Lavoro: e se i meno giovani lasciassero posto ai giovani ?

Imagedi Marisa Pessione.

Da tempo sento dire che la vera priorità per rilanciare l'economia nazionale sarebbe quella di dare garanzie occupazionali stabili ai giovani in cerca di lavoro e di creare un nuovo concreto patto tra le generazioni; riflettendoci su, ho pensato che mai come oggi sarebbe forse utile che fossero proprio i meno giovani a fare il primo passo e proporre - dal "basso" - un loro prepensionamento che assegni i posti così vacanti ad altrettanti giovani, a tempo indeterminato. Con un'operazione che non costi un euro in più allo Stato e, attraverso qualche piccolo sacrificio volontario, accontenti giovani e meno giovani. Provo a spiegarlo, augurandomi che tra i lettori di AltritAsti ci sia qualcuno più esperto in materia per aiutarmi ad approfondire la proposta ...

Che di per sè è molto semplice (forse troppo). E consiste in questo: prendiamo tutti i lavoratori che si trovano verso l'età del pensionamento, diciamo quelli a cui mancano tre anni. Nessuna coercizione: la richiesta che lo Stato potrebbe fare loro implica una risposta assolutamente libera e volontaria.

Questi lavoratori, accettando il "contratto", potrebbero andare in pensione immediatamente percependo il 50 % dello stipendio e il 100 % dei contributi abituali.

Parallelamente, al posto dei "meno giovani" subentrerebbero giovani (diciamo al di sotto dei 30/35 anni) che verrebbero retribuiti con il 50 % dello stipendio non più percepito dai neopensionati volontari e zero euro di contributi. Per tre anni.

Alla scadenza dei tre anni il posto di lavoro - a tempo indeterminato - è di quei giovani.

In parole povere: i meno giovani ne approfittano per ritirarsi dal lavoro con tre anni di anticipo, rinunciando non alla loro base pensionistica ma solo alla metà del loro stipendio (ma è una loro scelta). I giovani portano a casa per tre anni uno stipendio basso e neppure un euro di contributi, ma hanno la certezza di avere un posto di lavoro a tempo indeterminato alla scadenza dei tre anni (invece di dedicarsi a lavori saltuari, mal pagati, atipici, precari, senza futuro ...). Lo Stato chiude la "partita doppia" senza uscite aggiuntive.

E il patto è fatto. L’economia “gira”. Chi vuole mettere su casa sa che la prospettiva occupazionale permette di “provarci”.

Sembra così facile. Dove sbaglio ? ...

Commenti  

0 #1 Roberto Vercelli 2011-11-24 07:45
La tua proposta e' cio' che stiamo cercando di realizzare qui al Cairo dove sto lavorando in una banca del gruppo intesasanpaolo... Qui i giovani sono tantissimi e tanti senza lavoro... Il Patto che proponiamo e' generazionale e famigliare... Tra padre e figlio ad esempio... Paghiamo 70 il padre e 30 il figlio... Il padre matura la pensione il figlio continua a lavorare... La famiglia non ci perde... Garantisce un futuro al figlio... E l'azienda ha vantaggi perche' ringiovanisce gli organici senza costi aggiuntivi, ha un passaggio di know how morbido e a lungo andare diminuisce i costi del personale...
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0 #2 Marisa 2011-11-24 19:22
Gentile Roberto, se hai voglia di raccontarci meglio questo progetto egiziano, te ne saremmo grati. Ho una unica perplessità (non conoscendo la questione specifica): il fatto che il posto del genitore finisca al figlio. E chi non ha la fortuna di avere un padre occupato resta escluso ? Non si corre il rischio di lasciare indietro sempre gli stessi ?
Marisa
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