10 numeri per capire l’agricoltura piemontese

L’agricoltura piemontese sta affrontando un profondo rinnovamento. Gli effetti del riscaldamento globale e la crisi economica stanno accelerando con forza le trasformazioni che il mondo agricolo aveva intrapreso alla fine del secolo scorso: in molti settori produttivi si osservano cambiamenti nei processi e negli orientamenti produttivi. Sul piano del mercato si assiste a una sempre maggiore segmentazione e qualificazione dell’offerta al fine di valorizzare le produzioni e di sottrarsi alle crisi delle “commodity”. Sul piano territoriale si è notevolmente allargata l’influenza della cosiddetta “economia del gusto” che ha contribuito al rilancio di alcune aree rurali della regione. Infine, è da rimarcare l’importanza delle politiche pubbliche rivolte al settore e in particolare della PAC (Politica Agricola Comune), che ne condiziona fortemente lo sviluppo e gli orientamenti produttivi.
L’IRES Piemonte, attraverso il proprio Osservatorio Rurale, monitora e analizza queste tendenze, con un particolare interesse per le politiche pubbliche e le dinamiche socioeconomiche del mondo rurale...

Da circa 15 anni affianca la Direzione Agricoltura della Regione Piemonte supportandola nelle diverse fasi di impostazione ed attuazione delle politiche di sviluppo rurale.

Quante sono le aziende agricole in Piemonte?
Il numero è fisiologicamente in calo da alcuni decenni. Negli ultimi 5 anni si è passati da 55.428 a 52.189 aziende con un calo medio annuo dell’1,5%. Il numero di addetti nelle ultime annate è, invece, rimasto stabilmente poco sopra le 70.000 unità. Le aziende, quindi, aumentano di dimensione e necessitano di maggiore manodopera, seppur in molti casi in forme stagionali o precarie. Osservando la composizione della componente dipendente, che nel 2017 ha raggiunto per la prima volta il 30% del totale degli addetti, si nota che il numero di assunti a tempo indeterminato è rimasto stabile intorno alle 5.000 unità mentre è cresciuto il numero dei dipendenti stagionali o a tempo determinato (da 13.865 nel 2014 a 16.469 nel 2017). Rimane maggioritaria la componente del lavoro autonomo che rappresenta il 70% degli addetti.

Quante sono le aziende agricole condotte da giovani?
Il settore è caratterizzato da forti difficoltà nel ricambio generazionale: è fenomeno comune a gran parte dell’UE, sebbene risulti più marcato in alcune regioni italiane, tra cui il Piemonte. Nell’ultimo decennio la presenza di titolari con meno di 40 anni è andata calando fino al 2015, toccando la percentuale minima dell’11,2% sul totale. Tuttavia, a partire dal 2016, si è registrata un’inversione di tendenza confermata anche nelle due annate successive (raggiungendo il 13,4% nel 2018 per un totale di 6.656 aziende). Per il raggiungimento di questo obiettivo sono notevoli gli sforzi messi in campo dalle politiche, in particolare attraverso il PSR della Regione Piemonte che sin dal 2000 ha fortemente investito su questa linea di intervento. I maggiori ostacoli al ricambio generazionale sono: la difficoltà di accesso alla terra e al credito, gli elevati costi di installazione e la scarsità dei servizi nelle zone rurali.

