Un funerale tra cultura e coltura...

di Ettore Chiavassa.

Domenica 24 maggio ho presenziato al "funerale" dei 16 secolari castagnoni del Roero abbattuti nel territorio del comune di Monteu Roero, di cui 5 a fianco della strada asfaltata (nonché breve tratto del sentiero regionale S1) che dal cimitero (luogo, senza volerlo, proprio in tema...) conduce verso il paese.
Gli alberi, come anche i più ignoranti sanno, ci offrono numerosi servizi ecosistemici. Non sto ad elencarli tutti, ne cito solo uno, il più banale: ci fanno respirare, ci fanno vivere...

Ciò premesso, è stata una cerimonia un po' mesta, ma non triste. Un corteo partecipato, sereno, senza chiasso, senza bandiere associative e presenze politiche. Solo gente comune, molti giovani, papà e mamme con bimbi, tutti "ecologisti", non "ambientalisti" radicali e violenti.
Cartelli esplicativi, cori satirici, sonetti in rima, cantati al suono di una chitarra e di una conchiglia.

Un funerale, non un processo all'amministrazione comunale e/o alla proprietà dell'appezzamento sulle presunte rispettive responsabilità, ma la denuncia di un fatto verificatosi, qui sta il paradosso, nell'apparente regolarità e legalità, in base alle norme e alle prescrizioni vigenti, dei due soggetti interessati.
Un insieme di numerosi castagnoni che non viene considerato bosco, ma coltura agricola e, come tale, passibile di abbattimento ed eventuale  sostituzione culturale.

Un appezzamento incolto, dopo 10 anni di abbandono, di area minima di 2000 mq. e larghezza di almeno 20 m. viene considerato bosco e quindi assoggettato a vincoli, mentre un insieme di alberi possenti, di eccezionale impatto paesaggistico, alcuni ultra secolari, fatte salve esigenze di grave e comprovato pericolo, non viene tutelato??

Ricordo che 7 anni fa un'associazione ecologica di costituzione ultratrentennale aveva promosso una campagna per la salvaguardia dei castagnoni roerini non solo per la loro importanza storica e naturalistica, ma come simbolo identitario della cultura, delle tradizioni e dell'economia del Roero e (con la loro regina Castagna Granda), forte attrattiva per i turisti.

Un'ultima considerazione: come avviene nei funerali veri, i parenti e gli amici si stringono nell'affetto e nel ricordo di chi li ha lasciati, ma c'è un momento della funzione, laica o religiosa rappresentazione reale della fine che faremo tutti, in cui ci si ritrova a fare un esame di coscienza, a meditare sul senso della propria esistenza, sul significato e valore che vorremmo dare alla nostra vita e su come la viviamo nella realtà.

Nel Roero l'avidità, la ricerca prevalente e spasmodica del profitto stanno prevalendo.
Si continua a gettare rifiuti, a spianare colline, ad usare diserbante, a tagliare boschi, i grandi alberi isolati, le siepi distruggendo habitat  di biodiversità per una squilibrata crescita delle monocolture.

Il funerale di domenica dovrebbe essere l'occasione per tutte le persone e le associazioni che hanno a cuore i "beni comuni" boschi, acqua, aria, suolo per meditare, interrogarsi sul perché della loro limitata efficacia nel raggiungere i risultati auspicati, certamente non proporzionati alla passione profusa e al lavoro (volontario) svolto, alle manifestazioni, agli articoli di stampa che hanno caratterizzato e caratterizzano la loro azione.

Cos'è che non funziona nel far comprendere che basterebbe un cambio di vocale per trasformare "coltura" in "cultura"?

Aggiungi commento

Invia
Altritasti Periodico on line dell'Associazione di Promozione Sociale Altritasti - via Carducci 22 - 14100 Asti - C.F. 92060280051
Registrazione: Tribunale di Asti n. 7/2011 del 28.10.2011 - Direttore Responsabile: Alessandro Mortarino