Tredici papà detenuti del Morandi di Saluzzo hanno scritto il libro per bambini “Il Bosco Buonanotte”

Si chiama “Il Bosco Buonanotte”. È il titolo del libro per bambini frutto di una scrittura collettiva di tredici papà-detenuti di Alta Sicurezza della casa di reclusione “R.Morandi” di Saluzzo. Edito dalla Scritturapura Casa Editrice di Asti, con le illustrazioni di Francesca Reinero e una prefazione curata da Simona Vinci, vincitrice del premio Campiello 2016, il libro racconta per illustrazioni una storia che parla di maschere e di solitudini, di grandi illusioni e di mancanza di amori. La realizzazione del libro è avvenuta all’interno del laboratorio di scrittura del progetto Liberandia (2019-2020) promosso dall’Associazione Voci Erranti Onlus di Savigliano, autrice del libro.

Il progetto è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e ha compreso un percorso psicologico sul tema della genitorialità per i detenuti, tenuto dall’equipe dell’associazione Mamre Onlus di Torino e un laboratorio di scrittura creativa gestito da Grazia Isoardi (direzione artistica Voci Erranti Onlus) e Yosuke Taki (scrittore, artista e regista teatrale). Il libro è stato presentato sabato 19 settembre al teatro Milanollo di Savigliano. È in vendita al prezzo di 20 euro sul canale di distribuzione Messaggerie e da ottobre nelle principali librerie. Per maggiori informazioni è possibile scrivere alla casa editrice Scritturapura all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

“Dall’esperienza del teatro alla scrittura di un racconto per bambini: questo è l’ultimo anello del percorso di lavoro e di formazione che Voci Erranti ha realizzato presso la casa di reclusione di Saluzzo – afferma Grazia Isoardi, direttrice artistica di Voci Erranti -. Chi vive il carcere nella quotidianità conosce bene le sofferenze che comporta una vita privata non solo della libertà individuale, ma degli affetti familiari, la mancanza del rapporto con la propria famiglia, in modo particolare con i propri figli. L’essere padre in carcere significa fare i conti con una assenza che, inevitabilmente, lascerà tracce indelebili nel percorso di crescita dei figli, della coppia e, nello stesso tempo, aumenta il senso di colpa senza possibilità di riparazione.

La genitorialità è minata alla base e la relazione padre-figlio soffre da entrambe le parti. Dopo circa tre mesi di laboratorio e incontri, il gruppo, composto da un gruppo di partecipanti-papà, ha prodotto questa storia, Il Bosco Buonanotte, una storia per bambini che va bene anche per gli adulti e che spera di portare occasione di riflessione”.

Il laboratorio di scrittura è durato dal mese di settembre 2019 fino a gennaio di quest’anno; oltre ai 13 papà detenuti tutti con figli che vivono lontani e che vedono poche volte all’anno, ha visto la partecipazione di due psicologhe, un antropologo narratore, un artista giapponese, due educatrici dell’istituto penitenziario, un’illustratrice, un tirocinante.

“Il gruppo è partito con un desiderio comune: arrivare al mondo dei bambini attraverso la creazione di una storia – conclude Grazia Isoardi -. Insieme abbiamo scritto, disegnato, ascoltato e condiviso paure e desideri per il futuro. Ad ogni appuntamento nasceva un nuovo racconto, le pagine bianche si riempivano di parole autentiche da tempo non pronunciate. Nomi. Luoghi. E poi tanti silenzi. Il Bosco Buonanotte è il frutto di questo bel viaggio, lavoro collettivo di un gruppo che si è messo in gioco con disarmante sincerità”.

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