Nuovi insediamenti per la logistica: dalla politica locale un indirizzo sostenibile

Da anni associazioni, comitati, il nostro Forum Salviamo il Paesaggio ribadiscono la necessità di intervenire “al contrario” di fronte alle richieste dei grandi operatori della logistica, ovvero dicendo di no ai loro progetti su terreni liberi, canalizzandoli così sul recupero e riuso delle tante superfici già impermeabilizzate presenti ovunque. Un grido che, finora, non è stato raccolto da Sindaci e amministrazioni locali convinti, appunto, di trovarsi dinanzi ad una opportunità di rilancio economico. Accogliamo quindi con particolare interesse una voce che pare, finalmente, essersi levata da parte di un Sindaco. E' quella di Gianni Tagliani, primo cittadino di Castelnuovo Scrivia in provincia di Alessandria, Comune con poco più di 5mila residenti che ha approvato una Variante al Piano regolatore con cui vengono ridotti gli indici: «A fronte di 150 mila metri già urbanizzati e utilizzabili sin da subito, che necessità c’è di consumare ancora suolo e terreno fertile?»...

Da tempo, ormai, dovrebbe essere chiaro a tutti che il fenomeno del consumo di suolo risulta “accelerato” anche dal prorompente sviluppo delle aree logistiche, troppo spesso ritenute come una sorta di manna caduta dal cielo per riattivare le debolezze occupazionali di un territorio e la sua relativa economia locale. Eppure i dati consuntivi già disponibili per molti insediamenti attivi da anni, dovrebbero fornirci spunti statistici importanti su cui riflettere.
Ad esempio, citiamo una preziosa ricerca del giugno 2021 di EBiComLab, centro studi sul terziario di Treviso, che ci consente di capire come i nuovi progetti insediativi di Amazon e le promesse occupazionali sbandierate in fase progettuale poco corrispondano ai risultati effettivi raggiunti.

EBiComLab ha preso in esame sette centri Amazon – Castel San Giovanni (PC), Passo Corese (RI), Vercelli (VC), Vigonza (PD), Verona (VR), Torrazza Piemonte (TO), Castelguglielmo – San Bellino (RO) – e ricavato alcuni dati piuttosto indicativi applicabili al nascente polo di Roncade, simile per dimensioni e occupati ai sette del campione di riferimento: «dei 1.400 rapporti di lavoro che Amazon intende attivare nei prossimi 3 anni, si stima che 976 di questi (il 69,7%) sia destinato a cessare, concretizzando un saldo netto di 424 posti di lavoro, pari al 30,3% delle assunzioni promesse. Tra i lavoratori assunti, solo il 18% potrà godere di un posto di lavoro “buono” a tempo indeterminato, mentre l’82% dovrà accontentarsi di forme contrattuali più flessibili, per la maggior parte provenienti da contratti a termine stipulati tramite agenzie di somministrazione (75,5%). Tra gli assunti: il 48,9% sarà costituito da lavoratori under 30 e il 51,1% da over 30; il 64,3% sarà di genere maschile e il 35,7% di genere femminile; il 77,9% avrà cittadinanza italiana e il 22,1% straniera. Le professioni “qualificate” saranno solo il 19,2% del totale, le “semi qualificate” il 43,5% e le “non qualificate” il 37,3%. Lo stipendio netto varierà tra gli 800 e i 1.200 euro, per un costo lordo complessivo che supererà di poco i 1.600 euro. Considerando le aree di provenienza dei lavoratori, solo il 13,7% di essi (192) sarà domiciliato a Roncade, l’8,2% in altri comuni contermini (115), il 45,6% (639) in altri comuni della provincia di Treviso, il 21,6% (303) in altri comuni del Veneto e il 10,8% (151) fuori regione».
A Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, il polo esiste dal 2011 e oggi occupa appena il 20,7% dei lavoratori che aveva dieci anni fa.

Da anni associazioni, comitati, il nostro Forum nazionale ribadiscono la necessità di intervenire “al contrario” di fronte alle richieste dei grandi operatori della logistica, ovvero dicendo di no ai loro progetti su terreni liberi, canalizzandoli così sul recupero e riuso delle tante superfici già impermeabilizzate presenti ovunque. Un grido che, finora, non è stato raccolto da Sindaci e amministrazioni locali convinti, appunto, di trovarsi dinanzi ad una opportunità di rilancio economico, ben ridimensionato dalle evidenze dei numeri che prima vi abbiamo sintetizzato.