Qual è la percentuale di territorio piemontese utilizzato dal settore agricolo?
Il 36% del territorio della regione è destinato alla produzione agricola, pari a 913.292 ettari di SAU (Superficie Agricola Utilizzata), in leggero calo rispetto agli anni precedenti, e storicamente frammentata sia dal punto di vista aziendale (una media di 17,5 ha/azienda) sia dal punto di vista settoriale. L’agricoltura di pianura è piuttosto omogenea: nelle province di Cuneo e Torino prevalgono l’allevamento intensivo (bovino e suino) e le coltivazioni cerealicole e industriali. Le pianure orientali delle province di Vercelli, Biella e Novara, invece, sono caratterizzate dal paesaggio della risaia e dalle sue tipiche infrastrutture. Più concentrate sono le coltivazioni ortofrutticole, in particolare nell’Alessandrino (orticole) e nel Saluzzese (frutta fresca). L’area collinare delle Langhe e del Monferrato è incentrata sulle produzioni vitivinicole, vero e proprio motore dell’economia enogastronomica. A queste si associa anche una zootecnia bovina con carattere più estensivo ed una crescente presenza della coltivazione di nocciole. L’agricoltura montana è quella più frammentata, a causa delle peculiarità fisiche del territorio e delle problematiche demografiche. In queste aree è frequente il ricorso ad attività di diversificazione e di vendita diretta, in particolare nelle aree interessate dai flussi turistici. La zootecnia prevalente è quella bovina estensiva affiancata da ovicaprine.

Quanto vale l’agricoltura piemontese?
Il valore aggiunto della branca agricoltura, silvicoltura e pesca in Piemonte ammonta a circa 1,94 miliardi di €. Se sommiamo anche la parte relativa all’industria alimentare la cifra sale a 5,33 miliardi pari al 4,53% del valore aggiunto regionale. Il valore totale della produzione del settore agricolo (a prezzi correnti) ammonta a 3,82 miliardi di € a cui vanno sottratti 1,89 miliardi di consumi intermedi (prodotti utilizzati o consumati durante la fase produttiva). Tra i settori più rilevanti in regione spiccano la carne bovina (431 milioni di €), il comparto vitivinicolo (414 milioni), il lattiero caseario (341 milioni) ed il cerealicolo (377 milioni).

Quanto vale l’export agroalimentare piemontese?
L’intero settore agroalimentare piemontese, nel 2018, ha esportato beni per 5,96 miliardi di €. Le importazioni ammontano, invece, a 4,21 miliardi generando un saldo positivo della bilancia commerciale per 1,75 miliardi di €. Il Piemonte da sempre risulta importatore netto di prodotti agricoli (2,27 mld di € contro 0,51 mld di export) ed esportatore di prodotti trasformati (import 1,94 mld di € ed export 5,45 mld). Il settore primario, infatti, destina la gran parte dei propri prodotti al mercato interno, sia verso l’industria locale che per il sistema distributivo. Tra le poche produzioni primarie ad essere esportate va citata la frutta fresca (soprattutto mele e kiwi). Al contrario, per i prodotti trasformati, sono numerose le produzioni destinate all’export come, ad esempio, i vini, il caffè e i prodotti dell’industria dolciaria.

Quali e quante sono le produzioni tutelate nel settore agroalimentare?
Il settore che maggiormente si fonda su una produzione certificata e tutelata è il vitivinicolo. In Piemonte l’89,4% del vino prodotto ricade sotto una delle 59 Denominazioni di Origine. Si tratta di 42 DOC (Denominazione di Origine Controllata) e 17 DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), sparse su quasi tutto il territorio regionale. Un altro settore importante è quello caseario in cui il Piemonte può vantare 7 DOP (Denominazione di Origine Protetta) esclusive ma con volumi limitati e 3 DOP condivise con altre regioni del Nord. Tra queste l’unica prodotta principalmente in regione è il Gorgonzola (oltre il 50%). Nei restanti settori, ad eccezione della Nocciola Piemonte IGP (Indicazione Geografica Protetta), che sta attraversando un vero e proprio boom produttivo, si trovano una pluralità di produzioni tutelate (82 in totale) ma di impatto minimo sull’economia agricola regionale. La ricchezza del territorio piemontese, con le sue frammentazioni e peculiarità, è anche riconosciuta in una moltitudine di produzioni tipiche (ben 332) regolamentate sotto la dicitura PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale).

