Allarme Eurostat e Istat: povertà e disuguaglianze a livelli mai visti prima

A cura della Rete dei Numeri Pari.

I dati pubblicati da Eurostat lo scorso 21 ottobre fotografano una situazione drammatica nel nostro Paese: l’Italia è l’unico fra i grandi Paesi europei (Francia, Germania e Spagna) in cui la quota di famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese nel 2022 è sopra il 63%. La media europea è di 45,5%.
Il Rapporto Istat 2022 appena pubblicato, denuncia un ulteriore aumento della povertà assoluta e delle disuguaglianze nel nostro Paese. sono in condizione di povertà assoluta poco più di 2,18 milioni di famiglie (8,3% del totale da 7,7% nel 2021) e oltre 5,6 milioni di persone (9,7% in crescita dal 9,1% dell’anno precedente). Numeri mai visti prima nella storia della Repubblica!...

Questo peggioramento è imputabile in larga misura alla forte accelerazione dell’inflazione. Aumento dei prezzi dovuto all’incapacità della politica di frenare la speculazione dei colossi energetici favorita dalle guerre; di imporre una calmierazione dei prezzi; di investire risorse per la riconversione ecologica consentendoci di sganciarci dal ricatto dei fossili. 

L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (10,7%, da 10,1% del 2021), con un picco nel Sud (11,2%), seguita dal Nord-est (7,9%); Nord-ovest (7,2%) e Centro (6,4%). La crescita dell’incidenza a livello individuale, osservata nel 2022, è il risultato di un aumento più accentuato nel Mezzogiorno (a 12,7% dall’11,8%), soprattutto nelle Isole (all’11,3% dal 10%), ma presente anche al Nord (all’8,5% dal 7,7%), sia nel Nord-ovest (all’8,3% da 7,5%) sia nel Nord-est (all’8,8% dall’8,1%). Il Mezzogiorno conta oltre 2 milioni 500mila individui in povertà assoluta contro circa 2 milioni 298mila residenti nelle regioni del Nord. In questa situazione drammatica, la priorità del Governo sono invece Autonomia Differenziata e Presidenzialismo, progetti che non servono al Paese e che aggraverebbero in modo irreversibile la situazione economica e sociale. Qualora passasse, il ddl Calderoli sull’Autonomia Differenziata istituzionalizzerebbe disuguaglianze ed esclusione sociale, violerebbe i principi costituzionali di uguaglianza e solidarietà e romperebbe l‘unità della Repubblica. Sarebbe una vera catastrofe per il Sud considerando i bassi livelli retributivi, dei servizi, del diritto allo studio e di tutela ambientale. Le attuali differenze, già enormi si allargherebbero. Per non parlare dell’assist per le mafie, da sempre capaci di sfruttare l’aumento delle disuguaglianze e l’assenza di risposte dello Stato, come conferma la crescita del welfare sostitutivo mafioso in questi anni. 

La povertà assoluta continua a colpire in modo marcato i minori con un’incidenza del 13,4% (poco meno di 1,27 milioni di persone, dal 12,6% del 2021). Tra questi troviamo il 14,7% dei minori fino a 3 anni e il 12% dei giovani tra i 18 e i 34 anni (pari a 1 milione 157mila individui), in crescita rispetto al 2021 quando era 11,1%. Si colgono segnali di peggioramento anche per i bambini dai 7 ai 13 anni del Mezzogiorno, per i quali si arriva al 16,8% dal 13,8% osservato nell’anno precedente. Le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti minori sono 720mila, con un’incidenza dell’11,8% (era l’11% nel 2021) e più aumenta il numero dei componenti e maggiore è l’incidenza della povertà assoluta (fino ad arrivare al 21% per le coppie con tre o più figli minori). L’intensità della povertà delle famiglie con minori, pari al 20,6% è superiore a quella del complesso delle famiglie povere (18,2%), a testimonianza di una condizione di marcato disagio. Per rispondere ai bisogni delle famiglie con minori non è sufficiente erogare sterili bonus come quelli messi a disposizione dal Governo che tradiscono una visione patriarcale della genitorialità ma bisogna costruire un sistema di servizi di qualità a misura della persona. Ricordiamo che oggi una donna occupata ogni quattro esce dal mercato del lavoro per motivi famigliari perché mancano i servizi per l’infanzia, gli orari di lavoro sono spesso incompatibili e inflessibili e al ritorno dalla maternità sono spesso demansionate o emarginate. In generale il nostro sistema di welfare, sottofinanziato e a macchia di leopardo, continua a scaricare il peso del lavoro di cura sulle donne. 

