di Alessandro Mortarino.
Anche nel 2025 la Granda si conferma alla vetta della classifica regionale del suolo naturale "perduto" a causa delle azioni impermeabilizzanti degli esseri umani: in provincia sono stati consumati complessivamente ben 262 ettari, cioè più di 2,6 milioni di metri quadrati a una media di 7 mila metri quadrati ogni giorno (equivalenti a un campo da calcio). Un consumo di suolo superiore a quello di ogni altra provincia piemontese, Torino compresa, pari a quasi un terzo del totale regionale. Un dato che la pone al sesto posto nella classifica delle regioni a maggior consumo a livello nazionale...

Il dato emerge dall'annuale Rapporto sul consumo di suolo elaborato dall'Ispra (l'Istituto Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale, organo scientifico del Ministero dell'Ambiente) e certifica con rigore ciò che ad occhio nudo è inevitabile non registrare ogni giorno, ovvero la continua erosione della "terra" naturale - magazzino principale di cattura della CO2 - da parte di cemento e asfalto. Un consumo di suolo che non solo continua ma addirittura cresce: ma cosa si aspetta ancora per fermare questo stillicidio inutile, data la presenza di un enorme stock di immobili inutilizzati?

In questi giorni da ogni parte della società e della politica vengono commentati questi dati allarmanti con molta nettezza, parrebbe una unanimità assoluta nel condannare le cattive performance della Granda. Ma le ricette mancano e l'ormai "famoso" disegno di legge elaborato dal nostro Forum nazionale Salviamo il Paesaggio per l'arresto del consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati giace immobile (e derelitto) alla Camera dei Deputati, dopo essere stato già abilmente stoppato al Senato nella precedente legislatura (dopo più di due anni di audizioni, confronti, analisi in Commissione congiunta Agricoltura e Ambiente).

Enrico Nada, presidente di Coldiretti Cuneo ha posto l'accento sulla necessità di salvaguardare almeno i terreni più fertili: «Per una provincia a forte vocazione agricola come la nostra, proteggere la terra fertile significa difendere la produzione di cibo e il futuro delle comunità. I dati Ispra confermano l'urgenza di approvare la legge nazionale sul consumo di suolo e di mettere la tutela delle aree agricole al centro».

Ci sarebbe materia prima più che sufficiente per aprire un dibattito e creare soluzioni, ma siamo pronti a scommettere che fra qualche giorno i dati del Rapporto annuale verranno accantonati. Come sempre. Abbandonando il suolo - cioè la Natura - al suo triste destino. 

Il suolo. Tutto il suolo libero, non solo quello fertile. Perché non è solo la "pancia" ciò che dobbiamo riempire: c'è (forse) anche lo spirito e la mente, minuscoli accessori spesso dimenticati, che occorre nutrire. Di semplice bellezza, di respiro, paesaggio, territorio...