Vent'anni fa come oggi. Pensando a Carlo Sottile

di Mario Malandrone.

"Te ne eri/sei andato al mare, a Triscina": venerdì 18 Luglio 2003, venerdì 2 dicembre 2022.
Imprescindibile sei, come direbbe Brecht, ma ci hai messi alla prova, quella era solo una prova generale.
Noi eravamo convinti di farcela senza di te... siamo ancora così convinti?
Sapremo senza te affrontare la durezza di questi tempi senza perdere la tenerezza dei nostri cuori?...

E' luglio, luglio del 2003.
E' anche oggi!
Per almeno due anni hai coordinato assemblee con gli inquilini dell'Inpdap, con i senza casa. Avevi spulciato ogni documento sulle cartolarizzazioni, sulla svendita di alloggi di edilizia pubblica e avevi scoperto che ad Asti sarebbe successo lo stesso, un meccanismo nazionale difficile da arginare, ma una beffa ai danni del diritto alla casa.
Avevi quasi 70 anni, giusto staccassi un attimo. Noi dai 20 ai 30, giusto crescere, non essere solo esteticamente nella lotta, ma farci carico, accompagnare e sporcarci le mani...
Nei mesi precedenti avevi giornalmente fatto sportello, assistito famiglie sfrattate, fatto assemblee e alla fine alcune famiglie si erano sistemate negli alloggi liberi, che lo stato teneva vuoti in attesa che venissero chissà come venduti.
Tutto sembrava filare, le famiglie avevano un tetto sotto cui stare.

E così mi dicesti che saresti stato via un po' di giorni, alle tue radici, nella tua Sicilia, di fronte al mare, col tuo amore della vita.
Alle 11 di un venerdì mattina di luglio, arriva la voce che stanno murando gli alloggi occupati, con le cose delle famiglie dentro, e in me, in noi senza te, cresce l'ansia...
Ma il mulino a vento che avevi scelto di combattere, era oltre la piccola città in cui vivevi, era troppo per te e per noi... era da anni fermo, le pale inchiodate, i muri rabberciati, invece in quel venerdì mattina iniziarono i lavori, mattone su mattone e non per rendere "più bello" ma per separare, le pale iniziarono a roteare e a interrompere le nostre lotte.
Era come colpire Sancho, senza Ronzinante, senza Don Chisciotte, senza te! Soli e sperduti nella Mancia, colpire le famiglie senza l'ispido, forte e tenero scudo che le proteggeva da anni.
E Carlo ti parlavo di quell'ansia, che non è uguale a quella di oggi..

Un'ansia, non uguale a quella che provo stanotte!
Perchè quel tuo essere altrove, finì subito, tornasti e ponemmo le questioni che erano da porre, insieme a te.
Oggi non è così.

Già nei giorni precedenti era stata staccata la luce e avevamo contrattato con le autorità, il ripristino perchè vi erano neonati e bambini e senza luce il latte andava a male. Pareva che tornasse tutto a posto e noi ti tranquillizzammo, "resta la" . Ma la sfida era più grande di noi, della città, di te, di me... di chi aiutavamo.
Quel venerdì mattina ci siamo resi conto di essere Sancho senza Don Chisciotte, l'Inpdap o chi per esso, l'enorme mulino a vento e le sue pale micidiali murava gli alloggi e noi a contrastarlo... e così scendemmo nella pausa e ci inventammo un picchetto per bloccare quel muro di indifferenza.

Ci stavi allenando a oggi Carlo? Ci stavi allenando ai muri che inevitabilmente incontreremo sul nostro cammino?

Per un giorno mi son sentito te, a contrattare, a bloccare un cancello, a fingere di aver ingoiato una chiave... a far impazzire la Digos. Che però in fondo in fondo tifava per noi e le famiglie. Perchè anche loro si arrabattavano coi salari, e tu eri riuscito pure con loro a stabilire un ponte, li chiamavi "sbirri", ma si era creata una simpatia reciproca.
Noi invece acerbi e rozzi, non ci riuscivamo a spiegare, a contrattare.
Avevo un sacco di paura ed eravamo finalmente incoscienti, spontanei, ma non preparati come te.

Venerdì sei ripartito... e io provo la stessa sensazione, dove sarai?
Il tuo telefono non risponderà ai prossimi muri eretti contro la giustizia sociale.
E anche stavolta ci hai messo alla prova, lo so che sei al mare, che ci aspetti tutti, sei come sempre più avanti di noi a esplorare, più avanti nell'emozionarti, perchè in fondo il mondo è bello e va vissuto fino in fondo..

Sei partito anche questa volta per il mare, ti sei solo portato più avanti, starai scrivendo un tuo diario di viaggio, lo sussurrerai nei sogni arricchendolo di r (anche dove non ci sono) al tuo amore di una vita. E quando sentirai il bisogno dei "compagni", con cui spartire il pane,  preparerai una cena di pesce per tutti noi... per brindare alla "rivoluzione", discutere animatamente...
Starai accogliendo naufraghi, della vita o dello sviluppo, che importa, sempre naufraghi sono!

E tu che usavi gli aggettivi e i vocaboli come un letterato, saprai aggiungerne, ma non certo per catalogarli, perchè la tua prima propensione sarà accogliere, senza diffidenza..
Perchè come ha citato un'amica "Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli imprescindibili".
La cosa che dovrebbe succedere per te è andare oltre questa frase, l'imprescindibile diventa ad oltranza, con uomini che lottano anche oltre la vita, nei muscoli, cuori di chi li ha amati e incontrati.
E ora ci metti alla prova, come individui, come moltitudini... per vedere se davvero sappiamo lottare tutta la vita, se sappiamo provare ad essere imprescindibili, ma anche emozionarci di fronte al mare.
Quel mare di fronte al quale sei, da cui ci guardi provare a costruire un mondo nuovo.

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