Povera sanità!

di Gian Michele Accomasso.

L'epidemia dovuta al nuovo coronavirus ha messo in evidenza alcune gravi carenze del nostro sistema sanitario. Pensavamo di avere la migliore sanità possibile ed invece ci siamo ritrovati in braghe di tela!
Appaiono evidenti soprattutto due cose: la mancanza di tutela della salute dei lavoratori, in particolare quelli delle professioni sanitarie, e la grande inadeguatezza di quel poco che è rimasto delle strutture sanitarie territoriali. Le origini di queste carenze risalgono ad almeno vent'anni fa. In quell'epoca da un lato inizia a prendere corpo una gestione aziendale della salute delle persone e dall'altro entra in vigore una legislazione, di derivazione europea, basata sulla valutazione del rischio da parte dei titolari delle attività lavorative...

La gestione aziendale della salute ha causato un accentramento di tutte le funzioni in grandi ospedali pubblici e privati o in centri di cura e diagnosi prevalentemente privati. Contemporaneamente si è attuato un progressivo smantellamento di tutte le strutture sanitarie territoriali e dei servizi di prevenzione. I piccoli ospedali e gli ambulatori dei paesi, giudicati inefficienti e causa di spreco, giacciono abbandonati da anni. I servizi di sanità e prevenzione, per esempio quelli dedicati alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro, all'igiene degli alimenti, all'igiene ed alla sanità pubblica, sono stati ridotti ai minimi termini. I medici di famiglia, considerati inutili in una società in cui tutto si può apprendere ed avere consultando la rete Internet, sono stati abbandonati a se stessi ed umiliati in un ruolo di scribacchini di ricette e di richieste di accertamenti specialistici.

Ed ecco che, proprio mentre i progetti delle pompose “città della salute” stavano per essere ultimati, arriva un virus che ci fa tornare all'ABC della medicina! Sì, ai lazzaretti descritti da Manzoni nei Promessi Sposi. Improvvisamente le corazzate dei grandi ospedali si rivelano inutili, anzi dannose, nella guerra al coronavirus! Occorre agire sul territorio, con operazioni di guerriglia, identificando ed isolando tempestivamente i contagiati dal virus.

Ma i servizi che dovevano organizzare ciò non ci sono più e neppure esiste una cultura dell'emergenza in grado di riorganizzarli in breve tempo. I pochi in prima linea che tentano di agire, medici di famiglia in testa, si ritrovano soli, a mani nude, senza alcuna protezione. I risultati, purtroppo, sono sotto i nostri occhi in questi giorni.

Ma credo ci sia un'altra cosa da sottolineare: questa epidemia ha messo in evidenza quanto poco sia organizzata la tutela della salute dei lavoratori sui luoghi di lavoro. La cosa è risultata palese per i lavoratori della sanità, privi delle più elementari protezioni. Ma anche per i lavoratori delle case di riposo e delle strutture di soccorso. In generale, però, il problema si è manifestato poi in tutti i luoghi di lavoro. Qui, in molti casi, non sono rispettate neppure le norme più elementari: servizi igienici in condizioni pietose, docce fuori uso da anni, spogliatoi costituiti da una serie di armadietti impilati uno sull'altro, senza lo spazio minimo necessario al cambio contemporaneo degli indumenti da parte di centinaia di persone, sale mensa in cui scappa l'appetito solo ad entrarci.

Nessuno vuole smettere di produrre, tutti si ritengono indispensabili, ma pochi hanno pensato per tempo a fornire ai lavoratori ambienti puliti e decorosi.

Ciò è frutto, anch'esso, della progressiva deregolamentazione avvenuta nell'ultimo ventennio. Infatti, una legislazione nazionale chiara e semplice riguardante la salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, in vigore fin dagli anni '50, è stata progressivamente sostituita da una normativa complessa di derivazione europea. Essa responsabilizza i datori di lavoro, conferendo loro l'onere di valutare i rischi a cui sono soggetti i lavoratori. Ciò ha richiesto l'apporto di tecnici e consulenti, ha riempito milioni di pagine di perizie e relazioni, ma, spesso, ha non ha portato alcun beneficio alle condizioni di lavoro. In particolare, sovente sono state proprio trascurate le cose basilari: la pulizia e l'aerazione dei locali, l'igiene dei servizi e dei locali comuni. Oltre a ciò, negli stessi anni, si sono progressivamente depotenziati gli organi di controllo, i servizi sanitari a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, quelli a salvaguardia dell'igiene degli alimenti o le strutture volte al controllo dell'adeguatezza dei locali pubblici o degli edifici scolastici.

E anche in questo secondo caso i risultati sono sotto i nostri occhi in questi giorni.

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