Sabato 24 ottobre, con partenza da via Pola alle ore 14, si terrà ad Alba una manifestazione contro “schiavitù e sfruttamento lavorativo nelle terre del vino”, per chiedere con forza “dignità e diritti per tutti”. L’iniziativa è organizzata e promossa da Cgil, Cisl, Uil, Caritas albese, Libera Piemonte e Cuneo, Arci Cinema Vekkio e vede l'adesione di molte organizzazioni del territorio tra le quali Comunità Laudato si’ Alba e Piemonte, Slow food Alba Langhe e Roero, Acia, Comuneroero, Osservatorio per la tutela del paesaggio di Langhe e Roero, Canale ecologia, Il Paese, Forum Salviamo il Paesaggio, Altritasti, Pronatura Piemonte...

L'appuntamento, a cui invitiamo tutte e tutti per rendere concreto il richiamo alla legalità e l'affermazione dei diritti primari dei lavoratori, viene così presentato in questo documento/manifesto condiviso e sottoscritto tra tutte le organizzazioni:


Dignità e Diritti negati nelle terre dei grandi vini

Langhe, Roero e Monferrato, territori protagonisti della lotta di liberazione e sede di uno dei più importanti distretti vitivinicoli italiani, sono da tempo teatro di grave sfruttamento lavorativo di cui sono vittime tanti lavoratori stranieri. Il fenomeno, riconducibile alle pratiche del caporalato, pur se ancora largamente nascosto, si è talmente diffuso che è arrivato a coinvolgere una parte consistente delle migliaia di braccianti originari dell’est Europa, dell’Africa, dell’India e del Pakistan che, stagionalmente o in modo continuativo, lavorano nei vigneti...

Su queste celeberrime colline, lo sviluppo della viticoltura intensiva è stato purtroppo accompagnato da un processo di esternalizzazione del lavoro che ha prodotto precariato, sommerso, e una preoccupante involuzione in tema di condizioni lavorative che ha visto il venir meno del rispetto dei diritti e anche della dignità di tanti lavoratori primari.

Quasi i 2/3 dei lavoratori del comparto vitivinicolo trovano oggi occupazione attraverso l’intermediazione di una variegata galassia di terzisti prestatori d’opera. Un insieme di attività, cosiddette senza terra, in forma di cooperative (più presunte che tali), società e anche molte semplici ditte individuali a cui tante aziende affidano i lavori; queste realtà nel corso degli anni hanno saputo radicarsi così profondamente nel tessuto produttivo fino a diventare parte integrante della filiera vitivinicola. 
Il forte sbilanciamento tra la quota di lavoratori direttamente assunti dalle aziende e quella in forza ai terzisti, e le ampie zone grigie venutesi a creare, hanno fatto da volano per lo sviluppo e la crescita del fenomeno del caporalato che progressivamente ha esteso la sua presenza.

Quello che denunciamo non sono soltanto isolati e circoscritti episodi di sfruttamento e di violazione delle leggi sul lavoro, come taluni raccontano nel tentativo di minimizzare, ma l’operato di un diffuso insieme di attività che agiscono in modo similare e coordinato.
Alcune di queste, si legge nel rapporto Eurispes sulle agro-mafie del 2025 nella parte relativa alle Langhe, sono configurabili come vere e proprie associazioni a delinquere e fanno dell’Albese un’area ad alto rischio per l’indice di permeabilità alle agro-mafie.

Le risultanze di svariate inchieste restituiscono una fotografia allarmante: intermediazione illecita, lavoro grigio, lavoro nero, contratti farlocchi non firmati dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative, paghe inferiori ai minimi sindacali, orari di lavoro lunghi ed estenuanti, mancanza di giorni di riposo e pause adeguate, assenza di misure di sicurezza, alloggiamenti fatiscenti e degradanti e anche vessazioni, soprusi e forme illecite di assoggettamento e controllo dei lavoratori. 
Così come sono allarmanti anche le alte percentuali di irregolarità emerse nei controlli dell’Ispettorato del Lavoro.

