Vini di Bordeaux e alta finanza

di Giulio Cesare Bertolucci.
ImageSe il naso del signor Robert Parker, gran Maestro Assaggiatore di Vini americano, si arricciava nell’annusare un particolare vino in una delle grandi cantine di Bordeaux, il prezzo di quel vino precipitava irreparabilmente.
La Baronessa Philippine de Rotschild, produttrice di alcuni grandi Mouton, disse una volta che produrre e vendere vino, in fondo, non è un mestiere troppo complicato: solo i primi duecento anni sono un po’ difficili. E da allora la tradizione ha fatto il resto, sulla scorta anche che i grandi Bordeaux, in particolare, e per merito imperituro di Alexandre Dumas, erano i vini preferiti dai Moschettieri del Re.
Peccato che in Italia nessun romanziere di successo abbia mai detto che - ad esempio - il Barbera e la Freisa d’Asti (che chi scrive, con una certa esperienza, considera fra i migliori al mondo) erano i vini favoriti dai Carabinieri Reali ...
Oggigiorno i vini pregiati si stanno sviluppando come un prodotto finanziario (asset), e gli investitori hanno iniziato a trattarne i prodotti derivati sotto forma di “en primeur”, una forma particolare di “future” dei vini.  I grandi compratori in genere erano gli americani, che con il loro immenso mercato - allo stesso tempo tanto ricco e tanto dedicato più all’apparenza che alla sostanza - fornivano di vini dai pregiatissimi nomi i più grandi e prestigiosi ristoranti, a prezzi “n’importe quoi”.                    
Ora, però, sul mercato operano nuovi compratori, in particolare da Cina, India e Russia, ed il naso del sig. Parker può arricciarsi quanto vuole, ma i prezzi non scendono.
                     
“En Primeur” è il termine francese per definire un vino prima che sia imbottigliato. Gli speculatori possono comprare una parte della produzione nella speranza che quel vino sia un successo nel mercato al dettaglio e sulla piazze finanziarie due o tre anni più tardi. Ogni primavera, un gruppo di investitori, grossisti, e assaggiatori/critici del mondo enologico arriva a Bordeaux preso alcuni produttori ben definiti per assaggiare il mosto fermentato. Il sistema, di fatto, è stato messo in pratica da anni da parte dei produttori per aumentare il giro d’affari, in quanto possono far soldi mentre il vino invecchia e attende di essere imbottigliato. Al giorno d’oggi, tutti osservano il sig. Parker che annusa, assaggia e signorilmente sputa per assegnare ad ogni vino un punteggio con un massimo di 100, che i compratori e i venditori usano come base per definire i prezzi. I vini con più alto punteggio comandano ovviamente prezzi più alti.
                     
Ma la più recente tornata di commercializzazione dei “primeur” ha fissato un precedente: l’annata non era ottima ma i prezzi sono rimasti alti. Il sig. Parker aveva fissato un punteggio – relativamente basso – di 90/93 per il   “primeur” Chateau Lafite Rotschild 2007, ma il prezzo è rimasto fisso a 4900 $USA la cassetta. Tre anni prima il sig. Parker aveva assegnato un punteggio simile al Chateau Lafite, e i prezzi erano scesi a soli 950 $USA la cassetta.
                      
Ciò che è successo è che molto denaro è arrivato sul mercato dei vini pregiati, per opera di alcuni esperti operatori già impiegati nella City di Londra, che hanno lanciato dei Fondi basati sui vini di pregio e con un regolare Indice, il Liv-ex 100, basato su un elenco molto dettagliato di vini di gran nome. L’indice è andato benissimo e, mentre il credito e le Borse precipitavano, è salito del 9,5% negli ultimi 12 mesi. Nel frattempo, il dazio di importazione sul vino a Hong Kong è stato eliminato dal Governo Cinese, con un conseguente fortissimo aumento della  domanda asiatica.
                       
Molti sospettano che i nuovi consumatori badino più alle etichette che al contenuto, e forse hanno ragione. Per tre secoli gli Europei si sono fatti servire vini di nome pregiatissimo da camerieri cinesi, vietnamiti, indiani, indonesiani e quant’altri, quando il prezzo di una sola bottiglia avrebbe sfamato una famiglia per mesi. Il Lafite, ad esempio, è molto popolare in Cina perché definisce uno status sociale elevatissimo.
Alcuni esperti lamentano che questa nuova tendenza “all’etichetta” rischia di alienare le clientele tradizionali europea e americana, ben più raffinate delle altre, e alcuni “négociants”, cioè i grossisti che distribuiscono al dettaglio, hanno boicottato la produzione di quest’anno a causa degli alti prezzi; è una mossa audace e rischiosa: si mette in pericolo il diritto di partecipare agli acquisti della prossima annata. E c’è chi spera in annate non buone e di un calo delle economie emergenti: serve un ritorno ad una certa sobrietà.

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