Come potrà ripartire il Servizio Sanitario in Piemonte?

A cura di Cittadinanzattiva Piemonte.

Senza una forte partecipazione civica sarà impossibile recuperare le devastazioni prodotte dal Covid ed organizzare le reti sanitarie sul territorio per superare le macroscopiche criticità emerse.
Lo ha confermato il secondo incontro di Cittadinanzattiva dei 1 luglio su "La partecipazione civica per il governo e le politiche della salute in Piemonte dopo il COVID 19" al quale hanno partecipato Alessandro Stecco, presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale ed esponenti delle aziende sanitarie, degli enti locali, dei consorzi socio assistenziali e delle professioni sanitarie...

L’emergenza pandemia ha svelato un paradosso: che a fronte di una grande mobilitazione di professionisti e di realtà del volontariato, i servizi sanitari si sono trovati senza piani e programmi per il governo delle emergenze, non valorizzando quella capillarità sul territorio che avrebbe potuto contribuire a ridurre il grave gap di comunicazione e di prevenzione. Ciò ha aggravato gli effetti dell’emergenza. Ne hanno fatto le spese il 38% di popolazione affetta da disturbi cronici, i portatori di disabilità e gli anziani, soprattutto non autosufficienti.

È stata anche sospesa gran parte dei progetti inclusivi che stavano producendo una migliore (e più economica in tutti i sensi!) presa in carico e cura dei cittadini.

Come potrà ripartire il Servizio Sanitario? Proprio dalla implementazione e dall’aggiornamento dei progetti interrotti, portandoli a sistema per risolvere la drammatica questione del recupero delle prestazioni sospese e predisponendo nuovi strumenti di governo, prima di arrivare ad una nuova emergenza.

È indispensabile a questo proposito rilanciare subito, in ogni distretto,  le Comunità di Pratica previste dal Piano delle cronicità, come luogo di incontro fra servizi sanitari e sociali, professionisti, medici di famiglia, infermieri di comunità, farmacisti, sindaci, associazioni di cittadini ed enti sociali. Non è un’astrusa domanda di partecipazione ma la forte richiesta di mettere a frutto le tante esperienze virtuose di collaborazione che hanno già prodotto esiti importanti nei territori e hanno favorito la resilienza delle comunità in corso di pandemia. Ora è urgente costruire una diga forte, espansa, una rete di comunicazione tecnologicamente avanzata prima che una nuova emergenza allaghi i nostri territori.

Anche il Patto per la Salute prevede la partecipazione civica come supporto essenziale per l’adeguamento dei servizi sanitari.

È compito della Regione spingere -con norme “leggere” ma non per questo meno cogenti-   tutte la aziende a dotarsi di Comunità di pratica inclusive, adattabili alle diverse realtà e soprattutto efficaci “motori” della nuova normalità.

L’alternativa è il permanere di iniquità, come quella che stanno già vivendo, tante persone ancora recluse nelle rsa e nelle comunità psichiatriche, di confusione e di una conflittualità che potrebbe minare le basi stesse della sanità.

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