare gli interessi “curiosi” di una parte della popolazione del micro-territorio: diciamo che è un sostituto del “buon pettegolezzo da portineria …”). Trovo interessanti, e da sviluppare, i fermenti di tv visibili via PC/parabola tipo Arcoiris. E, ancor più, le telestreet autentici micro-strumenti di costruzione dell’informazione dal basso.

CARTA STAMPATA:
siamo uno tra i paesi ad economia maggiormente sviluppata con il più basso consumo di quotidiani, settimanali, riviste. Non li compriamo perché non ci piacciono oppure perché proprio non amiamo questo genere di letture ?
Temo, purtroppo e con dati alla mano, che la risposta giusta sia la seconda. In particolare, i lettori di quotidiani sono una ristretta minoranza: in Italia si vendono tra 6 e 7 milioni di copie ogni giorno, lette da poco meno di 20 milioni di utenti (uno scarso 40 % della popolazione over 14 anni).
La frammentazione è notevole. Per quanto riguarda i quotidiani nazionali, quali azioni possiamo sviluppare per renderli maggiormente a nostra misura ? Beh, credo converrete con me che su quotidiani come Libero, Il Giornale, La Padania ci sia ben poco da fare; non solo, ma i loro lettori li vedo inamovibili: come possiamo suscitare dubbi alternativi a gente che PAGA ogni giorno un ticket per bearsi di pura spazzatura ?
Giornali di partito: Unità e Liberazione sono quotidiani assolutamente non disprezzabili nei loro orientamenti e contenuti relativi. Ma sono giornali di partito. Di correnti di partito … Quando penso ad una Informazione libera, penso ad un mezzo/prodotto disgiunto da un potere radicato. Cosa ci rimane ? Il Manifesto, of course.
Ma che nessuno mi venga a dire che questo simbolo della resistenza e della cooperazione sia un “prodotto di massa”, a portata della comprensione di tutti ! Si, va bene, siamo tutti Intellettuali … Ma, forse, se pensassimo sempre (prima di stampare) che comunicare significa tentare di farsi capire, dal maggior numero di interlocutori …
Idem per settimanali, quindicinali, mensili ecc. Merita, a mio parere, soffermarsi sull’esperienza del periodico Carta (dapprima settimanale, ora anche mensile e in versione quotidiana su web) proprietà di un’Associazione un po’ particolare: si chiama “Cantieri Sociali” (la denominazione è già abbastanza indicativa …) ed è il frutto di una sottoscrizione di singoli soggetti (una quota equivale ad una milionata di vecchie lire): una proprietà perfettamente collimante con il principio del BENE COMUNE. Una testata scomoda, ben diversa da molte di quelle che parimenti godono dei contributi dello Stato (si pensi al Foglio di Giuliano Ferrara …) e simile ad altre (poche …) edite da cooperative giornalistiche che godono dei sovvenzionamenti dello Stato e che, infatti e guarda caso, stanno ora patendo gli ennesimi tagli e gli ennesimi ritardi nell’erogazione dei fondi pattuiti da questo Stato/Benefattore.
Ma se Carta vive anche grazie a questi fondi, possiamo ancora considerarla una testata libera da condizionamenti ? Non sarebbe meglio ampliare ulteriormente la base societaria diffusa e rinunciare alla carità governativa per la libera stampa ?

