Mostra sul lavoro minorile

DI-SVI: MOSTRA SUL LAVORO MINORILE. Il fenomeno, le cause, i Paesi, i prodotti e le conseguenze. Illustrati in 28 pannelli.
Centro culturale cittadino San Secondo - Via Carducci 22, Asti.
Da martedì 5 a domenica 10 giugno 2012
MAR 5 E MER 6 GIUGNO: DALLE 10.30 ALLE 12.30
GIO 7 GIUGNO: DALLE 10.30 ALLE 12.30 E DALLE 15 ALLE 17
VEN 8, SAB 9, DOM 10 GIUGNO: DALLE 17 ALLE 19.

Secondo l’organizzazione internazionale del lavoro, sarebbero 250 milioni i bambini lavoratori tra i 5 e i 14 anni nei soli Paesi del sud del mondo: il 61% vive in Asia, il 32% in Africa e il 7% in America Latina.
In fatto di diritti dei bambini abbiamo miseramente fallito” ha ammesso al vertice mondiale per l’infanzia del 2001 l’allora segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, facendo riferimento a come le dichiarazioni e gli impegni assunti a livello internazionale non siano riusciti a estirpare le cause che inducono al lavoro un numero così impressionante di piccoli.

Tra queste, vi sono certamente la povertà e l’alto numero di figli, nonché i bassi stipendi degli adulti e il minor costo di quelli dei bambini.
E’ quanto si apprende da alcuni dei 28 pannelli che compongono la mostra che l’associazione astigiana di cooperazione internazionale DI-SVI (Disarmo e Sviluppo) allestirà con il contributo del Comune di Asti (Ufficio Politiche Sociali) al Centro culturale cittadino “San Secondo” di via Carducci (Salone Montanaro, entrata dal civico 22) da martedì 5 a domenica 10 giugno 2012 con il seguente orario: martedì e mercoledì dalle 10.30 alle 12.30; giovedì dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17; venerdì, sabato e domenica dalle 17 alle 19.
“Le tavole raccontano anche delle varie forme in cui si esplica il lavoro minorile: dal reclutamento dei piccoli nelle milizie, al loro impiego come servi e in una molteplicità di attività illecite, fino al ricorso diffuso alla loro opera da parte dei genitori, contadini o artigiani” spiega Anna Ferrero, presidente del DI-SVI, che continua illustrando che tra i Paesi in cui lo sfruttamento dei bambini assume proporzioni spaventose spiccano l’India e il Nepal, dove si stima che all’incirca un milione di piccoli tessa i tappeti che vengono esportati in tutto il mondo e dove il DI-SVI ha realizzato tra gli altri progetti anche una prima mostra sul lavoro minorile (a Kathmandu nel 1991), consapevole del fatto che a dover intervenire sul fenomeno debbano essere innanzitutto i Paesi dove esso si manifesta.

I pannelli elencano anche i prodotti del lavoro minorile (i palloni di cuoio utilizzati nei campionati professionistici di tutto il mondo, i giocattoli e i fuochi d’artificio) e accennano alle conseguenze che esso ha sulla salute dei bambini che, lavorando in condizioni ambientali e igieniche precarie, sono esposti a malnutrizione, ritardi nella crescita, infezioni, tubercolosi e malattie della pelle, per citare i danni più diffusi.
Oltre alla compromissione dello sviluppo psico-fisico, il lavoro minorile impedisce ai piccoli di ricevere un’istruzione: più di 100 milioni di bambini non sono mai andati a scuola ed estremamente arduo, se non impossibile, sarà per loro migliorare la propria condizione sociale nel futuro” commenta Graziella Boat, del Direttivo DI-SVI. “Proprio per questa ragione la mostra si rivolge in modo particolare agli studenti astigiani: alcune classi della scuola elementare Baussano e media Brofferio ci hanno già confermato la loro partecipazione”.

DESCRIZIONE della Mostra:
Il fenomeno:

Secondo l’organizzazione internazionale del lavoro, sarebbero 250 milioni i bambini lavoratori tra i 5 e i 14 anni nei soli Paesi del sud del mondo: il 61% vive in Asia, il 32% in Africa e il 7% in America Latina.
Tra le varie forme di lavoro minorile, quelle peggiori rendono i bambini servi e soldati, li avviano alla prostituzione o ad altre attività illecite. Più in generale i piccoli sono sfruttati in attività di vario genere: dall’agricoltura all’industria, dalle miniere alla raccolta dei rifiuti. Molto diffuso, infine, il ricorso alla loro opera da parte dei genitori, contadini o artigiani.

Le cause:
“In fatto di diritti dei bambini abbiamo miseramente fallito”, ha ammesso al vertice mondiale per l’infanzia del 2001 l’allora segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, facendo cenno a come le dichiarazioni e gli impegni assunti a livello internazionale non siano riuscite a estirpare le cause che inducono al lavoro un numero impressionante di piccoli. Tra queste, la povertà e l’alto numero di figli che caratterizza alcuni Paesi, i bassi stipendi degli adulti e il minor costo di quelli dei bambini.
I Paesi:
Tra i Paesi dove lo sfruttamento dei bambini assume proporzioni impressionanti, ci sono il Pakistan, l’India e il Nepal (dove si stima che all’incirca un milione di bimbi tessa i tappeti che vengono esportati in tutto il mondo), l’Egitto e il Marocco, la Repubblica Dominicana e Haiti.
I prodotti:
In Pakistan come in Honduras, i palloni di cuoio usati nei campionati professionistici di tutto il mondo sono cuciti a mano dai bambini. Anche l’industria dei giocattoli, quella dei fuochi di artificio e delle estrazioni dei minerali, fanno abbondante impiego di minori.

Le conseguenze:
Il lavoro minorile, che sovente si svolge in condizioni ambientali e igieniche precarie, impatta innanzitutto sulla salute di bambini. La malnutrizione, i ritardi nella crescita, le infezioni, la tubercolosi e le malattie della pelle sono i danni più diffusi. Oltre alla compromissione dello sviluppo fisico, il lavoro minorile impedisce ai piccoli di ricevere un’istruzione: più di 100 milioni di bambini non sono mai andati a scuola e più arduo sarà per loro migliorare la propria condizione sociale.

Per ogni ulteriore informazione sulla mostra e sulle attività dell’associazione, contattare la sede di via Carducci 77 ad Asti (www.disvi.it; tel. 0141/593407; e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

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