Castagnole delle Lanze: le domande che attendono risposta

A cura di Castagnole Attiva ODV.

Nel numero di dicembre de "La Voce", l’Amministrazione Comunale di Castagnole delle Lanze ha pubblicato un comunicato per “chiarire” la sua posizione sul controverso impianto per la produzione di cibo per animali in Valle Tanaro. L’occasione è stata data dall’ordinanza cautelare del TAR, che ha sospeso i lavori in attesa del giudizio di merito fissato prima per l’8 ottobre 2026 e poi anticipato al 21 maggio 2026 (su richiesta della Cerere Spa), riconoscendo la sussistenza di “fumus boni iuris” e “periculum in mora”.
L’Amministrazione scrive di voler “mantenere un dialogo costante con la cittadinanza”, di aver agito “nel rispetto delle normative vigenti” e di considerare “la tutela dell’ambiente e della salute collettiva una priorità assoluta”. Peccato...

Peccato che, proprio mentre viene invocato il dialogo, non  abbia ancora accettato la richiesta della cittadinanza di  organizzare un’occasione pubblica (da parte nostra è stato richiesto formalmente un Consiglio Comunale aperto a giugno 2025 e un incontro pubblico a dicembre 2025) in cui  ragionare insieme in maniera trasparente.

Davvero uno strano modo di intendere il “dialogo costante”.

Ancor più strano è il fatto che, pur  avendo dichiarato pubblicamente  e in più occasioni una presunta “neutralità”, l’Amministrazione ammetta nello stesso comunicato di aver “sempre valutato positivamente” il progetto Cerere, salutandolo come “una concreta opportunità di sviluppo occupazionale” grazie alla promessa di “oltre 70 posti di lavoro”.  

Peccato che nessuno abbia mai spiegato su quali basi questa cifra sia stata calcolata. In un settore altamente automatizzato come quello degli alimenti per animali, dove gli impianti moderni richiedono pochissima manodopera, la promessa suona più come propaganda che come analisi. Eppure, nessuna verifica indipendente è stata condotta né resa pubblica.

E mentre si esalta l’opportunità occupazionale, si tace su questioni ben più  importanti: perché autorizzare un impianto industriale di grande impatto in un’area ambientalmente sensibile come Valle Tanaro che necessiterebbe, al contrario, di una piena riqualificazione?

L’Amministrazione dice di aver “organizzato incontri con l’imprenditore per verificare la conformità del progetto. Ma non basta parlare con chi propone un investimento per garantire la tutela del bene comune. Servono controlli, trasparenza, coinvolgimento della cittadinanza, rispetto dei Piani Regolatori, ascolto degli organi tecnici comunali.

Avremmo voluto rivolgere al Sindaco, alla Giunta e a tutto il Consiglio Comunale, in un incontro pubblico richiesto a dicembre ma mai organizzato dall’Amministrazione, alcune domande che meriterebbero risposte chiare e documentate. Ecco quelle principali:

1. Il Piano Regolatore vigente prevede, per l’area in questione, la possibilità di nuove edificazioni con altezze massime pari a 10,50 metri, ammettendo deroghe “per comprovate necessità produttive”. Il progetto Cerere approvato dal Comune di Castagnole delle Lanze accoglie una “deroga” per un’altezza di ben 39 metri, quasi quattro volte superiore: come ha potuto l’Amministrazione accettare una così macroscopica difformità alle sue stesse regole urbanistiche? E poiché è ormai evidente che il PRGC deve indicare un “tetto massimo” per le deroghe, perché l’Amministrazione non ha ancora provveduto alla modifica del PRGC stesso, onde evitare che anche in futuro possano avvenire ulteriori “casi” facilmente evitabili?

2. Perché l’Amministrazione ha scelto di disattendere il parere negativo espresso inizialmente dalla Commissione Locale del Paesaggio e dalla Commissione Edilizia, preferendo commissionare direttamente a soggetti esterni una valutazione tecnico-giuridica?

3. Durante la recente campagna elettorale, alcuni candidati oggi in carica avevano lasciato intendere ai cittadini – in particolare a quelli della Valle Tanaro – che il progetto Cerere non sarebbe andato avanti. In seguito, però, l’Amministrazione ha cambiato rotta senza fornire spiegazioni né avviare un confronto trasparente. Su quali basi è avvenuto questo ripensamento?

4. In che modo l’Amministrazione ha verificato la reale capacità del progetto di generare oltre 70 posti di lavoro, considerando che si tratta di un settore altamente automatizzato e che non garantisce occupazione stabile per i residenti locali?

5. Perché, pur dichiarando più volte di voler “mantenere un dialogo costante con la cittadinanza”, l’Amministrazione continua a rifiutare ogni richiesta di incontro pubblico – tra cui quella avanzata da Castagnole Attiva ODV a giugno e a dicembre 2025 – proprio nei momenti in cui la comunità chiede trasparenza e partecipazione?

6. Quali alternative di sviluppo sostenibile – compatibili con l’agricoltura, il turismo e la qualità ambientale del territorio – sono state valutate prima di approvare un maxi-impianto industriale?

7. Se il TAR ha ritenuto necessario sospendere cautelativamente i lavori, su quali basi l’Amministrazione continua a presentare il progetto come “conforme” e “sicuro”, anziché attendere con neutralità l’esito del giudizio di merito in questi giorni fissato al 21 Maggio  2026?

8. Nel mese di novembre 2025, fonti giornalistiche hanno riportato che l'azienda Cerere aveva avviato lavori in cantiere nonostante l'ordinanza cautelare del TAR. In particolare, La Stampa del 19 novembre scriveva che «sono in dirittura di arrivo i lavori per le fondamenta delle strutture di imbullonati» e che «secondo l'azienda a giugno 2026 dovrebbe partire la produzione»; La Nuova Provincia del 20 novembre riportava che la proprietà aveva deciso di «procedere comunque ai lavori» dopo una «valutazione costi-benefici», avendo già speso 8 milioni di euro e assunto personale tecnico. Castagnole Attiva ODV ha richiesto formalmente all'Amministrazione di intervenire con urgenza per accertare la natura e la legittimità di tali attività, ricevendo risposta soltanto dopo oltre due mesi. Come mai i tempi di verifica sono stati così lunghi, considerando che le dichiarazioni pubbliche dell'azienda – mai smentite – lasciavano chiaramente intendere lo svolgimento di lavori non compatibili con la sospensione del permesso di costruire?

Finché queste domande resteranno senza risposta, ogni discorso su “trasparenza”, “dialogo” e “interesse pubblico” suonerà vuoto. E i cittadini continueranno a chiedersi: chi difende davvero il nostro futuro?

Aggiungi commento

Invia
Altritasti Periodico on line dell'Associazione di Promozione Sociale Altritasti - via Carducci 22 - 14100 Asti - C.F. 92060280051
Registrazione: Tribunale di Asti n. 7/2011 del 28.10.2011 - Direttore Responsabile: Alessandro Mortarino