Economia della morte

di Franco Berardi Bifo.

Notizia uno. L’impresa Arcelor Mittal (Usa) aveva accettato di gestire l’Ilva di Taranto in cambio dell’impunità ambientale. Il decreto 1 del 2015 varato dall’allora presidente del consiglio Matteo Renzi al secondo articolo recita: “Si esclude la responsabilità penale e amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente (e dei soggetti da questi delegati) dell’Ilva di Taranto in relazione alle condotte poste in essere in attuazione del Piano ambientale”. Tradotto in italiano: in cambio della disponibilità ad accumulare profitti dalla produzione di (inutile) acciaio lo stato italiano permette all’acquirente dell’Ilva di Taranto di uccidere, provocare il cancro ai polmoni di vecchi e bambini, rendere l’aria irrespirabile. Se lo Stato italiano si azzarda a mettere in discussione questo accordo l’acquirente se ne va...

Notizia due. Le aziende emiliane di (inutile) packaging minacciano fuoco e fiamme (metaforicamente parlando e non solo) se lo stato italiano si azzarda a mettere una tassa di un euro per ogni (inutile) impacchettamento di plastica.

Morale della favola. Possiamo trarre una morale da queste due storie che si sono accavallate nelle cronache funerarie degli ultimi giorni? Certo che possiamo. La morale è questa: il capitalismo è un sistema che produce ormai essenzialmente cose inutili e orribilmente dannose, la cui sola finalità è accumulare profitto. È un cadavere nel quale siamo intrappolati, il cui prodotto netto è depressione, malattia, morte.

Altra morale della favola. Se lo stato italiano fosse una cosa seria, se il suo scopo fosse il benessere dei cittadini, dovrebbe immediatamente arrestare i dirigenti del gruppo Arcelor Mittal, espropriare gli stabilimenti, garantire il salario pieno agli operai che sono costretti a lavorare in condizioni altamente tossiche, e destinare a scopi produttivi utili lo stabilimento e il lavoro dei dipendenti. Naturalmente questo non accadrà perché lo stato italiano come tutte le istituzioni politiche esistenti non hanno alcun potere, alcuna competenza, alcun coraggio per fare la cosa giusta, cioè cancellare il profitto di capitale, e sostituirgli l’utilità e il benessere degli umani. Lo stato italiano verrà a patti con le aziende di packaging, che minacciano di far vincere le elezioni emiliane ai nazisti, cederà sulla plastica come su ogni altra cosa che riguardi l’interesse sociale.

Intanto a Delhi… Questi due episodi dimostrano che il capitalismo è un cadavere nel quale siamo intrappolati, un corpo marcescente altissimamente tossico. Lo sviluppo del capitale coincide ormai puntualmente con la malattia, la psicosi e la morte degli organismi. Guardate New Delhi, la capitale del grande successo del capitalismo globale, l’economia emergente indiana. Respirare è divenuto impossibile. La gente non può uscire di casa perché la nebbia tossica invade le strade. Gli aerei non possono atterrare né decollare. Milioni di mascherine vendute in pochi giorni non servono a proteggere i polmoni di una generazione che avrà il cancro a venti anni.

Tratto da: https://comune-info.net/economia-della-morte/

 

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