Se la mensa e il dormitorio pubblico diventano a rischio

ImageDa ormai parecchi mesi si susseguono voci discordanti – ma in ogni caso per nulla rassicuranti – sulle sorti della mensa sociale e del dormitorio della città di Asti, servizi che fanno entrambi riferimento all’Assessorato ai servizi sociali del Comune di Asti. Si è iniziato a gennaio con la riorganizzazione del servizio mensa, non distribuendo più pasti  caldi a chi decide di consumarli a domicilio. Si è poi eliminata la frutta dai pasti della mensa e si è modificata la convenzione con le suore di N.S. della Pietà che gestiscono il servizio riducendo da quattro a tre il numero di suore addette a cui il Comune riconosce un rimborso spese per il servizio erogato ...

Infine a settembre, dopo aver sempre più alleggerito le borse di alimenti, è stato chiesto e ottenuto un contributo straordinario dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti per evitare la chiusura del servizio in quanto, paradossalmente, a fronte di un aumento delle richieste (la crisi economica sta aumentando la povertà) sono diminuiti gli stanziamenti del Comune di Asti. Si è poi proposta a più riprese anche la chiusura definitiva del dormitorio maschile sito in Via Carducci.

E’ iniziata in consiglio comunale la discussione per l’approvazione del bilancio di previsione 2011. Se i consiglieri non approveranno  una modifica alla proposta presentata, dal 1 aprile 2011 il dormitorio verrà chiuso e dal 1/1/2011 alla mensa si distribuirà solo il pasto caldo invitando chi ha fino ad oggi fruito del crudo a recarsi al banco alimentare. Questo per alleggerire la spesa pubblica. Pur rendendoci conto che i tagli agli enti locali sono stati drastici, che il  vincolo del rispetto del patto di stabilità stia mettendo in ginocchio molti Comuni, restiamo dell’idea che è proprio in tempi di crisi che sia necessario fissare le priorità e su quelle investire.

Dormitorio e mensa sociale sono a nostro avviso una priorità perché si tratta di persone che vivono in condizioni di povertà assoluta. Non è ammissibile pensare che la spesa per garantire un posto letto ai quindici ospiti del dormitorio o per offrire le borse di alimenti da distribuire alle famiglie povere rappresenti un così grande onere per la collettività.

La distribuzione delle borse di alimenti della mensa non può essere sostituita dall’erogazione dei viveri del banco alimentare perché sono servizi molto differenti e solo chi li conosce può capire.

I tagli a questi servizi di bassa soglia, a nostro avviso, non sono rispettosi ne’ dei poveri ne’ della città stessa che viene meno al suo dovere di curare tutti i cittadini, specie i più in difficoltà. Non è forse un risultato importante, segno di grande civiltà che ci dovrebbe onorare tutti, garantire un pasto caldo a chi non se lo può permettere o assicurare un tetto a chi altrimenti passerebbe la notte cercando rifugi di fortuna sulla panchine, nei portoni dei condomini o in qualunque altro luogo comunque non dignitoso ?

Esiste un luogo comune che etichetta gli utenti di mensa e dormitorio come delinquenti, attaccabrighe, vagabondi e approfittatori. In realtà si tratta di persone essenzialmente sole, senza fissa dimora perché sfrattate, con storie di vita alquanto complesse e tribolate. Non pochi sono gli anziani ed anche in condizioni di salute precarie. Non poche sono le famiglie con minori e senza reddito. Accogliere queste persone alla mensa e al dormitorio significa anche avere, con esse un contatto.

Significa poterle controllare e, togliendole dalla strada, avere la possibilità di gestire situazioni problematiche o a volte potenzialmente pericolose.

La Costituzione sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte allo Stato, il dovere di solidarietà sociale e l’obbligo di rimuovere gli ostacoli che impediscono la partecipazione alla vita democratica del paese. Il Comune ha l’obbligo di dare attuazione a tali importanti principi a livello locale per dare forma alla polis.

Una società che deliberatamente non fa questo rinuncia a dare prova di civiltà. Gli amministratori comunali dovrebbero al più presto chiarire la loro posizione. Il freddo si fa sentire ed è atroce pensare che mentre la maggior parte della civitas può godere del tepore del focolare, alcune persone potrebbero da Aprile 2011 essere vittime del freddo e delle intemperie. Altri non avere un pasto assicurato.

Che non si assista al fiorire di tensioni sociali o a casi analoghi a quello avvenuto una decina di anni fa proprio sul nostro territorio: la notte di capodanno, un immigrato aveva assurdamente trovato la morte per assideramento dopo essersi rifugiato in un bidone dell’immondizia cercando scampo dal freddo.

Avere per tetto  un cielo di stelle è certamente suggestivo, ma non per chi è costretto a considerare un tetto di mattoni come un miraggio lontano.

 

Consiglio pastorale della zona urbana, Caritas Diocesana, Pastorale Sociale e del lavoro Pastorale giovanile, Centro Missionario Diocesano, Progetto Culturale Diocesano, Migrantes, A.C.L.I.,  Azione Cattolica, Tempi di fraternità, Ass. Ti dò credito, Ass. P.I.A.M., Cepros, Ass. Culturale Davide Lajolo, Comitato per la Costituzione, Associazione Italiana Maestri Cattolici, Uciim, Banco alimentare,Amici dell’Opera, Di.Svi., Ass. San Vincenzo De’ Paoli, Ass. Medici Cattolici Italiani, Centro culturale cittadino San Secondo, Comunità Capi gruppo Scout AGESCI Asti 1°, C.A.V., Movimento per la Vita, C.I.F, U.I.L., UCID, Unitalsi, A.C.O.S., Ass. Effatà, Ass. Bioetica & persona.

AltritAsti si associa molto volentieri nell’affidare questo appello all’amministrazione comunale di Asti.

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