I cittadini cuneesi hanno diritto di sapere perché nessun loro deputato era presente alla discussione sull'istituzione della Commissione sul caso Regeni

di Fabrizio Biolè, coordinatore provinciale Italia in Comune.
 
Egregio signor direttore,
forse i nostri rappresentanti istituzionali a livello nazionale sono quotidianamente oberati di impegni, eventi, tanto lavoro in aula e mille iniziative sul territorio, ma, se è vero che la forma è sostanza, e se è vero che da ormai tre lunghi anni come società italiana non abbiamo potuto avere nessuna certezza sulla barbarie che si è compiuta sul ricercatore Giulio Regeni al Cairo, provando ad interpretare la curiosità - e lo stupore (l'indignazione?) - di tanti miei concittadini della Granda e di tanti colleghi Sindaci che in questi anni hanno deliberato il pieno impegno dei propri enti, di collaborazione per addivenire ad una verità su un caso tanto controverso, vorrei utilizzare lo spazio che presso la sua testata avrà la bontà di concedermi per fare una semplice, netta, attuale domanda: perchè lunedi 29 aprile, quando la Camera discuteva la necessità di deliberare la nascita di una Commissione di inchiesta sul caso Regeni, NESSUNO dei deputati cuneesi - se non sbaglio di piemontesi peraltro era presente solo l'onorevole Piero Fassino - era in Aula?
Monica Ciaburro?
 
Fabiana Dadone?
 
Chiara Gribaudo? 
 
Enrico Costa? 
 
Fulvio Gastaldi?
 
E, se mi è concesso, in particolare, mi piacerebbe salpere dalla mia collega Sindaco ed onorevole Monica Ciaburro, rappresentante di un partito che fa dell'orgoglio italiano e della difesa della patria una bandiera che evidentemente non vale la pena sventolare nel concreto di azione simboliche ma di sostanza come partecipare alla decisione sulla creazione della commissione riguardante il caso Regeni, perchè il suo partito in quel frangente non era in alcun modo rappresentato?
 
Sia chiaro, nei ruoli da me svolti finora a vari livelli istituzionali ho spesso dovuto rispondere a domande simili e ho sempre ritenuto sacra la legittimità delle stesse così come il dovere di rispondervi; proprio per questo confido in una risposta articolata e precisa da parte di ciascuno dei nostri deputati, perchè Regeni avrebbe potuto essere il figlio di ciascuno di noi, avrebbe potuto essere il fratello, il cugino, il nipote di ciascuno di noi, e soprattutto perchè in questi tre anni l'unica cosa che non è mancata agli italiani - e agli stessi genitori del ricercatore - è stata una trasversale esposizione mediatica di eletti di tutte le forze politiche che chi più chi meno, si sono stracciati a turno le vesti dichiarando la propria attenzione e il proprio impegno verso l'increscioso caso!
 
Paga di più il salotto tv che la presenza in aula in un lunedi circondato di feste comandate a decidere l'avvio dell'azione cardine da parte dello stato italiano sul caso Regeni? Basta che ce lo si dica, dopodichè ognuno, la famiglia di Regeni in primis, Amnesty International in secundis, i cittadini attenti ed informati subito dopo, ne trarrà le debite conclusioni.

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