Se io fossi un pluriomicida

di Paolo X Viarengo.

Se io fossi un pluriomicida ed iniziassi col negare l'evidenza, come taluni fanno se sorpresi dalla moglie con l'amante nel letto, probabilmente avreste dei dubbi sul mio pentimento. Se, poi, continuassi con frasi del tipo "Ok ragazzi, ne ho ucciso qualcuno ma, volete mettere quante ne ha uccise Jack lo squartatore?", oltre a confermare la convinzione di prima, probabilmente vi arrabbiereste anche un po'. Se poi venisse fuori che le persone che io ho ucciso appartenevano ad un unico gruppo sociale, etnia, sesso o religione, saremmo tutti convinti che io sia un pazzo...

I giornali mi inizierebbero a chiamare con appellativi a seconda delle mie vittime "il killer dei leghisti", piuttosto che "il killer degli algerini", così tanto per buttare a caso. Se poi, da ultimo, venisse fuori che avevo addirittura fatto una proposta di legge, debitamente firmata da moltissime persone, per lo sterminio di tutti i leghisti piuttosto che tutti gli algerini e, per di più, si scoprisse che sono riuscito ad infliuenzare tante persone a pensarla come me e che, come me, dicono anch'esse "Ok, ne ha uccisi un pò ma niente in confronto a Ted Bundy", iniziereste ad avere paura.

Come ce l'ho io ora, quando nel giorno della commemorazione della Shoah, leggo frasi di condanna con a fianco la postilla su Stalin e sui Gulag.
Ho visto una commemorazione del massacro dei nativi americani, in quel giorno. Legittimo. Giustificato. Ma del tutto fuori luogo; come se un pluriomicida dicesse appunto "Ok qualcuno l'ho ucciso ma, quell'altro ne ha uccisi più di me".

L'omicidio, o meglio la strage, non è una discussione, politica o no: è un crimine. Un crimine perpetrato scientificamente, con l'appoggio di leggi create all'uopo come le leggi razziali italiane del '38, e che, in questo caso, è il naturale punto d'arrivo di un'ideologia basata sulla sopraffazione. Sull'esclusione. Sulla discriminazione. Sul mito del forte che vince sul debole, sul superomismo piuttosto che sul celodurismo.

E qui può e deve diventare una discussione politica: perchè il criminale ha ucciso con la complicità o con il tacito consenso di molti. Con la complicità di un partito e di una ideologia: criminali a loro volta perchè sostenevano un crimine. E, purtroppo lo sostengono ancora. Con frasi fuori luogo durante le commemorazioni del Giorno della Memoria dedicato al tentativo, scientifico, premeditato e sostenuto da leggi di un gruppo etnico di persone: senza motivo alcuno. Solo perchè erano nate così. Così come erano nati così Zingari piuttosto che Omosessuali, piuttosto che i diversamente abili.

E' così difficile ora poter scrivere che è stato un crimine, punto; senza se e senza ma? Senza citare altri crimini che la storia ci ha consegnato a giustificazione del proprio? Senza fare retorica sterile su "quando c'era lui", su cui non voglio addentrarmi se non con una domanda.
Se io vivo da uomo umile e gentile per cinquant'anni e poi al cinquantesimo anno mi parte il boccino ed uccido mia moglie e mio figlio, sono una brava persona o un pluriomicida?

Consideriamo poi, per amore di paragone, che io non sarei stato una persona umile e gentile: avrei picchiato i miei vicini col manganello all'assemblea di condominio se non l'avessero pensata come me ed avrei costretto mio figlio a bere olio di ricino alle prime ribellioni adolescenziali. Quando c'era lui i treni arrivavano in orario, ma sono certo che le mogli, le madri e i figli dei caduti in Russia, piuttosto che nei lager nazisti, avrebbero volentieri aspettato, anche mezzora in più, l'arrivo della Littorina in stazione.  

