E ora affrontiamo le vere questioni



di Alessandro Mortarino.


Il dibattito pubblico organizzato la scorsa settimana dal Movimento Stop al Consumo di Territorio Astigiano sui progetti "Agrivillage" e "Porta del Monferrato" sembra avere rivitalizzato l'analisi sull'identità urbanistica, sociale ed economica della città e della provincia: è un segnale molto positivo. Dopo le quasi quattro ore di interventi, in una sala gremita come non mai, anche nei giorni successivi si sono susseguite le dichiarazioni di soggetti - economici e sociali - tutte fortemente critiche e, a guardar bene, indirizzate ad un quadro d'assieme che ora dobbiamo avere la forza di orientare verso una serie di risposte ancor più concrete ed assolute ...



Dal nostro punto di vista non è stata una sorpresa. Eravamo e siamo consapevoli di quale sia il livello di attesa che anima i cittadini e il fatto che i massimi vertici di Slow Food nazionale, dell'Ordine Architetti e delle forze locali del commercio, dell'agricoltura, del comparto vitivinicolo si siano chiaramente espressi confermando le nostre tesi, è stata la dimostrazione che il percorso culturale che da anni stiamo seguendo non è soltanto una chimera utopistica, ma un orientamento di concreto spessore.

Ora, però, inizia la fase forse più difficile. Da quasi tre mesi abbiamo a nostra disposizione una fotografia urbanistica reale odierna, grazie al censimento che il Comune di Asti ha provveduto a mettere a disposizione della cittadinanza tutta, nell'ambito della nostra campagna nazionale "Salviamo il Paesaggio".

Sappiamo che gli edifici non residenziali vuoti (li possiamo catalogare prevalentemente come produttivi/commerciali/uffici) sono ben 1.422.

Sappiamo che la popolazione cittadina è aumentata di poco più di 4 mila residenti negli ultimi 12 anni (di cui poco meno di 500 negli ultimi due anni) e che le abitazioni attualmente sfitte sono 1.786: sarebbero in grado di garantire un tetto ad altri circa 4 mila residenti.
Senza dimenticarci che le "seconde case" presenti in città sono addirittura 6.629.

Sappiamo anche che il dato demografico storico è molto chiaro: nel 1971 i residenti in Asti erano 76.151, al 16 ottobre 2013 ne risultavano 77.438; poco più di mille abitanti nell'arco di 40 anni abbondanti !

E sappiamo anche che il Piano Regolatore (in vigore dal 2000) prevede 127.503 abitanti potenziali insediabili, 50 mila in più rispetto al reale.

Dunque il vero "cuore" del problema sta proprio nel Piano Regolatore: sovradimensionato nel 2000 e palesemente non attuato nelle sue previsioni in questi 14 anni.
Tutte le discussioni che stiamo sviluppando hanno in questo "vulnus" il loro vincolo e limite estremo, ciò vale anche per l'espansione dei centri commerciali.

Per questo il Movimento Stop al Consumo di Territorio Astigiano e la Rete delle 934 organizzazioni che costituiscono il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio ribadiscono oggi la richiesta - già formalizzata il 15 marzo dello scorso anno all’amministrazione comunale di Asti - di deliberare una Variante di salvaguardia al vigente Piano Regolatore per arrestare qualunque nuova edificazione all’interno della superficie comunale della città e consentire così la progettazione di un nuovo strumento di pianificazione urbanistica basato sui dati demografici e sui risultati del censimento del patrimonio edilizio esistente e non utilizzato in città.

E' una richiesta che rinnoviamo. Questa volta in modo perentorio, consapevoli dell'urgenza e della visione ormai complessiva che anche il mondo delle professioni e le categorie economiche mostrano di condividere.

Nella serata di lunedì 10 febbraio non ci siamo però limitati a indicare errori e punti critici: abbiamo anche offerto spunti nuovi su cui vorremmo che l'attenzione di tutti si focalizzasse. In particolare su quattro proposte:

1. Progettazione di un efficiente sistema di trasporto pubblico locale. Negli ultimi anni il “taglio di rami secchi” in ambito ferroviario e nel trasporto pubblico su strada ha di fatto reso meno appetibile per i cittadini l’utilizzo di mezzi pubblici e l’automatico loro ricorso all’autovettura individuale. Nella nostra provincia il dibattito è stato intermittente e crediamo sia ora necessario aprire una discussione ampia e partecipata che prenda in considerazione tutti gli aspetti critici attuali: dalla debolezza dei collegamenti tra Asti e Milano (criticità anche nell’ottica Expo 2015)  e Asti-Genova, all’azzeramento delle linee ferroviarie Alba-Asti e Alba- Nizza; dalla soppressione di linee sostitutive su gomma (fino alla totale soppressione del servizio nel mese di Agosto scorso), alla mobilità cittadina e all’inquinamento atmosferico, in particolare di Asti capoluogo. Anche per questo tema – che riteniamo di centrale importanza - ci faremo a breve promotori di un incontro pubblico cui inviteremo amministratori, esperti e cittadini. Maggiori dettagli qui:  https://www.altritasti.it/index.php/archivio/ambiente-e-territori/1868-la-ferrovia-del-monferrato e anche qui: https://www.altritasti.it/index.php/archivio/ambiente-e-territori/1888-seconda-linea-del-monferrato-e-cenni-sulla-ferrovia-del-turc

