Il quattro novembre, anche questo quattro di novembre 2026, è ufficialmente la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Un giorno solo, due celebrazioni.
Un paradosso così perfetto che sembra scritto apposta per essere coerente con il carico di contraddizioni dell'Italia di questi anni...

Riguardo le Forze Armate, negli ultimi cinque anni la “giornata” è diventata una condizione permanente, quotidiana. La spesa militare non conosce pause e secondo i dati comunicati alla Nato, nel 2025 si è passati da 32,7 a 45,3 miliardi di euro (+38% circa) di investimenti in armamenti, raggiungendo magicamente il 2% del Pil.

Il bilancio proprio del settore della Difesa ha superato i 31 miliardi nel 2025 e si attesta, in stima, intorno ai 32-34 miliardi nel 2026.
Gli acquisti di sistemi d’arma sono lievitati sena ritegno: dai 3 miliardi annui di un tempo agli oltre 13 miliardi del 2026.
Solo nel periodo 2023-2026 si concentrano più di 46 miliardi di commesse.
Centinaia di miliardi cumulati dal 2010 a oggi, e altri centinaia in prospettiva per inseguire obiettivi Nato sempre più ambiziosi.

E allora possiamo dire che ogni giorno è la festa delle Forze Armate: i soldi arrivano, i programmi di armamento si moltiplicano, l’industria della difesa fa festa.
La “giornata” ufficiale è solo la copertina lucida di un processo che non si ferma mai.

E poi c’è l’Unità Nazionale.
Quella, invece, è rigorosamente confinata al 4 novembre: un giorno di corone d’alloro, bandiere, discorsi e comizi.
Gli altri 364 giorni si lavora sodo per smontarla pezzo per pezzo, a partire dal folle progetto dell’autonomia differenziata, il più elegante degli strumenti.
Ad onore del vero, a noi sembra solamente uno specchietto per le allodole che promette “efficienza” e “vicinanza ai territori” mentre distribuisce iniquità strutturali tra regioni ricche e regioni meno ricche, tra Nord e Sud, tra chi può trattenere risorse e chi resta indietro.

Ad oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva le intese su tale scempiaggine con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, in un tripudio di materie trasferite o in via di trasferimento: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, e aspetti di tutela della salute legati al coordinamento della finanza pubblica (tariffe, assunzioni, gestione di risorse regionali).

I disegni di legge sono stati trasmessi al Parlamento e non c'è ancora piena operatività, ma il pernicioso percorso è aperto.
Altre regioni, soprattutto del Sud, annunciano ricorsi mirati contro questo disegno che si propone tanti obiettivi meno quello di unire, in termini di servizi e benessere della cittadinanza, la nazione.

Dalla commistione dei due aspetti che si "festeggiano" anche questo 4 novembre, il messaggio è chiaro: l’unità vale per le celebrazioni e per i bilanci della Difesa; per i servizi, la sanità, le risorse e i diritti si può cominciare a differenziare.

Così il 4 novembre diventa il giorno in cui si onora l’unità mentre si finanzia la divisione, e si esalta la difesa della Nazione mentre si indebolisce il tessuto che la tiene insieme.

Spendiamo di più per le armi che per tenere uniti i cittadini, ma lo facciamo con la coscienza a posto, perché almeno un giorno all’anno deponiamo una corona.

Forse un giorno, tra una giornata delle Forze Armate e l’altra, ci ricorderemo che l’unità nazionale non si difende con i miliardi destinati agli armamenti, ma con politiche che non creino cittadini di serie A e di serie B.

Fino ad allora, il 4 novembre resterà una bella cerimonia in un Paese che, per 364 giorni, preferisce dedicarsi ad altre priorità.

I cittadini firmatari:
Fabrizio Biolé con Enrica Abbona, Giovanni Arusa, Pierangelo Barale, Fulvio Baralis, Pietro Bertero, Fabia Bessone, Lino Boscotti, Claudio Calleri, Roberto Canelli, Irene Ciravegna, Angelina Cucè, Cesare Cuniberto, Francesca D'Amuro, Augusto Dalmasso, Lucia Davico, Daniela De Cara, Giovanni Di Lorenzo, Lorena Gallo, Salvatore Giordano, Stefano Girardi, Adriano Isoardi, Elisa Malgioglio, Angelo Mallamaci, Giuseppina Mosca, Daniela Oggerino, Rosita Oreglia, Mauro Osenga, Mauro Peira, Angelo Quatrale, Francesco Riotta, Bianca Roagna, Ettore Robbione, Sebastiano Sampò, Natasha Sanna, Massimo Sottimano, Paolo Tessiore, Marialuisa TIbaldi.