Giù le mani dai diritti delle Donne

Intervento della CGIL Asti e del Coordinamento Donne CGIL Asti sul testo di legge presentato dall’assessore regionale Marrone per l’apertura presso i Consultori di sportelli pro vita.

Scena: un centro di vaccinazione Covid-19. Tra le persone in attesa, si aggirano volontari autorizzati alla presenza in loco, con tanto di targhetta e sportelli dedicati.
Contattano i vaccinandi e chiedono se sono proprio sicuri di quello che stanno facendo, perché i vaccini sono dannosi (tutti, anche quelli che si fanno ai bambini), non vanno fatti, bisogna reagire alla dittatura sanitaria, e togliersi le mascherine perché il Covid è una banale influenza. Già, perché quei volontari sono tutti negazionisti e no vax. E solo loro possono svolgere attività nei centri di vaccinazione...

Surreale, vero?
Per fortuna non è così, ma è quanto potrebbe capitare nei Consultori piemontesi, se passasse un testo di legge presentato dall’assessore agli affari legali Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia) che propone di aprire con soldi pubblici sportelli gestiti dalle associazioni pro vita. Una nota sarebbe arrivata alle Asl per la proroga al 31 marzo del bando per aggiornare l’elenco delle associazioni con le quali collaborare. Il requisito inserito prevede che nello statuto delle associazioni sia inserita la «finalità di tutela della vita fin dal concepimento». Questo apprendiamo dai media locali.

Quindi potrebbe andare così. Una donna si sta orientando verso l’interruzione di gravidanza. Noi non dubitiamo che la scelta sia stata sofferta e ponderata. Checché ne possano pensare alcuni, solo lei può decidere perché è del suo corpo e della sua vita che si sta parlando, perché il legame tra di lei e quella possibilità di vita (possibilità, non vita compiutamente intesa) è un legame esclusivo e profondo in cui nessuno può intromettersi. Avrà vagliato le conseguenze, si sarà confrontata con il suo compagno, se esiste un compagno con cui potersi confrontare. Se è arrivata a tale decisione, questa donna va rispettata e sostenuta, perché questa è una decisione mai facile e con risvolti psicologici delicati.

Ed ecco che arriva un tale che si permette di sindacare le sue intenzioni, che fa leva sui sensi di colpa, che la fa sentire un’incosciente o, peggio, un’assassina. Che le dice di fare questo bambino e poi abbandonarlo alla provvidenza. Ma come vi permettete? Come osate pensare che le donne siano “poco avvedute” e abbiano bisogno del vostro tutoraggio?

E i soldi delle nostre tasse sarebbero impiegati in questo modo? La legge 194 è una legge dello Stato e va rispettata, anzi rafforzata e attuata in tutte le sue parti. La contraccezione deve essere resa accessibile e portata a conoscenza delle giovani donne. L’obiezione di coscienza dei medici va resa più stringente, per evitate le obiezioni di comodo e garantire la possibilità di interrompere la gravidanza in tutti gli ospedali.

Qualcuno è contrario a questa legge? Bene, combatta a viso aperto, invece di infiltrarsi subdolamente nei Consultori a spese nostre. Promuova un referendum abrogativo, ne abbiamo già sconfitto uno, non ci fa paura.

Ci rendiamo conto che non possiamo aspettarci granché da una Giunta Regionale che ritiene marginale il ruolo delle Donne nella vita pubblica se, dal momento del suo insediamento, su 83 nomine in ruoli apicali (aziende partecipate, consigli di amministrazione, revisori dei conti, ecc.) solo 9 hanno riguardato donne. Non basta partecipare alle manifestazioni dell’8 marzo o del 25 novembre per “difendere” le Donne. Non basta apparire una volta ogni tanto, è necessario praticare la difesa dei diritti delle Donne ogni giorno, ogni momento.

La Giunta Regionale Piemontese, responsabile della sanità regionale, non ha proprio nient’altro di cui occuparsi, nel bel mezzo di una pandemia?

Il Presidente Cirio batta un colpo e rimetta al suo posto quell’Assessore.

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