L’efferatezza e la gravità di taluni comportamenti, le coercizioni, la sorveglianza e la limitazione delle libertà individuali esercitati anche oltre l’orario di lavoro confermano che siamo in presenza non solo di sfruttamento, ma di quella condizione che Papa Francesco ha definito “la versione moderna della schiavitù”. Le molteplici ingiustizie e prevaricazioni patite dai lavoratori, che si riflettono sulla loro vita ostacolando ogni processo di vera integrazione, appaiono ancora più inique e stridenti se rapportate al valore dei prodotti che il territorio esprime e altrettanto dissonanti sono con il prestigio e i riconoscimenti internazionali, a partire dal suggello Unesco.

Il fenomeno che denunciamo non è però imputabile soltanto al caporalato, ma vede come importante concausa un modello di viticoltura intensiva che ha ridotto alla marginalità una parte consistente delle maestranze. Molte aziende del comparto e la relativa classe di moderni imprenditori, guardando soltanto al profitto e trascurando la condizione dei lavoratori, ricorrono all’attività dei caporali pur sovente conoscendone i metodi criminosi e assumendosi così responsabilità non solo morali.

Non possiamo non sottolineare infine l’insufficiente impegno delle istituzioni locali, delle amministrazioni, delle organizzazioni dei produttori nelle attività di prevenzione e contrasto alle forme di illegalità subite dai lavoratori e nell’accoglienza. La sottovalutazione del fenomeno, la tolleranza, l’inerzia ma anche il favore e gli eventuali intrecci sono aspetti che andrebbero debitamente approfonditi e valutati. In questo senso leggiamo anche il mancato potenziamento delle attività ispettive che fungono da indispensabile argine all’illegalità: esigiamo la piena applicazione della Legge 199, a partire dall’attivazione di una unità operativa in zona quantomeno nei periodi delle potature e della vendemmia, come diverse organizzazioni hanno chiesto.

Guardando poi alle attività messe in campo vogliamo ricordare il Contratto condiviso per l’alloggio ai lavoratori presentato al Vinitaly nel 2021 con le nove cooperative virtuose che avrebbero dovuto risolvere i problemi, e via via tutti i protocolli susseguitisi negli anni fino all’ultimo: tanti disciplinari e progetti sempre disattesi perché mai supportati da una autentica volontà di cambiamento.

Cruciale è promuovere e sostenere l’assunzione diretta dei lavoratori da parte delle aziende, anche di quelli stagionali, e riportare l’incontro tra domanda e offerta nei luoghi ufficiali a questo preposti: solo così è possibile salvaguardare i lavoratori, in particolare quelli più deboli e vulnerabili, dalle tante insidie che si nascondono nel mondo dei terzisti che attualmente purtroppo sono il principale collettore attraverso cui le persone in cerca di occupazione accedono al lavoro in vigna. 

Per tutto quanto evidenziato, per garantire le giuste tutele alle persone e per tutte le iniziative che occorre attivare come per il nodo nevralgico dell’accoglienza, riteniamo necessaria una regia pubblica. I temi della casa, dei trasporti e delle modalità di assunzione di lavoratori e lavoratrici richiedono con urgenza interventi strutturati e pienamente integrati.

La sostenibilità ambientale e quella sociale sono i più importanti indicatori del livello di qualità e civiltà dei sistemi produttivi. Come associazioni, organizzazioni e ancora prima come cittadini ci sentiamo chiamati in causa per ribadire questo principio e per difendere quello che è un valore irrinunciabile della nostra comunità: il rispetto della dignità e dei diritti di tutte le persone.


Per ulteriori informazioni, suggeriamo la lettura anche di questo articolo precedente: https://www.altritasti.it/index.php/archivio/lavoro-e-dignita/7109-una-vendemmia-di-violazioni-e-ingiustizie