Critiche al progetto per il biodigestore di Borgo San Dalmazzo

A cura di Domenico Sanino (presidente Pro Natura Cuneo) e Bruno Piacenza (presidente Legambiente Cuneo).
Abbiamo appreso della decisione dell’assemblea dei sindaci dell’Acsr-Cec, con il voto determinante della sindaca di Cuneo, di dar corso alla realizzazione del biodigestore a Borgo San Dalmazzo per ricavare energia dai rifiuti organici. Nel 2019, quando si era affrontata questa tematica, eravamo intervenuti per chiarire la nostra posizione di perplessità, non legata al tipo di impianto (digestione anaerobica per produrre metano), ma alla scelta di trasformare i rifiuti organici in metano e non in prezioso compost, indispensabile per l’agricoltura. Ribadiamo che la produzione diretta di compost (e non attraverso la biodigestione) dovrebbe essere prioritaria alla luce delle politiche di recupero/riutilizzo dei rifiuti (che privilegiano il recupero di materia, prima che di energia).

Il suolo, destinatario del compost di qualità, risulta sempre più impoverito, ed ha assoluta necessità di ripristino del tenore di sostanza organica (humus). Questa pratica, oltreché migliorare la fertilità del suolo, si traduce anche in notevole beneficio in termini di carbonio accumulato, e, quindi, minore quantità di anidride carbonica in atmosfera (responsabile dei cambiamenti climatici).
 
Quando si parla di consumo di suolo non si intende solo la cementificazione, ma anche il degrado conseguente alla mancanza di sostanza organica. Per ragioni ambientali (clima, tutela del suolo e sua biodiversità) è prioritaria e più incisiva la produzione di compost di qualità; la resa in compost dall'organico tal quale è decisamente maggiore che non dal digestato residuo del processo anaerobico di formazione del biogas. Vero è che il biometano prodotto andrebbe a sostituire quello di origine fossile, ma questa positività non compensa il depauperamento del suolo. Temiamo che il fabbisogno di frazione organica da rifiuti per l’alimentazione del biodigestore possa portare ad una riduzione (anziché ad un auspicabile incremento) della frazione attualmente compostata direttamente da molti cittadini (l’ottima pratica definita compostaggio domestico). L’incentivazione di tale pratica su piccola scala (domestico, condominiale, di quartiere) è molto importante al fine di ridurre la quantità totale della frazione organica da trattare in grandi impianti. Inoltre, ad oggi non è stata incentivata/sviluppata a sufficienza la pratica del compostaggio di comunità.
 
In un’ottica futura dobbiamo pensare e sperare che si arrivi ad una riduzione considerevole dei rifiuti organici, eliminando l’assurdo e inaccettabile spreco alimentare. Se, come qualcuno sostiene, il biodigestore possa risolvere il problema dell’eliminazione dei cattivi odori emanati dall’attuale impianto di compostaggio, allora perché, in alternativa, non si considera la proposta logica di una produzione decentrata di compost in impianti più piccoli e semplici, lontani dai centri abitati, a bassa intensità di energia (trasporto, conferimento compreso), a servizio ad esempio delle singole vallate? Anche il compost prodotto, restituito ai suoli circostanti, farebbe meno strada.
 
L’impressione che abbiamo avuto è che questa scelta sia stata determinata fondamentalmente dalla necessità di non perdere il finanziamento Pnrr. Costruire a tutti i costi per non perdere i soldi dei finanziamenti (che sono sempre soldi nostri, cioè di tutti i cittadini) ha portato in passato a scelte assurde e sbagliate che ancora pesano sulla collettività.

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