Nel 2022 il 17,6% delle famiglie residenti in Italia paga un affitto e il 73,2% possiede una abitazione di proprietà. I dati Istat ci dicono che l’incidenza della povertà assoluta varia anche a seconda del titolo di godimento dell’abitazione in cui si vive. Si contano oltre 983mila famiglie povere in affitto, che rappresentano il 45% di tutte le famiglie povere, con un’incidenza di povertà assoluta del 21,2% contro il 4,8% di quelle che vivono in abitazioni di proprietà. Entrambi i valori sono in crescita rispetto al 2021, quando l’incidenza era 19,1% per le famiglie in affitto e 4,3% per quelle in proprietà. A livello nazionale, fra le famiglie proprietarie una crescita dell’incidenza si osserva soprattutto: per le famiglie con p. r. di 35-44 anni (l’incidenza cresce al 5,7% dal 3,1% del 2021). Nel 2022 erano ancora finanziati, anche se in modo insufficiente, il fondo contributo affitto, quello per morosità incolpevole e quello allegato al Reddito di cittadinanza. Il Governo, con la Legge di bilancio 2024, sceglie di azzerare i fondi per i contributi affitto e morosità incolpevole e taglierà il Reddito di Cittadinanza e il collegato bonus casa a oltre 200mila persone. In questi anni chiunque abbia governato ha scelto di non investire su politiche abitative pubbliche che si ponessero l’obiettivo di aumentare la dotazione di abitazioni popolari a canone sociale, favorendo gli interessi speculativi che hanno messo in discussione e violato il diritto all’abitare. 

Le persone straniere in povertà assoluta sono oltre un milione e 700mila, con un’incidenza pari al 34%, oltre quattro volte e mezzo superiore a quella degli italiani (7,4%). L’incidenza più elevata si registra nel Mezzogiorno, con quote di famiglie con stranieri in povertà quasi quattro volte superiori a quelle delle famiglie di soli italiani (rispettivamente 35,7% e 9,5%).  

Il Rapporto ISTAT, infine, conferma che l’incidenza della povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento della famiglia. Questo dipende dalle scelte fatte anche dal Governo Meloni di investire sempre meno per l’istruzione pubblica e non puntare sulle giovani generazioni. Nel 2021 in Italia la spesa pubblica per l’istruzione rappresentava il 4,1% del pil a fronte di una media europea del 4,9%. Le conseguenze sono: l’aumento della dispersione scolastica; della povertà educativa; dell’analfabetismo di ritorno (che colpisce una persona su tre); dei NEET (stimati al 19% tra la popolazione tra i 15 e i 29 anni con un’incidenza doppia al Sud); della migrazione dei giovani verso l’estero (+87%).  

Solo la garanzia dei diritti sociali può consentirci di sconfiggere le povertà e ridare forza alla partecipazione dei cittadini e delle cittadine alla vita della Repubblica, garantendo un miglioramento complessivo della qualità della democrazia del nostro Paese. Per questo da anni i soggetti sociali e sindacali della rete dei Numeri Pari si battono per vedere riconosciuti in Italia, come in tutti i Paese europei, pilastri sociali fondamentali per la nostra idea di civiltà fondata sull’intangibilità della dignità umana: diritto all’abitare, un’offerta di servizi sociali di qualità, diritto al reddito, diritto alla salute, investimenti adeguati per il contrasto alle mafie e per l’uso sociale dei beni confiscati; diritto all’istruzione, investimenti sulla riconversione ecologica delle attività produttive per garantire la creazione di posti di lavoro giusti e di qualità consentendo allo stesso tempo di contrastare il collasso climatico e tutelare la salute pubblica. Sono le proposte contenute nell’Agenda Sociale della Rete dei Numeri Pari, sottoscritte da 700 realtà, sulle quali continueranno a battersi e mobilitare nel paese. Non per noi ma per Tutte e Tutti!  

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