Per completare il nostro compito, non può mancare anche qualche nota su quello che sembra essere il Partito più nutrito: quello dei non votanti ... Perchè si può anche scegliere di non votare e circola sul web questa ipotesi (fonte: http://www.disinformazione.it/movimento_umanistico.htm).
Un'azione di protesta civile, che può interessare coloro che non si riconoscono in nessun attuale partito; consiste nel rifiuto della scheda elettorale, un diritto contemplato dalla legge italiana. Ecco che cosa potrete fare:
1 – recatevi al seggio e presentate i documenti (carta d’identità e tessera elettorale)
2 – fatevi vidimare la tessera elettorale (dunque, risulta che avete votato)
3 – rifiutatevi di prendere la scheda elettorale (non toccatela!)
4 – fate chiamare il Segretario di sezione che verbalizzi il vostro rifiuto
5 – motivate il rifiuto dicendo: “nessuna di queste liste mi rappresenta”.
La motivazione rende automaticamente “reclamo” il vostro rifiuto e obbliga il Segretario di sezione a metterlo a verbale, che voi controfirmerete.
Per vostra conoscenza, la legge vi sostiene e recita così: dall’art. 104 del Testo Unico delle Leggi Elettorali, comma 5: Il Segretario dell’Ufficio elettorale che rifiuta d’inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000.
Se, per ignoranza della legge o per altro motivo, il Segretario si rifiutasse di verbalizzare di fronte a voi, invitate un rappresentante delle Forze dell’Ordine a intervenire. Ma attenzione: CON EDUCAZIONE E SENZA ALZARE LA VOCE, reclamate gentilmente il vostro diritto. Qualora anche in questo caso si rifiutasse, annotatevi i dati anagrafici del Segretario nei confronti del quale si sporgerà reclamo alla Camera dei Deputati. La Legge e gli Avvocati vi sostengono.
È importante la verbalizzazione poiché tali non-voti sono contati a parte e significa: vogliamo cambiare sistema, voi politici siete bocciati tutti. Un segnale forte, una svolta finalmente, per ridiscutere in modo serio le questioni del Paese.

