
Dopo la manifestazione spontanea di domenica scorsa ad Asti, martedì 10 febbraio si terrà una fiaccolata per la legalità e la non violenza per ricordare Zoe Trinchero, vittima di femminicidio (ore 20,30 con partenza da piazza del municipio di Nizza Monferrato).
Molte le voci che si sono alzate per commentare questa ennesima follia, vi proponiamo quelle dell'Associazione Asti Pride, di Amnesty International Asti e delle Acli...
Asti Pride esprime dolore e indignazione per il femminicidio di Zoe Trinchero, una ragazza giovanissima a cui è stato tolto il futuro. Di fronte all’ennesima vita spezzata dalla violenza di genere, non bastano più le formule di rito, le dichiarazioni ripetute, le promesse che restano parole. Le stesse frasi vengono pronunciate dopo ogni delitto, ma senza un cambiamento strutturale e continuativo. Questo non è più accettabile.
I femminicidi e la violenza di genere devono essere affrontati per ciò che sono: un’epidemia sociale e culturale. E come ogni epidemia richiedono strumenti adeguati: prevenzione, preparazione, interventi capillari, politiche coordinate e finanziate, formazione obbligatoria e diffusa. Non bastano misure simboliche o emergenziali: serve una strategia permanente, monitorata e radicata nei territori.
È profondamente preoccupante che proprio mentre la realtà mostra con brutalità la centralità del tema, nel dibattito legislativo si tenti di indebolire o rimuovere il concetto di consenso dalle norme sui reati sessuali. Il consenso deve restare un pilastro chiaro, esplicito e non negoziabile. Allo stesso modo, l’educazione all’affettività, al rispetto e all’autodeterminazione deve diventare obbligatoria e strutturale, non solo nelle scuole ma anche nei luoghi di lavoro, negli enti pubblici, nelle aziende private, nei contesti professionali e formativi dove si costruiscono culture organizzative e relazionali. La prevenzione non ha età e non ha un solo luogo.
È inoltre necessario respingere una narrazione comoda e fuorviante: i femminicidi non sono un “problema dei giovani”. Sono un fenomeno intergenerazionale, radicato in modelli culturali trasversali alle età, ai contesti sociali e ai livelli di istruzione. Scaricare la responsabilità sulle nuove generazioni significa evitare di mettere in discussione comportamenti, linguaggi e strutture di potere che attraversano tutta la società.
Condanniamo con fermezza anche il tentativo di linciaggio contro una persona indicata da voci e sospetti come responsabile e poi risultata innocente. Nelle ultime settimane si è sviluppata una campagna di odio che ha preso di mira questo uomo, accompagnata da messaggi e post pubblici in cui si invita addirittura a “girare armati” per difendersi. Sono segnali gravissimi, che mostrano una deriva pericolosa: la giustizia sostituita dalla folla, la paura trasformata in violenza preventiva, il razzismo e la ricerca del capro espiatorio come risposta immediata.
Questi messaggi sono emblematici del fallimento della società civile quando non è più capace di riconoscere e intercettare le fragilità, di attivare reti di protezione, di affidarsi alle istituzioni e agli strumenti di diritto. Alimentare l’odio e la giustizia sommaria non rende nessuna comunità più sicura: la rende solo più fragile e più esposta.
Per Zoe e per tutte le vittime, servono azioni reali, sistemiche e verificabili: leggi chiare sul consenso, educazione affettiva diffusa, formazione obbligatoria nei luoghi di lavoro e nelle istituzioni, investimenti continui nella prevenzione e nel supporto. Meno slogan, più struttura. Meno reazioni emotive, più responsabilità collettiva. Lo dobbiamo a tutte le ragazze, le donne, che non sono state libere di dire di NO.
Come Amnesty International – Asti esprimiamo profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia, per la tragica morte della giovane Zoe Trinchero, brutalmente uccisa da un uomo, poco più grande di lei, per un rifiuto a Nizza Monferrato. Un efferato femminicidio che ha spezzato una giovane vita, che non può lasciare indifferenti e che ci deve spingere ad interrogarci sulle ragioni della grave persistenza della violenza di genere in Italia e del perché la cultura del consenso sia ancora lontana dal nostro quotidiano.
Le donne in Italia vengono ancora uccise perché hanno detto no. Come sancito dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013, la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, è una violazione dei diritti umani ed è una forma di discriminazione contro le donne.
Per lavorare sulle radici del problema, che sono di ordine principalmente culturale è necessario un investimento serio e capillare sull’educazione all’affettività e sulla cultura del consenso educando alla gestione del rifiuto e promuovendo il rispetto reciproco. L’educazione è un importante strumento di prevenzione, di tutela e di cambiamento culturale. Senza un impegno in questo senso, le leggi rischiano di perdere valore e troppe donne e ragazze continueranno a non essere protette.
Da sempre come Amnesty International cerchiamo di lavorare in tal senso e dal 2020 lo stiamo facendo in particolare con la campagna #IoLoChiedo nella consapevolezza dell’importanza di un costante impegno educativo, di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di pressione sui governi in tal senso. SOS Donna sostiene la campagna #iolochiedo a livello territoriale, occupandosi della sua divulgazione tramite il portale ufficiale. È un lavoro che richiede la partecipazione ed il coinvolgimento della società tutta.
È necessario promuovere e pretendere, tutte e tutti insieme, un cambiamento radicale.
ACLI provinciali di Asti, unitamente alle ACLI regionali del Piemonte e al Coordinamento Donne ACLI Piemonte:
Come possiamo porci di fronte allo sgomento e al dolore che ci vengono dalla violenza senza senso perpetrata per l’ennesima volta su una ragazza e alla sua conseguente morte, allo spegnimento di ogni sogno, sentimento, respiro?
Il femminicidio è terribile per le sue conseguenze e per la desolazione che crea intorno a sé: Zoe non è più, non ci saranno più i suoi giorni, i suoi sorrisi, i suoi passi, il suo scegliere un abito nell’armadio, la sua carezza a chi amava. Ma non saranno più molte altre cose, per chi l’ha voluta in questa vita, per tutti coloro che la conoscevano e, dobbiamo ricordarlo, per il suo assassino e la sua famiglia.
Il femminicidio è terribile perché è il segno brutale di un senso del possesso subumano e ingiustificato e tutte e tutti noi ne siamo sconvolti, sia come persone che come facenti parte di un’associazione che si impegna quotidianamente per la prevenzione di ogni forma di violenza. Spesso, nei nostri incontri su questi temi, ci siamo chiesti dove fosse finito “L’umano” in presenza di questi fatti che sembrano scaturire dalla caverna della psiche, e ancora ce lo chiediamo, senza tregua, senza consolazione e convinte/i che solo un profondo cambiamento culturale, un’educazione affettiva che parta fin dai primissimi anni, possa portare a un mutamento vero della situazione di noi tutte/i.
Grandi parole non ne abbiamo, anche se non possiamo quasi più sopportare. Ci uniamo al dolore della famiglia di Zoe e della comunità intera, ma anche allo spavento e al dolore che ci viene dal pensare a un gruppo di loschi personaggi riuniti con bastoni e livido odio sotto la casa di un presunto colpevole già condannato senza il beneficio del dubbio.
Come diceva Vittorio Arrigoni, anche lui annientato, ma come tutti i puri, solo fisicamente, dalla violenza: restiamo umani. Perché è la nostra unica speranza.