Crescere Umani. Educare ai diritti e alla pace

Si è concluso Mercoledì 26 novembre alla Fondazione Goria di Asti il Corso “Giovani e violenza. Ricerca di senso, educazione all’etica e ai diritti” organizzato da Libera Asti con il sostegno di Acli Asti.
Il terzo incontro “Crescere umani: educare ai diritti e alla nonviolenza” (26 novembre) rappresenta la parte più costruttiva del corso e indica l’unica direzione possibile, quella della prevenzione, della  ricerca di senso, dell’educazione all’etica e ai diritti...

Di disarmo militare e culturale ne ha parlato Pasquale Pugliese, che è stato segretario del Movimento Nonviolento e ora si occupa di formazione  ed educazione alla pace. La comunità adulta che dovrebbe costituire un modello di responsabilità e umanità diventa invece “comunità diseducante” nel momento in cui il pensiero e il linguaggio sono intrisi di bellicismo. Bellicismo che si diffonde nelle coscienze e non può che portare alla normalizzazione della violenza.

Per la decostruzione dei codici violenti e la costruzione di “saperi nonviolenti” Pugliese fa riferimento al pensiero di Aldo Capitini, Don Milani,  Edgar Morin. Educare alla complessità e  alla responsabilità, alimentare il pensiero critico, umanizzare l’avversario, educare alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, considerare e trattare l’altro sempre come un fine e mai come un mezzo. Tutti  elementi di una formazione alla nonviolenza.  "Poiché le guerre nascono nelle menti degli uomini è nelle menti degli uomini che si devono costruire le difese della pace” (Costituzione dell’Unesco, 1949).

Giornalismo di pace. Che cos’è e a che cosa serve” è l’argomento che ha sviluppato Federico Oliveri, filosofo del diritto e ricercatore impegnato nel Cisp (Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace) dell’Università di Pisa.
Il tema dell’informazione è centrale nella nostra società  in quanto il sistema mediatico crea schemi e rappresentazioni attraverso cui plasmiamo  la nostra identità e la nostra visione del mondo. Il linguaggio giornalistico non è mai solo descrittivo ma insieme alla descrizione c’è sempre una valutazione che orienta l'opinione pubblica.

Il giornalismo è soprattutto scelta. Scelta di temi, linguaggio, prospettiva. Il giornalismo di guerra è interessato alla spettacolarizzazione, si concentra sulle vicende belliche e sugli episodi di violenza, intervista i leader e le élites. Il giornalismo di pace è interessato alle storie e alle persone, alle ferite aperte che la guerra provoca e lascerà nella società. A proposito del Medio Oriente viene dato spazio, ad esempio, alle organizzazioni miste israelo-palestinesi dedite alla coesistenza e impegnate per un futuro di pace.

Il giornalismo di guerra, stando in una logica binaria di polarizzazione, presenta come prospettiva la vittoria, la distruzione del nemico, al massimo una tregua. Il giornalismo di pace studia le cause profonde dei conflitti per costruire una pace positiva basata su autodeterminazione, libertà, sostenibilità nel tempo.

Quanto può essere ancora efficace il diritto internazionale per un futuro di pace? A questa domanda ha cercato di rispondere Alberto Perduca, già Procuratore della Repubblica di Torino e di Asti, esperto di giustizia penale internazionale.
Nel 1945 la Carta  delle Nazioni Unite , come risposta alle devastazioni delle guerre mondiali, si proponeva di “salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e “riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo”. Programma ambizioso e magnifico che sanciva la nascita del diritto internazionale. Per dare applicazione concreta a questi principi sono nati tribunali e corti internazionali, con un percorso che ha fatto passi importanti negli ultimi decenni. Ma a 80 anni di distanza risulta evidente il divario  tra quella carta e la realtà, in  un mondo che appare  ormai dominato da rapporti di forza, politiche sovraniste, guerre senza regole.

Da un lato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è spesso paralizzato dal diritto di veto dei membri permanenti, dall’altro viviamo un clima di crescente insofferenza verso le autorità indipendenti.
Occorre però opporsi e non rassegnarsi alla fine del diritto internazionale, bisogna ridare vitalità allo spirito di cooperazione.  
Perduca ha spiegato l’importanza della Corte Penale Internazionale (CPI), con riferimenti alla stretta attualità, menzionando i recenti mandati d’arresto emessi nei confronti di Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu.
Interventi che però hanno suscitato reazioni furibonde e sanzioni nei confronti dei giudici da parte dei politici interessati. E anche gli altri Stati che hanno aderito spesso si sottraggono all'obbligo di collaborare.
Questa china va contrastata con fermezza.

Come cittadini dobbiamo intensificare le nostre capacità critiche e mantenere alta la guardia per la difesa tanto della pace quanto della giustizia. Con la speranza che cresca in noi tutti la consapevolezza di quanto siano irrinunciabili il conoscere, il vigilare criticamente,  il denunciare e l’esigere il cambiamento dal basso.

A chiusura dell’incontro il coreferente di Libera Asti Gionata Borin ha illustrato i percorsi di conoscenza e formazione con cui Libera si prepara alla celebrazione della XXXI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si terrà a Torino il 21 marzo con lo slogan “Fame di verità e giustizia”.

È stata anche lanciata la raccolta firme di Libera “Diamo linfa al bene". Una grande mobilitazione per chiedere al governo di destinare il 2% del Fondo Unico di Giustizia alla trasformazione dei beni sottratti alla criminalità. Per firmare: https://www.libera.it/it-schede-2785-diamo_linfa_al_bene

 

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