2. Festival delle Sagre 2015 in abbinamento all’Expo internazionale di Milano. La proposta del tecnologo alimentare Massimo Longo ha l'obiettivo di creare le condizioni per intercettare parte dei turisti dell'Expo 2015 all'interno della nostra Provincia e, parallelamente, cogliere l'occasione per provocare una migliore relazione tra gli "attori" principali del Festival delle Sagre, cioè le Pro Loco con la loro offerta gastronomica. Si tratta di stimolare un forte utilizzo di materie prime e ingredienti prodotti localmente al fine di consentire virtuosi sviluppi economici e sociali del tessuto astigiano e favorire una maggiore conoscenza delle loro caratteristiche da parte delle migliaia di turisti che ogni anno fanno le fila dinanzi agli stand. I due obiettivi possono essere avvicinati utilizzando uno strumento di certificazione, che è già stato utilizzato, ad esempio, per i Giochi Olimpici di Londra: la norma ISO 20121 che riguarda l’organizzazione e la gestione di eventi in un’ottica di sostenibilità ed è in corso di implementazione per l’Expo 2015 stessa (http://www.expo2015.org/expo-in-chiaro/sostenibilita/carta-dei-lavori). Riuscire a certificare ISO 20121 il Festival delle Sagre 2015 darebbe un’enorme visibilità internazionale ad Asti e Provincia come “terre della sostenibilità”, dunque si configurerebbe come una straordinaria azione di marketing turistico. L’utilizzo di prevalenti materie prime del territorio consentirebbe già quest’anno di mettere in moto il lavoro di un gran numero di agricoltori, le cui produzioni sarebbero al centro dei piatti offerti dal Festival delle Sagre 2015 (magari organizzato su due weekend) e perfettamente in linea con il cuore tematico dell’Expo 2015 (“Nutrire il Pianeta”). Maggiori dettagli qui: https://www.altritasti.it/index.php/asti-e-provincia/1891-arriva-expo-2015-e-asti-puo-giocare-la-sua-carta-vincente

3. Percorso per la creazione di un Marchio Territoriale del Monferrato, come strumento per stimolare una politica di Responsabilità sociale del territorio. Naturale estensione della proposta precedente, può rappresentare un utile strumento per coinvolgere istituzioni, enti, organizzazioni e aziende di varie filiere in un percorso condiviso di sviluppo locale, che coniughi gli aspetti economici, sociali e ambientali. Chiarendo da subito che non si tratta di una semplice "etichetta da appiccicare” sopra i prodotti locali e non intende sommarsi ai numerosi marchi di prodotto già presenti, il Marchio vorrebbe valorizzare il territorio muovendosi sul piano del riconoscimento formale e della certificazione delle produzioni locali di diversi comparti (tessile, calzaturiero, legno e derivati, cartario, chimico, erboristico, prodotti per l’igiene, artigianato, metalli, ecc.), ivi compreso il comparto agroalimentare. Maggiori dettagli qui:
https://www.altritasti.it/index.php/asti-e-provincia/1895-creiamo-un-marchio-territoriale-del-monferrato-contro-la-cri

4. Costituzione della Rete di Economia Solidale e Sostenibile Astigiana (R.E.S.S.A.). Si tratta di un "laboratorio" di sperimentazione civica, economica, culturale e sociale che alcuni soggetti astigiani (circa 30 al momento) hanno appena avviato e vede coinvolti i Gruppi di Acquisto Solidali di Asti e Canelli, la coop. della Rava e della Fava e decine di piccole aziende agricole famigliari accomunate dall’idea di poter proporre una crescita collettiva territoriale capace di sviluppare le condizioni affinché iniziative economiche diverse (democratiche, motivate socialmente, radicate nel territorio …), trovino opportunità. Una Rete locale in grado di avvicinare i produttori biologici/biodinamici certificati o quelli sostenibili non certificati direttamente ai cittadini consapevoli, basato su nuove relazioni tra i soggetti economici, su principi di reciprocità e cooperazione, compatibili con la sovranità alimentare intesa come diritto e dovere di ogni popolo a produrre e consumare il proprio cibo, che favoriscano la vitalità di un  tessuto rurale ricco di una ampia e ramificata presenza di piccoli produttori contadini e siano rispettosi della terra, del paesaggio, degli animali, delle persone, della biodiversità. La R.E.S.S.A. si sta dotando di un proprio spazio web pensato come ad una “mappa” del territorio in grado, con immediatezza, di consentire a chiunque di visualizzare rapidamente il prodotto o il produttore sostenibile di cui si necessita, raccogliere informazioni qualitative, scegliere il “luogo” di acquisto più adatto alle proprie esigenze.

Il dibattito, ora, è aperto ...

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