Resistenza nonviolenta in Ucraina e proteste contro la guerra in Russia

di Domenico Massano.

L’enfasi data alla risposta militare e armata all'invasione russa in Ucraina sembra stia facendo passare sotto silenzio l'esistenza di una resistenza civile nonviolenta e disarmata, di altri modi di lottare contro la violenza della guerra che sono non solo importanti, ma anche da sostenere per l’interruzione del conflitto e per la costruzione di percorsi di pace duraturi...

In un’intervista per Democracy Now in diretta da Kiev, nella situazione drammatica di questi giorni, Yurii Sheliazhenko, portavoce del Movimento Pacifista Ucraino e membro dell’European Bureau of Conscientious Objection, afferma come ritenga deludente il fatto che “il sostegno all’Ucraina da parte dell’Occidente sia principalmente militare, oltre all’imposizione di dolorose sanzioni economiche alla Russia. Ed è non meno deludente assistere al tipo di reporting che va per la maggiore: si concentra sulla guerra e per lo più ignora la resistenza nonviolenta alla guerra. Per esempio, i tanti casi di coraggiosi civili ucraini che hanno cambiato i cartelli stradali per creare ostacoli al transito dei veicoli militari russi, addirittura bloccando le strade e bloccando fisicamente i carri armati, semplicemente interponendosi disarmati sulla loro strada, per fermare la guerra. […] Ammiro le massicce manifestazioni contro la guerra in Russia, i coraggiosi cittadini pacifisti che si oppongono in modo nonviolento alla macchina da guerra di Putin sotto le minacce di arresto e punizione. E in tutto il mondo non si contano i raduni di pace a sostegno della pace in Ucraina. […] Come pacifista io penso che non sia giusto fuggire, e quindi resto qui, con l’Ucraina pacifista. E fortemente spero che l’Ucraina pacifista non venga distrutta da questo mondo sempre più polarizzato e militarizzato”.

Parole cui fanno eco quelle, rilasciate in un’altra intervista da Kiev, di Andre Kamenshikov, direttore ucraino di Nonviolence International, che alla domanda se stesse prendendo anche lui le armi come molti uomini e donne stanno facendo in Ucraina risponde così: “No. Sono impegnato nella nonviolenza [...] credo che ci siano moltissimi modi in cui le persone, gli ucraini, possono resistere in modo nonviolento all'attuale aggressione e, in effetti, questo sta accadendo in molti luoghi invasi dalle truppe russe. Vediamo una fortissima resistenza dei militari ucraini contro l'invasione, ma vediamo anche una resistenza generale della popolazione. Ogni giorno sempre più persone, la gente comune, i cittadini ucraini, trovano il modo di resistere in modo nonviolento all’invasione russa”.

A queste voci dall’Ucraina e ai tanti civili che portano avanti coraggiosamente, spesso solo con i loro corpi e a mani nude, una resistenza non armata, si affiancano quelle di migliaia di cittadini e cittadine russi contrari all’invasione dell’Ucraina che continuano a manifestare, con gravi rischi per la loro incolumità, contro la guerra. Nonostante, infatti, il recente inasprimento delle normative tese ad imbavagliare ogni tipo di protesta in Russia dall’inizio del conflitto oltre 13.000 persone partecipanti ad azioni contro la guerra sono state arrestate e detenute in oltre 100 città (tra cui centinaia di minorenni, bambine e bambini spesso con minaccia di allontanamento dalle famiglie, dati OVD-Info).

Il Movimento per l’obiezione di coscienza russo insieme alla War Resisters’ International aggiornano quotidianamente una lunghissima “Lista delle azioni in Russia per la pace, contro la guerra”, in cui sono riportati i riferimenti delle recenti azioni e iniziative di attivisti civili, di istituzioni culturali, di ordini/comunità professionali, di movimenti politici, di funzionari del Governo, di organizzazioni e celebrità (tra cui le recenti dimissioni della direttrice del Teatro Statale di Mosca, Elena Kovalskaya, e del direttore del Teatro Bolshoi di Mosca, Tugan Sokhiev, entrambe in protesta contro la guerra in Ucraina). Tra i tanti appelli e petizioni spiccano quello dell’attivista dei diritti umani Lev Ponomarev, sottoscritto da quasi 1.200.000 persone e la Lettera aperta al presidente della federazione russa della prestigiosa università di Mosca MGIMO del Ministero degli Affari Esteri, già sottoscritta da circa 300 persone: “Noi studenti, laureati e docenti dell’Istituto Statale di Relazioni Internazionali, Università di Mosca, firmando questa lettera condanniamo inequivocabilmente le azioni militari della Federazione Russa sul territorio dell’Ucraina […] non abbiamo paura di affermarlo così apertamente”.

Scelte coraggiose che testimoniano l’esistenza di una pluralità di resistenze, che l’opzione militare e armata non è l’unica, che sono in atto diverse azioni di lotta e di resistenza civile nonviolenta all'invasione russa che dovrebbero essere maggiormente conosciute e diffuse dai media, oltre ad essere riconosciute e sostenute dai vari governi nazionali e dagli organismi internazionali, che finora hanno concentrato la loro attenzione quasi esclusivamente sulla difesa militarizzata e sugli ulteriori investimenti necessari per alimentarla ed incrementarla. All’enfasi sulla risposta armata, infatti, si deve rilevare come non corrisponda eguale attenzione sulle prospettive di pace, sulle possibilità della diplomazia, sulle proteste in Russia, sulla difesa civile non armata e sulla resistenza nonviolenta all’invasione.

Perchè, come domanda Padre Alex Zanotelli, con la stessa facilità con cui si accetta l’invio di armamenti non si ha il coraggio “di far partire una carovana che entri a Kiev per perorare la pace?" Dobbiamo almeno continuare ad esporci, prosegue poi Zanotelli, continuare a scendere nelle piazze, accompagnati dai colori della bandiere della pace.

Se si vogliono costruire realmente delle alternative alla guerra e porre i presupposti per una pace duratura, oltre a proseguire con le importantissime azioni solidali per organizzare l’accoglienza e gli aiuti umanitari, bisogna iniziare a disarmare le menti, a decostruire una pervasiva cultura di violenza che accompagna tutte le guerre e iniziare “a pensare così forte alla pace da poterla realizzare” come scriveva Virginia Woolf sotto i bombardamenti tedeschi di Londra, nella seconda guerra mondiale. Una convinzione che sembra continuare ad accompagnare la lotta e la resistenza dei pacifisti nonviolenti come Yurii Sheliazhenko, che da Kiev si appella “a tutte le persone che nel mondo sono ancora in grado di opporsi con forza e onestà al potere. Chiedo di smettere di sparare e iniziare a parlare, aiutando chi ne ha bisogno e investendo nella cultura della pace e nell’educazione alla cittadinanza nonviolenta. I colloqui di pace e gli accordi sul futuro sono l’unica chiave: la gente inizia la guerra quando perde le speranze nel futuro. E oggi abbiamo bisogno di rinnovare le speranze nel futuro”.

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