Quante sono le aziende agricole biologiche?
Secondo i dati diffusi dall’Anagrafe Agricola della Regione Piemonte, sono 2.256 le aziende piemontesi che aderiscono al regime di produzione dell’agricoltura biologica. La superficie coltivata con questo metodo è di poco inferiore ai 65.000 ha, pari al 7,1% della superficie agricola regionale, in crescita ma ancora lontano dalla media nazionale (15,1%). La maggior parte di questi terreni è in pianura (57%) e riguarda soprattutto produzioni ortofrutticole e seminativi. La restante parte è suddivisa tra il 25% in montagna e il 18% in collina. Dal punto di vista ambientale questo dato è rafforzato da una forte presenza di superfici coltivate in aree ad alto valore naturale (HNV), pari a 325.037 ettari, circa il 28% dell’intera SAU regionale. Si tratta di aree in cui l’agricoltura convive e spesso aiuta a mantenere aree di interesse naturale, in cui sono ospitate specie protette o habitat naturali preziosi per la biodiversità.

Quante aziende agricole ci sono in Piemonte che svolgono attività di agriturismo?
La diversificazione dell’attività agricola può contribuire alla sopravvivenza di molte aziende. L’attività più diffusa è l’agriturismo (praticato da 1.305 aziende agricole), che permette un’alta valorizzazione della produzione aziendale in connessione con l’offerta di servizi turistici. Tra le altre forme di diversificazione le più diffuse vi sono le fattorie didattiche e l’agricoltura sociale. Attività più tradizionali sono invece il contoterzismo e lo svolgimento di lavori pubblici (manutenzione aree verdi, sgombero neve, ecc..). Queste attività rivestono una particolare importanza per le aziende in aree marginali, in cui riscontrano maggiori difficoltà sia produttive che di mercato. Cresce inoltre, il ruolo delle aziende agricole nell’offerta di servizi legati sia alla sfera ricreativa che a quella dei bisogni sociali e assistenziali, in particolare nelle aree urbane e periurbane.

Quanto valgono i contributi pubblici (Primo pilastro, sostegno al reddito)?
La Politica Agricola Comune si divide in due grandi capitoli di spesa, chiamati pilastri: il primo (sostegno al reddito e misure di mercato) ed il secondo (sviluppo rurale). Per il sostegno al reddito, ogni azienda agricola ha diritto a percepire un pagamento, a patto di rispettare alcuni impegni di base di natura ambientale. Si tratta di un volume totale annuo, per il Piemonte, di circa 340 milioni di €. La distribuzione avviene a seconda della superficie (o dei capi allevati) con alcune differenze tra i settori, destinate ad appianarsi nei prossimi anni. Il volume dei pagamenti di base è pari al 57% del totale. A questi si associano un pagamento “verde” (30%) per impegni ambientali più vincolanti e un pagamento per i giovani agricoltori (1%). Il restante 12% è invece il “pagamento accoppiato”, un premio assegnato ad alcune produzioni individuate a livello nazionale come meritevoli di sostegno.

Lo sviluppo rurale: cos’è e come funziona?
Il secondo pilastro della PAC è rappresentato dai Programmi di Sviluppo Rurale (PSR), in Italia su base regionale. Nel ciclo attuale (2014-2020) le risorse a disposizione della Regione Piemonte ammontano a 1,078 mld di €. I principali obiettivi riguardano la competitività del settore agricolo, la gestione sostenibile delle risorse naturali e lo sviluppo territoriale delle economie e delle comunità rurali. Il Piemonte ha attivato 14 linee di intervento (Misure) tra cui le più importanti per impegno economico sono gli investimenti per le aziende agricole (280 M€) e i pagamenti agroambientali (263 M€). Altre misure importanti riguardano la formazione, l’adesione ai regimi di qualità, il ricambio generazionale, i servizi per le zone rurali, l’agricoltura biologica, l’indennità compensativa in aree montane, l’innovazione e cooperazione e infine il programma Leader che sostiene uno sviluppo di tipo partecipativo in 14 aree rurali predefinite (montane e collinari).

FONTE:
Note brevi sul Piemonte - N. 17/2019 - a cura di Stefano Cavaletto (IRES Piemonte) - http://www.ires.piemonte.it

 

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