Quindi fa paura che non lo si voglia ancora ammettere. Per calcolo politico, per voti, per una futura poltrona. Ma quello che fa ancora più paura è che si debba cavalcare questa cosa per poter ottenere voti o future poltrone. Significa che tanta e tanta gente comune lo vuole. Significa che a forza di parlare alla pancia della persone, questo è rimasto l'unico organo che ragiona. La pancia: cioè l'istinto.
Quello che ci siamo portati dietro dalle foreste e dalle savane africane in cui ci siamo evoluti.

Jane Godall era inorridita, quando negli anni '70, si trovo di fronte alla Guerra di Gombè: un violento scontro tra due gruppi di scimpanzè su cui si sono scritti fiumi d'inchiostro. Tutto iniziò con l'uccisione, da parte di sei maschi del gruppo poi sterminato, di un  maschio rivale. Seguirono quattro anni di feroce guerra con lo sterminio di uno dei gruppi e l'acquisione del suo territorio, delle risorse e delle femmine da parte dell'altro.
Alcuni primatologi scrissero che era la prova dell'endemicità della guerra nei primati superiori, di cui l'uomo fa parte. Altri scrissero invece che proprio la presenza di osservatori e ricercatori sul campo e l'abbondanza di risorse che questi fornivano, fosse la causa dello sterminio.

Fino al gruppo di scimpanzè chiamato Ngogo, studiato proprio in questi anni. Un gruppo di circa 150 membri che fa la guerra ai gruppi rivali per impadronirsi di femmine e risorse. La guerra degli scimpanzè è scaltra ed opportunista. Difficilmente si arriva allo scontro quando si incontrano due gruppi di pari forza. Quando, invece, in molti incontrano pochi rivali, si arriva allo scontro. Non rischiano, non se lo possono permettere, sarebbe controproducente. Meglio andare sul sicuro e mettersi in molti contro uno. Esito scontato da ripetersi più e più volte, fino allo sterminio del gruppo rivale.

Viene in mente la contromossa ideata dai latini nel loro "si vis pacem para bellum". I maschi con un territorio maggiore hanno più cibo e diventano più grossi e le femmine ne sono attratte per ovvi motivi di sopravvivenza, loro e della loro prole. Perpetuando così i loro geni.
Perchè noi maschietti di ogni razza e specie, ci impegniamo a diventare grossi e ad accumulare risorse per accedere a loro. Alle femmine. Al tramandare i nostri geni e, di conseguenza, all'immortalità.
Questo è scritto nella nostra pancia, non mediata da evoluzione, cultura, intelligenza. Tenendo sempre presente che la guerra e la sopraffazione nel mondo delle scimmie è un'anomalia fondata su elementi di disturbo dell'ecosistema: eccessiva scarsità o eccessiva sovrabbondanza di risorse, per lo più.

Altrimenti, gli scimpanzè mangiano, copulano, vivono in maniera del tutto pacifica. Anomalia su cui si sono scritti poemi eroici in cui l'eroe muore: come ovviamente accade in natura alla singola scimmia sorpresa da un nemico più numeroso. Achille, Ettore, Orlando e chi più ne ha più ne metta, a riprova di una storia scritta milioni di anni fa nel nostro codice genetico.
Codice genetico che, ora, dopo milioni di anni dovrebbe essere mediato e surclassato dalla cultura. Quella che dovrebbe far riconoscere, a tutti, nel giorno della memoria, l'abominio della Shoah. Senza se e senza ma. Poi, in altri giorni, dicuteremo di Stalin, come d'altro canto ha fatto George Orwell nella sua "La Fattoria degli Animali". Delle fosse di Kaytlin. Delle foibe. Delllo sterminio dei nativi americani. Della Shoah nera. Della cavalcata di Balaklava. Dei Curdi. Dei Palestinesi.

E, di tutti gli abomini che l'uomo ha portato avanti in condizioni di anomalia, dando retta al suo Dna piuttosto che alla sua cultura.

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