WEB:
La rete ci salverà. O, forse, ci ha già salvato. Internet ha amplificato la capacità e la rapidità di diffusione delle idee e delle informazioni, attraverso alcuni mezzi molto interessanti.
Innanzitutto i siti o portali. Praticamente ogni associazione, gruppo, realtà aggregativa ha un proprio indirizzo internet, all’interno del quale esprime le proprie “pulsioni” in modo statico o dinamico. Io credo di avere almeno un centinaio di siti registrati tra i “preferiti” nel mio PC. Ogni tanto, li visito e, ogni volta, ne esco con nuove informazioni e qualche stimolo in più.
Gran parte dei siti hanno, poi, anche una loro newsletter più o meno periodica; questo risolve parzialmente il problema dell’andare a visitarsi costantemente tutti i siti di nostro interesse. La newsletter arriva nella nostra posta e ci racconta qualche novità “calda”.
Alla fine succede (nel mio caso) che ogni giorno ho almeno 4 newsletter da leggermi: praticamente è un lavoro, questo !!! (Ma quante informazioni che mai sentiamo alla tv !!!).
Poi ci sono i Blog, abbreviazione di web log. Il Blog è un sito web autogestito dove vengono pubblicate in tempo reale notizie, informazioni, opinioni o storie di ogni genere: uno splendido strumento di libera espressione, una via di mezzo tra il forum di discussione e la homepage personale, che tiene traccia (log) degli interventi dei partecipanti.
Un Blog può essere personale, un diario on-line costantemente aggiornato che tutti possono leggere, oppure un spazio sul web attorno al quale si aggregano navigatori che condividono degli interessi comuni. Non so dire quanti Blog circolino, oggi, nel mondo: milioni più che centinaia ! Il problema, dunque, è l’attendibilità del Blogger: i matti e i visionari non sempre dicono la verità !
E poi ci sono i newsgroup, le mailing list. Le amo (qualche volte le odio). Significa che, su tua richiesta, il tuo indirizzo mail fa parte di una “comunità/catena di S.Antonio” che ti permette di leggere i messaggi di tutti gli iscritti come te e di diffondere loro qualunque tipo di tuo messaggio. Significa essere in contatto operativo con centinaia di persone, ognuna delle quali è in grado di girarti “cose” provenienti da loro contatti esterni al gruppo ed ampliare in modo esponenziale il tuo bagaglio di conoscenze e suggestioni. Spesso, si corre il rischio dell’overdose; soprattutto all’inizio di una nuova mailing list, tutti vogliono dire qualcosa e ciò si traduce nel fatto che quel gruppo produce decine di messaggi da leggere, quasi sempre assolutamente cestinabili … Dopo qualche giorno, iniziano i messaggi sul tipo: voglio essere cancellato dalla vostra (mai “nostra” …) lista ! Effetto domino: dopo il primo, seguono decine di altre richieste di cancellazione. Se riesci a resistere, dopo 3/4 settimane la lista si è scremata e i messaggi di molto ridotti; normalmente in quella mailing list (è un dato empirico, frutto di esperienza personale, non certo di scienza della misurabilità) è rimasto il 30/40 % degli iscritti di partenza e di questo 30/40 % rimanente, un buon 60 % riveste un ruolo di puro “fruitore” delle informazioni altrui (non scrive mai, ma almeno legge …).
A questo punto sei a cavallo: hai un gruppo, unito dalla comune mailing list, pronto a scattare all’azione in ogni momento (va bè, tra il dire e il fare …).

ALTRI MEZZI:
Come avrete capito, oggi, la nostra “passività” può essere alleviata solo dall’uso virtuoso dei mezzi web e da una nuova consapevolezza di quanto sostenevo prima: Informazione uguale a Bene Comune, diventiamo Consumatori Critici anche nel campo dell’Informazione ecc..
Per la verità, se ci togliessimo di dosso questa tendenza a rinchiuderci fra le nostre quattro mura private (con la tv accesa), forse ci sarebbe un altro gran bel mezzo di informazione di massa: il volantinaggio.
Già, il volantinaggio. Provate a passare qualche ora in una via o piazza trafficata, distribuendo “materiale propagandistico”: la stragrande maggioranza delle persone normali che incontrerete vi sorprenderà, voi sporgerete affabilmente loro un volantino e loro (prontissimi …) vi diranno “no, grazie”. In particolare i giovani e giovanissimi. Terrorizzati di dover leggere qualcosa che sanno di non poter capire ???
Ma la colpa è tutta nostra. Nostra e del nostro modo di comunicare: siamo noiosi, burocratico/politicizzati, usiamo concetti stereotipati, frasi in codice, citazioni dotte. La Comunicazione è saper offrire ad un altro una propria opinione/informazione: ma qual’è è il mio “target” ? Quando siamo in piazza per la difesa di un diritto, a chi ci rivolgiamo ? Dal linguaggio parrebbe: ai “potenti” ed agli “intellettuali” !!! Quindi impariamo a farci sempre, e chiaramente, questa domanda preventiva: cosa voglio dire e a chi la voglio dire ? E quale obiettivo ho ? Se ci farete caso, alla fine, vi troverete ad avere le idee chiare sul vostro percorso attivo e ad affinare il vostro stesso linguaggio per affrontare gli intellettuali con parole “alte” e gli operai con i piedi sulla terra ...

Alessandro Mortarino

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