Impressioni prima del voto

di Gino Scarsi.

Ho la netta impressione che domenica mi si chieda di votare per scegliere gli arredi interni di una casa, che intanto i primi focolai d'incendio stanno intaccando dal suo esterno. Siamo nel pieno svolgimento della sesta estinzione di massa dell'uomo sul pianeta, un colpevole harakiri in atto con riscaldamento climatico - scomparsa specie viventi: 200 al giorno - rifiuti e inquinamenti vari, e qui continuano imperterriti a propinarci i bruscolini della crescita senza se e senza ma, ignorando i temi epocali dell'ambiente, e il fatto che il voto è lo specchio reale del futuro prossimo ...

Nella presente campagna il voto sembra inteso soltanto a riempire la pancia del presente, e votare domenica diventa una variante del segare di Bertolt Brecht : "SEGAVANO I RAMI SUI QUALI ERANO SEDUTI E SI SCAMBIAVANO A GRAN VOCE LE LORO ESPERIENZE, DI COME SEGARE PIU' IN FRETTA E PRECIPITARONO CON UNO SCHIANTO E QUELLI CHE LI VIDERO, SCOSSERO LA TESTA SEGANDO, E CONTINUARONO A SEGARE ".

E continueranno a segare il ramo votando domenica, i credenti dell'economia della crescita, quella che consuma più risorse di quello che il pianeta può offrire, in primis il CENTRO DESTRA, e subito a ruota il CENTRO SINISTRA (ovviamente con i distinguo in positivo che si impongono, ma su altri piani).

CAMBIARE i nostri riferimenti sullo sviluppo anche con il voto, diventa non rinviabile, e allora occorre cercare chi propone lo stop a fonti fossili e una economia circolare e chi accetta le tesi della decrescita felice di Latouche e Pallante (tesi che vedono nell'arresto del consumo di suolo una discriminante non negoziabile). Queste presenze politiche ci sono e si possono incoraggiare anche con un voto diverso tra camera e senato, pronti il giorno dopo il voto, a riallacciare collaborazioni con tutti i soggetti disponibili, sui grandi temi di ecologica urgenza.

Commenti  

0 #1 G.S. 2018-03-02 11:11
Intervengo nel dibattito sollevato dalle osservazioni dell’amico Gino Scarsi. L’analisi è condivisa: produciamo troppo, consumiamo troppo, non ci curiamo abbastanza della natura, del suolo, dei rifiuti, dell’ambiente ma le soluzioni le intravedo innanzitutto in un processo culturale che porti ad una modifica di stili di vita, ad interventi cospicui nella ricerca di nuove tecnologie per meglio utilizzare l’energia elettrica, il gas,. Il sole, il vento, il mare ecc. e quindi tradurre tutto ciò in programmi politico - amministrativi conseguenti, partendo dai nostri Comuni.
Viviamo in una società globalizzata, irreversibile e l’impegno deve per forza essere globale; occorre attivare associazioni, coscienze, intelligenze sparse ovunque per sensibilizzarle sulle tematiche richiamate.
Sarà un processo lungo e faticoso, ma doveroso.
Occorre ancora una volta partire dalla base della piramide ….

Giorgio Scagliola
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0 #2 adriana elena my 2018-03-02 14:54
Il processo culturale di cui si parla è già in atto e l'attenzione alle tematiche ambientali è sicuramente aumentato negli ultimi anni e continua ad aumentare. Il problema è che non abbiamo più tempo da perdere, molti disastri ambientali già avvenuti sono irrimediabili. E' necessario premiare quegli schieramenti che nei loro programmi hanno inserito i problemi ambientali e cassare decisamente tutti gli altri. L'ambientalismo è l'unica forma di politica ormai possibile.
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0 #3 dario 2018-03-03 00:24
più o meno tanti dei lettori sono reduci da cocenti delusioni elettorali, ma appellarsi semplicemente alla necessità di una riconversione ecologica ci porta al massimo alla green economy; processo che non avrà vita lunga perchè fondato sulle tradizionali leggi dell'economia cioè quelle che ci hanno portati all'attuale situazione.
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