Accogliamo quindi con particolare interesse una voce che pare, finalmente, essersi levata da parte di un Sindaco piemontese, Gianni Tagliani, primo cittadino di Castelnuovo Scrivia in provincia di Alessandria, Comune con poco più di 5mila residenti.

Tagliani ha infatti richiesto ed ottenuto dall’Unione Bassa Valle Scrivia l’approvazione di una variante al Piano regolatore del suo Comune con cui vengono ridotti gli indici: la copertura passa dal 50% al 30%, l’altezza dei fabbricati da 15 metri a 12, la superficie a verde alberato minima dovrà essere pari al 25% della superficie fondiaria e quella filtrante pari al 35%. E dovrà essere creata una cortina di alberi ad alto fusto per l’intero perimetro aziendale.

Il motivo di questa “coraggiosa” scelta è l’esigenza di non consumare altro suolo, a fronte di una situazione attuale che vede nel Comune la disponibilità di ben sei lotti (per un totale di 50 mila metri) in un’area industriale già urbanizzata e la presenza di una confinante superficie dismessa (altri 100 mila metri) anch’essa già urbanizzata, impermeabilizzata e con capannoni da recuperare o abbattere. Chiarissima, dunque, la motivazione etica e politica del Sindaco, che a Radio Gold ha esplicitato le sue considerazioni: «A fronte quindi di 150 mila metri già urbanizzati e utilizzabili sin da subito, che necessità c’è di consumare ancora suolo e terreno fertile? Per questo la scelta è di un consumo responsabile di terreno fertile prediligendo le aree già individuate e urbanizzate ma non ancora completate. Diciamo quindi stop a centinaia di ettari di campi agricoli cementificati per costruire poli logistici a supporto del commercio elettronico quando sono disponibili spazi già urbanizzati. Ricordo – conclude il sindaco – che con il Pnrr l’Italia si impegnata ad approvare una legge a protezione del suolo, non solo a ricevere milioni di euro dall’Europa. Utilizzare le aree già urbanizzate e così destinate, quelle dismesse e quelle cementificate rappresentano una delle soluzioni per riabituarsi a “governare” il territorio superando le ritrosie e i timori. In effetti sempre più spesso ci troviamo di fronte a importanti gruppi finanziari ed economici che operano in maniera quasi completamente autonoma e autoreferenziale, attivando progetti e operazioni immobiliari anche di grande rilevanza, senza alcuna attenzione o cura di ciò che il territorio prevede ed è in grado di sostenere. L’approccio è quasi sempre il medesimo: io, soggetto privato, ho un progetto importante, ho le risorse finanziarie per attuarlo, tutto ciò apporterà “crescita e sviluppo” al territorio, aumenterà significativamente l’occupazione e incrementerà la potenzialità demografica; tu, soggetto pubblico (Comune, Provincia, Regione, Stato), non puoi dire di no… e ti dirò di più, mentre realizzerò ciò che a me interessa, ti asfalto un po’ di strade, ti costruisco un impianto sportivo o un parcheggio, ti pago le luminarie natalizie, e quant’altro».

La gestione del territorio e del paesaggio e della loro amministrazione è un potere costituzionalmente conferito alle amministrazioni locali, che devono attuarlo nei modi più attenti e vantaggiosi per tutti, non solo perché è un bene comune pubblico, ma anche perché il suolo, una volta consumato, non può più tornare alla naturalità. «Ciò significa compiere delle scelte – aggiunge il Sindaco -. È giunto il momento di fermarsi. E capire, anche in un comune piccolissimo come il nostro, se possiamo fare qualcosa, se possiamo incidere in qualche modo, se possiamo limitare, ad esempio, il consumo di suolo quando nelle zone già urbanizzate ci sono terreni a disposizione, aree cementificate, fabbriche dismesse e cattedrali nel deserto degli anni Ottanta che possono essere riconvertite. Bisogna partire da qui, da ciò che ognuno può fare sia nel ruolo pubblico che in quello privato. Certo, sono scelte che possono anche essere divisive ma i tempi degli equilibrismi, delle strizzate d’occhio o delle convenienze politiche, di amicizia e di immagine per quanto riguarda il Comune di Castelnuovo Scrivia sono finiti».

Avanti Sindaci d’Italia: ora avete un buon esempio da imitare (e ormai zero scuse da sostenere…).

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