A cura di SEquS – Sostenibilità Equità Solidarietà – Circolo di Asti.

SEquS Asti, a seguito di un post pubblicato sul profilo facebook della Regione Piemonte, ritiene doveroso aprire una riflessione sul modello di gestione dei corsi d'acqua.
Il cambiamento climatico è ormai una realtà. Le cosiddette "bombe d'acqua", con precipitazioni eccezionali concentrate in poche ore su aree ristrette, stanno diventando sempre più frequenti e possono provocare eventi devastanti, come dimostrano le recenti alluvioni che hanno colpito anche il nostro Paese e la drammatica tragedia verificata in Spagna...

Per questo la sicurezza idraulica è una priorità e nessuno mette in discussione la necessità di proteggere le persone.
Proprio perché la sfida è così importante, riteniamo che le risposte non possano limitarsi a escavazioni dell'alveo e alla rimozione della vegetazione ripariale.
I fiumi non sono canali artificiali, ma ecosistemi complessi che nel corso dei secoli hanno trovato un proprio equilibrio.

Ormai da alcuni anni denunciamo gli interventi eccessivamente invasivi che hanno trasformato molti corsi d'acqua in alvei spogli, privati della vegetazione naturale e della biodiversità. La vegetazione ripariale, quando è sana e correttamente gestita, contribuisce a consolidare le sponde, favorisce la biodiversità, migliora la qualità delle acque e svolge un'importante funzione ecologica.
Anche l'asportazione dei sedimenti deve essere valutata con grande attenzione.
Se effettuata senza un'approfondita analisi geomorfologica e senza un monitoraggio costante, può alterare gli equilibri del corso d'acqua, favorire fenomeni erosivi e compromettere gli habitat naturali.

La moderna gestione del rischio idraulico indica una strada diversa: restituire spazio ai fiumi attraverso aree di laminazione, tutelare e ripristinare gli ambienti naturali, implementare la deimpermeabilizzazione di aree urbane ove è possibile, aumentare le aree verdi urbane, limitare le coltivazioni intensive come la pioppicoltura a ridosso degli argini e intervenire sugli alvei solo quando studi scientifici dimostrino che ciò sia realmente necessario.
Per questo chiediamo che siano resi pubblici gli studi idraulici, geomorfologici e ambientali che hanno accompagnato il progetto sul Borbore, insieme al piano di monitoraggio previsto durante e dopo i lavori.

La sicurezza delle comunità e la tutela della natura non sono obiettivi contrapposti.
Al contrario, solo una gestione dei fiumi rispettosa dei loro equilibri naturali può garantire una protezione efficace e duratura in un'epoca segnata dai cambiamenti climatici.

Giuseppe Sammatrice – Patrizia Montafia
SEquS – Sostenibilità Equità Solidarietà – Circolo di Asti