Dentro il virus. Dall'altra parte del mondo

di Dino Laiolo.

Adventure bay, Bruny island, Tasmania, Australia, 6 maggio 2020, sessantottesimo giorno di un viaggio che sembra non avere ritorno. Ma noi speriamo nella partenza.
Mentre ci trovavamo sull'isola, nella notte del 13 marzo ci viene comunicato che il nostro volo di rientro in Italia, prenotato per il 31 dello stesso mese, è stato annullato; rimaniamo sorpresi e anche preoccupati e decidiamo di contattare il Consolato che ci invita a non telefonare perchè non sono previsti voli di rientro in Italia e non è (il Consolato) in alcun modo responsabile della cancellazione dei voli stessi...

Chi cammina in montagna o percorre i sentieri del bush trova sulla sua strada dei mucchietti di pietre, little man of stone, e si dice che chi ne costruisce uno finisce prima o poi per tornare in quel preciso posto; qualche anno fa io ne costruii uno qui, ad Adventure bay. E anche per me, in fin dei conti, la leggenda si è dimostrata veritiera.

Quest'anno mio figlio Leo ha deciso di convolare a nozze con la sua Emily in questo luogo in cui io e Manuela eravamo già stati una prima volta da semplici genitori e turisti e poi in una seconda occasione l'anno successivo: era ora di ritornarci per partecipare, quest'anno, al loro matrimonio a Ture bay, luogo di attracco delle baleniere e di navi che hanno fatto sognare intere generazioni.
Targhe sulla spiaggia ricordano la Resolution di James Cook, la Adventure di Forneaux, la Esperance di Bruny D'encastreaux, il Bounty di capitan Bligh un po' prima che i suoi uomini si ammutinassero.
Mi tornano in mente i romanzi di cui mi sono nutrito da ragazzo con sogni di avventure, pirati, cacciatori di balene, isole dei mari del sud e, adesso a un'età in cui i sogni cominciano ad affievolirsi, mi trovo catapultato in questa realtà un po' fantastica con lunghe spiagge deserte, foreste di eucalipti e felci antartiche, pappagalli urlanti, wallabies (marsupiali troppo piccoli per essere considerati canguri) saltanti e un collegamento internet decisamente ballerino con cui riesco faticosamente a visualizzare le prime pagine dei giornali italiani e, naturalmente, le preziose novità del nostro Altritasti.

Leggo notizie allarmanti dall'Italia: il virus ha colpito duro e scopro la litania dolorosa delle cifre di contagiati in aumento, dei decessi e del comportamento allarmato dei miei connazionali che fanno scorta di pasta e carta igenica.
Camminando sulla spiaggia noto delle formazioni trasparenti dalla forma e dalle dimensioni di un dito mignolo più o meno grassoccio; alla domanda di che diamine fossero mi dicono essere larve di tunicati: ovvero, nella scala evolutiva, un grosso passo avanti nella nostra direzione. I primi casi di individui con differenziazione di grande rilievo: un orifizio per l'alimentazione e, al lato opposto, uno per l'eliminazione delle scorie. Da quando ho saputo che sono nostri importanti progenitori, mi premuro di rigettarli in mare.
Nei nostri mari italici non ricordo di averne notati, però intuisco che il comportamento degli umani è sovrapponibile a quello dei tunicati: rifornirsi di pasta e generi alimentari e carta igenica per soddisfare i bisogni dei due orifizi primordiali.

Il governo australiano annuncia la chiusura dei parchi e delle riserve naturali, di bar e ristoranti; raccomanda di disinfettare le mani e di tenere la distanza tra le persone. Devo dire che i cittadini australiani si dimostrano attenti a queste disposizioni e se per caso nel supermercato o per strada non rispetti le distanze, sicuramente qualcuno non mancherà di fartelo notare.

Ci rendiamo conto che non è così difficile vivere senza televisione, senza bar o ristoranti ma con la possibilità di camminare o fare attività sportiva che qui, anzi, è consigliata. Manuela scopre le proprietà dell'acqua piovana e mi dice che i suoi capelli sono più morbidi e la pelle meno secca.
Facciamo lunghe camminate sulla spiaggia o nelle foreste di eucalipti e, seguendo la costa, arriviamo su una balconata affacciata sull'oceano; ci dibattiamo in una pavimentazione liscia leggermente in discesa delimitata a ovest da monoliti distesi di circa 3 metri, a sud da blocchi di pietra squadrati e a est dal mare, forse capricci della natura o costruzioni ancestrali.

Certo è che se fossi approdato in questi posti all'epoca in cui gli uomini venuti dal mare avevano quell'aura di sacralità e mi avessero offerto un posto dove stabilire una dimora, avrei scelto questo posto e l'avrei costruito con quel pavimento, quei muri e quel panorama.
Qui il tempo ha un'altra dimensione; scorre piu lento. La gente quando esce di casa non chiude la porta, i rumori fastidiosi della nostra civiltà non si sentono.
Nel supermercato, piccolino, presente sull'isola alla cassa c'e' una cassetta in cui chi ha della frutta in eccesso la mette gratuitamente a disposizione.

Il clima comincia a cambiare, si preannuncia l'autunno con venti che arrivano dall'antartico. Dopo infinite ricerche troviamo finalmente un volo e a un prezzo accettabile. Partiamo: Hobart, poi Melbourn. Aeroporto deserto, file di aerei allineati 5 per 5 ma tutti fermi a terra. Cerchiamo di non perderci, anche perchè non ci sarebbe nessuno a cui chiedere informazioni.
Un paio di uccellini svolazzano nelle sale di attesa. Pensare all'aeroporto senza voli per un mese o forse due o addirittura di più se l'emergenza dovesse proseguire, ci fa interrogare su quanto tempo ci vorrebbe per rimetterlo completamente in funzione.

Il viaggio di ritorno, finalmente, procede. Lento e faticoso, pieno di incognite. Ma procede.
Prossimi scali Doha, Francoforte e poi - se tutto va bene - Milano. Fra un po' saremo di nuovo a casa, ci diciamo pieni di incertezze ma convinti così di scongiurare l'evenienza.

Fra un po' saremo di nuovo a casa.
In Italia, un paese che da lontano ci siamo immaginati molto cambiato (o forse no...?).

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