Quando le carote non crescono nel banco frigo

Storia di un orto educativo e  solidale, di Silvia Bologna del Gruppo di Acquisto Solidale “Il Gasti”.
ImageL’idea di dare vita a un orto si aggirava nella mia mente da un tempo piuttosto lungo. Forse fin da  quando, bambina, vedevo i pomodori crescere nelle due file che mio padre piantava poco prima della vigna. Spuntava a tradimento quando bagnavo, o per meglio dire allagavo, il basilico sul balcone di mamma o quando scoprivo che con un foglio di carta assorbente e un barattolo di vetro si poteva far germinare un fagiolo ...

Piccole cose, quindi, piccoli semi, che, lanciati nel terreno di sinapsi del mio cervello sono maturati e cresciuti assieme alla miriade di sogni e di belle speranze che da sempre nutro su questo mondo e sul suo futuro.

Per preparare il futuro poi, bisogna preparare i più piccoli ed educarli, così come è successo a me, all’incontro con la natura e con i suoi frutti.
Nasce da qui la volontà di costruire un orto per mamme e bambini. Un orto dove i più piccoli (bambini dai 2 ai 12 anni) possano scoprire come dal seme nasca una pianta e da una pianta nasca un frutto; come le carote non si creino in comode vaschette di plastica ordinate sui banchi di un supermercato, ma nascano giorno dopo giorno, dalla terra, supportate da cure amorevoli.
Per rendere il “progetto orto” davvero attuabile nonostante le esigenza lavorative, si è pensato di creare un gruppo di 5 famiglie che se ne occupasse, alternandosi nei giorni feriali.

In un orto di questo tipo, c’è spazio per l’educazione alimentare, perché vedere crescere una fragolina, o un cespo di insalata permette di vedere questi alimenti come qualcosa di più vicino al proprio mondo e quindi più facilmente fruibili, prevenendo quelle antipatie alimentari che non consentono a molti bambini di alimentarsi in modo adeguato durante il periodo della crescita e dello sviluppo.
C’è spazio per un’educazione ambientale: alla scoperta dei ritmi della natura, dei cicli delle stagioni, del rispetto per il verde e della terra che ci offre tanti frutti.
C’è poi spazio per la relazione con la mamma, o il genitore che si occupa dell’orto. Nell’orto infatti è importante che il bambino sia parte attiva, e perché questo sia possibile è fondamentale la relazione con chi lo guida: è un momento delicato in cui il genitore si fa educatore del figlio e in cui è possibile crescere e scoprire una dimensione speciale.
Infine c’è spazio per la relazione con gli altri: l’orto è gestito da 5 famiglie che non rimarranno isole separate ma che saranno destinate a fondersi, a conoscersi e a scoprire col passare dei mesi la piacevolezza di passare del tempo insieme. I bambini potranno giocare tra loro, sviluppare nuove relazioni di amicizia e i gruppi famigliari scoprire una dimensione comunitaria.

Da questo nasce l’idea di costruire un orto, che possiamo definire solidale ed educativo; tuttavia per trasformare un progetto, quasi utopico, in realtà manca ancora un pezzo di strada. Le idee sono solo idee, bellissime, rivoluzionarie o banali, ma non bastano da sole per trasformarsi in realtà.
E’ necessario  l’incontro. L’incontro con qualcuno che apprezzi l’idea e che la promuova, con qualcun altro che metta a disposizione un pezzo di terra, con altre mamme che condividano l’onere e l’onore di curare quel pezzo di terra.
In questo caso sembra che gli incontri abbiano fatto scattare gli ingranaggi giusti, anche se qua e là abbiamo incontrato qualche resistenza.

Ma sembra che le piantine di pomodori che ho sistemato nel semenzaio stiano davvero per avere dimora.
Per questo, intanto, ringrazio tutte le splendide persone che stanno rendendo possibile questa scommessa e che hanno deciso di seminare con noi una speranza.

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