La Resistenza delle donne, ieri, oggi, domani

di Daniela Grassi.

Anche  se il 25 Aprile è passato, credo ci sia ancora lo spazio per riflettere su cosa significhi per le donne difendere e affermare i propri diritti nella Storia e ogni giorno, che cosa abbia significato e significhi per loro, Resistenza.
Solo da pochi anni - e finalmente - si è cominciato a indagare e riconoscere il ruolo delle donne nella Resistenza e di come i loro stessi compagni di lotta, nella vita quotidiana come nei partiti, immediatamente dopo la fine della guerra abbiano fatto di tutto per forzarle a rientrare nei ruoli classici di madri e mogli...

Le partigiane, ma anche tutte coloro che in assenza degli uomini impegnati nell’esercito, avevano portato avanti la vita produttiva e sociale nelle industrie e in altri settori tradizionalmente negati, badando a sé e ai figli sotto i bombardamenti e tra rastrellamenti e rappresaglie.
Ma molteplici sono le Resistenze al femminile, in qualunque momento abbiano deciso di essere se stesse: non è da più di una quindicina di anni che, nelle grandi mostre antologiche dei movimenti pittorici fioriti tra fine ‘800 e ‘900, si vedono esposte con sempre minore timidezza le opere di artiste rimaste fino ad ora in ombra e che hanno lottato duramente quando erano in vita per poter affermare la loro creatività, così come nel campo musicale e in altre forme artistiche.

E poi c’è la resistenza delle protagoniste dei grandi movimenti femministi e femminili che hanno cambiato in maniera determinante la storia del ‘900 e che a tutt’oggi, con sforzi spesso eroici, ad ogni latitudine, lottano al limite dell’umano per dare a tutti vita e libertà, come recita lo slogan delle donne iraniane,  divenuto voce di tutte/i coloro che sul pianeta si battono per la dignità, la pace, la civiltà.
La resistenza delle donne si gioca ogni giorno nelle crisi climatiche, nelle guerre e nei campi profughi: se gli uomini stanno pagando per tutti questi motivi un costo altissimo, le donne lo pagano doppio.
Così come pagano spesso, nelle nostre società, sui posti di lavoro, nelle famiglie e tra i mille gravosi impegni che pesano per la stragrande maggioranza sulle loro vite, ancora e spesso costrette, ancora e spesso rese incapaci di espandersi in tutta la loro potenzialità, per il bene loro e di tutti, perché quando le donne lottano, non lottano mai solo per se stesse.

Un’ultima osservazione su quello che è noto come PNRR: il 9 ottobre 2023 su Sbilanciamoci, un articolo di Rachele Gonnelli intitolato “Non è un Pnrr per donne”, faceva presente che il 96% dei bandi di gara italiani non prevede misure premiali per colmare il “gender gap, cosa che dovrebbe caratterizzare trasversalmente tutte e 6 le missioni specifiche del Piano. Questo mentre l’Italia resta, insieme alla Grecia, al fondo della classifica europea per l’occupazione femminile.

In compenso a noi si pensa, con affettuosità da brivido, quando del PNRR si fa uso per finanziare la presenza di associazioni “soggetti del terzo settore che abbiano esperienza nel settore del sostegno alla maternità” all’interno dei Consultori, dove le donne si recano in un momento delicatissimo e drammatico delle loro esistenze, cioè quando decidono di interrompere una gravidanza e dove ad assisterle, in uno stato laico, dovrebbero essere solo solidi/e e sicuri specialisti/e, come fin qui è stato. Rimando per tutto ciò all’articolo chiaro ed esaustivo di Flavia Perina (“Un calcolo politico contro le donne”), uscito su La Stampa del 24 aprile 2024, facendo presente che i Consultori, che andrebbero potenziati,  rischiano spesso lo smantellamento, così come i centri anti violenza.

Ricordo infine che quello che l’Italia chiama con titolo barocco “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, nel resto d’Europa e ufficialmente anche da noi, si chiama “Next Generation EU”.
Cosa lasceremo quindi alle donne della prossima generazione e non solo a loro?

La Resistenza è tutt’altro che finita: accanto a passi e crescite vere da parte di tutta la società sulla questione femminile, spesso, così come esiste il greenwashing, il tanto parlare di diritti delle donne è il dipingere ipocritamente una bella facciata, una quinta dietro cui si celano ancora i pregiudizi, la scarsa considerazione e anche la paura del riscuotersi del femminile che da secoli contraddistingue la nostra storia.

Purtroppo, ancora una volta per tutte noi non è il momento di riposare, la festa della nostra liberazione è ancora lontana: amaramente, “Ora e sempre Resistenza”, sembra un motto creato per le donne.

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