Stop al fotovoltaico mangia-suolo. Tetti di cascine e stalle non mancano

A cura di Coldiretti Asti.

E’ necessario salvaguardare le campagne per garantire la sovranità alimentare nazionale fermando le speculazioni e il consumo di suolo con impianti fotovoltaici a terra che sono incompatibili con l’attività agricola. E’ quanto Coldiretti ha scritto al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiedendo anche un vertice urgente con il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e con quello dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica...

Il nodo è la mancata individuazione delle aree idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili a fronte di “una serie disordinata di iniziative avviate da fondi di investimento speculativi per quanto riguarda la localizzazione di impianti di grandi dimensioni, senza stabilire forme di coinvolgimento degli agricoltori” rimarca Coldiretti nella missiva. “Il caos decisionale, che deriva dall’assenza di regole di governo del territorio, ha finito per partorire una sorta di abusivismo energetico, con un forte consumo di suolo e significativi danni collaterali ecologici ed economici”.

Secondo uno studio di Coldiretti Giovani Impresa, solo utilizzando i tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole sarebbe possibile recuperare una superficie utile di 155 milioni di metri quadri di pannelli, con la produzione di 28.400Gwh di energia solare.

“Crediamo fermamente che le energie rinnovabili possano contribuire allo sviluppo della dimensione multifunzionale delle imprese agricole, come nel settore del biogas-biometano, che – evidenziano il presidente e il direttore di Coldiretti Asti Monica Monticone e Diego Furia, - ha conosciuto un’importante accelerazione verso la transizione energetica attraverso il riciclaggio di sottoprodotti e la riduzione dell’impronta ambientale e di carbonio, specialmente nella zootecnia. Di fronte all’occupazione di suolo fertile,  con distese di ettari di moduli fotovoltaici a terra o di tecnologie industriali camuffate da parchi agrovoltaici che sottraggono il suolo dalla sua vocazione originale, diventa urgente intervenire. La nostra Organizzazione si impegna a condividere il massimo sforzo possibile per conseguire gli obiettivi di un’agricoltura circolare e ad impatto climatico zero, ma condizione essenziale resta quella di fermare la frammentazione del territorio e riconoscere agli agricoltori la capacità di rispondere da protagonisti e non da spettatori alle sfide energetiche della Nazione”.

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