C'inquina o cinquina?

di Angiola Brumana.
ImageScelgo certamente la seconda opzione. Primo, perché leggere è energia pulita e rinnovabile;  secondo, perché è tempo di tombole e una vincita, anche alla tombola del riciclo, è sempre una sorpresa.
A volte i libri sono come le ciliege: se trovi il filone buono, uno tira l'altro ...

Mi è capitato appunto questo negli ultimi due mesi, un'infilata di quattro libri che, neanche a farlo apposta, mi sono piaciuti davvero.
Non li consiglio, racconto solo che mi sono piaciuti, perché se trovi un libro bello, ti vien voglia di dirlo a qualcuno, come quando sei felice ...

Aciman Andre, Ultima notte ad Alessandria
Si parla di Alessandria, quella d'Egitto e di una famiglia, nei ricordi di un giovane nipote. Confesso che Alessandria, quella, sta cominciando ad esercitare su di me un certo fascino. Sarà per la biblioteca che c'era e non c'è più e che adesso c'è di nuovo, sarà perché vi è nato Ungaretti (non ve lo siete mai chiesto perché Ungaretti, poeta italiano, è nato ad Alessandria in Egitto?), sarà per un film visto un paio d'anni fa al Festival del cinema di Locarno, “Salata Balati”, in cui una regista egiziana racconta la storia della sua famiglia: un'insalata, appunto, di ebrei, palestinesi, italiani e non so più che altro. E in questo libro ho ritrovato un po' tutti questi elementi e il racconto di una storia di famiglia e famiglie che si mescolano. Di personaggi che vanno e vengono, che si ritrovano, che trafficano, che commerciano, che cercano di sopravvivere. Ma anche il panorama di una città che era e che è cambiata, che non è più quella di prima. E gli effetti dei cambiamenti sociali e politici visti da un'altra ottica, non necessariamente “giusta”, semplicemente altra e viene da chiedersi: che echi sono arrivati a me di tutto questo? Cosa si è perso nel cambio? Chi ci ha guadagnato? E a quale prezzo?

Winifred Watson, Un giorno di gloria per Miss Pettigrew
Leggero come la sceneggiatura di un film anni '50, quelli con Cary Grant. Ricco di speranza, proprio come si vorrebbe fosse il Natale. Una fiaba per adulti del ventesimo secolo. Forse non nasconde profonde meditazioni, ma si fa leggere tutto d'un fiato. Prova ne sia che un'amica l'ha letto in una sera/notte ed è piaciuto persino a mia mamma ...

Marie-Sabine Roger, Una testa selvatica
Confesso: l'ho preso perché sulla copertina era disegnata una panchina. E in effetti la panchina è un luogo centrale della storia. La panchina è il punto di partenza per raccontare di vite apparentemente distanti tra loro, di mondi che potrebbero non incontrarsi mai, di un' “essenza educativa” che emerge in qualunque condizione, di libri, ma soprattutto è una celebrazione del vocabolario. E mi è venuto in mente quando la professoressa del ginnasio ci diceva: “Se non avete niente da leggere, prendete il vocabolario e leggetene qualche pagina...”.

Vikas Swarup, I sei sospetti
Ammetto di non aver visto il film The millionaire e di non aver letto il libro Le dodici domande, da cui è stata tratta la pellicola.  Ora mi trovo in un grande imbarazzo: il libro o il film? Forse il libro, perché I sei sospetti è dello stesso autore. E' uno di quei libri che mi piacciono, con storie che si intrecciano tra loro, che spingono lontano per tornare poi al punto cruciale, che ti lasciano intuire uno sviluppo e ti portano lì per poi rovesciarlo e mostrarti ciò che non ti saresti aspettato. Questo per quanto riguarda il racconto, la trama. Ma c'è qualcosa d'altro: l'immagine dell'India che ne emerge, non solo nei paesaggi che vengono dipinti (uno dei personaggi vaga da un punto all'altro del paese con viaggi ferroviari che durano in media più di 24 ore ...), ma soprattutto negli intrecci e nelle modalità di vita che sono descritti. Ne sono rimasta sconcertata. Mi sono chiesta, nonostante l'autore si premuri di precisare che “nessuna delle opinioni espresse (…) va in alcun modo interpretata come espressione del governo dell'India o dell'autore nell'esercizio delle proprie funzioni”, se davvero le cose funzionino così. E il primo commento banale che mi è venuto da fare è stato:”Tutto il mondo è paese. O, forse, peggio”. Perché, senza forzare troppo, in questo libro risuona il nostro quotidiano molto spesso.

I libri sono solo quattro. E la cinquina?

L'ultimo estratto è un film: Il mio amico Eric, di Ken Loach.
Non sono un critico, né cinematografico né letterario, e parlo di questo film perché sono affezionata al regista per alcuni suoi film visti in passato, a volte poetici – Piovono pietre - a volte profetici – Paul, Mick e gli altri -, ma soprattutto perché mi è piaciuto, anche se in certi momenti è forse un po' lento e sul filo della drammaticità. Mi è piaciuto per la valenza epica, di quella che raccoglie l'eredità di Dumas padre e di Salgari, per la descrizione delle sofferenze quotidiane che sfociano in  percorsi non propriamente ortodossi, che ti fanno dire: “Ma cosa, fai? finisci per metterti nei guai!” mentre capisci che forse è così che si ragiona nel panico: trovare da sé una soluzione, a tutti i costi. E poi io, che evito assolutamente il calcio inteso come sport, sono rimasta letteralmente a bocca aperta di fronte ad un goal del famoso (mai sentito prima) Eric Cantona. Ma soprattutto mi ha dato speranza la morale che ne ho ricavato e che si può esprimere con le parole di don Milani: “Uscirne da soli è egoismo, tutti insieme è politica” (cito a memoria). E un po' di creatività non guasta.

PS: tutti i libri sono reperibili in biblioteca, ad Asti.

Per il futuro?
C'è chi a Capodanno si vede la serie di Guerre stellari, io spero di potermi immergere nella lettura della trilogia di Philip Pullman, Queste oscure materie (La Bussola d'oro e segg., per capirci) e se arriva un'altra ondata di gelo, Educazione siberiana di Nicolai Lilin.

Buon 2010.

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