E' emerso che è diminuita dell’1,5% la superficie agricola utilizzabile (SAU) del territorio italiano, ma nel contempo è aumentato dell’1.3% il numero degli operatori, sia in termini di produttori esclusivi che di preparatori/trasformatori e di importatori.
Le superfici biologiche sono dedicate soprattutto alla coltivazione di seminativi (oltre 474 mila ettari di cereali, legumi secchi, piante da radice, colture foraggere, e ai prati e pascoli, che rappresentano insieme il 73% della superficie ad agricoltura biologica nel 2011).
Seguono le superfici a coltivazioni permanenti (frutteti da zona temperata e subtropicale, piccoli frutti, frutta in guscio, agrumi) ma, soprattutto, quella coltivata ad olivicoltura e viticoltura, con 141.568 ettari di oliveti e 52.812 ettari di vigneti, una estensione che porta l’Italia tra i maggiori produttori al mondo.
Per quanto riguarda il numero dei capi rispetto al 2010, si registra un aumento del numero di suini, ovini, caprini e pollame, mentre si è verificato un calo significativo per le specie bovine, apicole e le altre.
Uno sguardo viene dato anche alle aziende impiegate nell’acquacoltura biologica dove le Marche sono in testa per numero di strutture, seguite da Veneto, Toscana e Puglia.
“È evidente una crescita del mercato e ciò a dimostrazione del fatto che i cittadini apprezzano i prodotti bio,” sempre secondo il commento di A. Triantafyllidis “unico dato preoccupante - a sostegno di una precedente previsione - riguarda le aziende zootecniche in Italia che sono in calo del -6,4%, frutto di una politica miope di molte Regioni sul sostegno all'allevamento biologico".

