Ora o mai più...

di Alessandro Mortarino.

La scorsa settimana ho cercato di raccontarvi "in pillole" come sarà il nostro mondo fra 10/20 anni, secondo la visione del Guru Jeremy Rifkin condensata nel suo ultimo saggio "Un Green New Deal Globale". Un mondo finalmente decarbonizzato e lontano dalle fonti fossili, sostituite con l'energia rinnovabile, cioè pulita e in grado di non più intaccare né pregiudicare le risorse naturali a disposizione dell'uomo.
Una svolta epocale. E proprio perché epocale, credo (e noto con piacere che molti illustri studiosi sono della mia idea) che accontentarci della pura sostituzione del "carburante" delle nostre società sia molto riduttivo. Abbiamo dinanzi a noi un'occasione - unica e forse irripetibile - per provare a coniugare tutela ambientale e contrasto al cambiamento climatico con la trasformazione dei veri perni nefasti del nostro debole contesto sociale ed economico. Cioè "osare" e "pretendere" da noi stessi un cambiamento di rotta assoluto, nei gangli delle nostre umane contraddizioni. Epocale.
L'occasione è ora. Ora o mai più...

Per non farla troppo lunga ed essere chiaro (o, se preferite, per evitare che qualcuno mi ritenga uscito di senno), procedo per punti e qualche domanda.
La prima: ci riteniamo felici della nostra vita oppure le storture ed emergenze quotidiane ci pesano e condizionano?
Se la vostra risposta è "ci riteniamo felici", potete sospendere qui la lettura.
Altrimenti provo a rispondere anche per voi, così: "come posso essere felice se intorno a me vedo solo miseria, fatica e pericoli?".
Ecco, questo è il punto nodale, il raccordo tra "noi" e "io".

Io posso avere tutto ciò che mi serve per vivere senza patemi (casa, denaro, agi) ma per raggiungere una piena felicità devo trovare identica armonia nella mia relazione con gli altri, tutti gli altri: persone, animali, piante, natura.
Questo è e deve essere l'obiettivo della nostra presenza individuale sul pianeta: siete d'accordo?. E oggi le condizioni sociali lo negano.
Se nasci in Africa non hai le stesse condizioni di chi nasce in USA e se nasci in una famiglia poco abbiente dell'Italia non hai le stesse condizioni di chi è stato generato nello stesso Paese da papà e mamma di ceto medio o elevato.
La disuguaglianza è il primo gap da superare.
Il Green New Deal Globale di Rifkin (e dell'Unione Europea, della Cina e tra un po' anche degli USA) scardina la persistenza delle disuguaglianze? Secondo me, no. Sostituisce un capitalismo becero con un nuovo capitalismo "green". Continua a poggiare le sue basi sui consumi, cioè continueremo a produrre merci effimere e a sperare che masse ingorde se ne approvvigionino. E continuerà a poggiare sulla finanza. Ma la disuguaglianza resta. E allora?
Allora la devi contrastare davvero: ma cosacenefrega che l'industria produca con minori emissioni inquinanti se ciò che produce è in gran parte superfluo e, soprattutto, non elimina alla radice le disuguaglianze? Prima o poi chi ha meno vorrà ciò che gli altri hanno: migrerà, rapinerà, farà carte false per impossessarsi dell'altrettanto falso benessere altrui. E la felicità...

Seconda domanda: come si elimina la disuguaglianza? Con la benzina verde o il riscaldamento geotermico? Temo di no, con quelle riduco la nostra impronta ecologica; la riduco, ma non la cancello. E non educo a minori consumi, anzi suggerisco di consumare allegramente, tanto è "green". In un pianeta che tra un po' sarà abitato da 10 miliardi di umani.
E allora come la elimino, la disuguaglianza? Per esempio con una legge universale che abolisca l'ereditarietà della proprietà (boom!...): i figli dei ricchi saranno uguali ai figli dei poveri, senza distinzioni di nazionalità. Un nuovo mondo con tutti (i figli) alla pari.
Per esempio con una legge che dice che se non utilizzi la tua proprietà (una casa, un terreno, un capannone) significa che non te ne fai nulla ed è giusto e corretto che la perdita, per tua stessa volontà, della funzione sociale di quel tuo bene consenta allo Stato di riportarlo nella proprietà collettiva del popolo (leggetevi l'articolo 42 della Costituzione italiana e avrete già la risposta).
La proprietà sostituita dal permesso d'uso.

Terza domanda: acqua, aria, terra e fuoco (calore e energia) sono, dai tempi dell'uomo delle caverne, gli elementi essenziali per la nostra vita sulla Terra. E' giusto che siano in mano, come proprietà ma anche come semplice gestione, al "mercato"?
A mio parere, no: non è giusto nè ugualitario. Diciamo, allora, che questi elementi basilari non sono merci e che sono proprietà collettiva di tutti, che deve essere gestita dalla collettività, non avere un "prezzo", essere consumata secondo standard condivisi di sobrietà.
Eliminare il valore monetario dai beni primari, primo passo.
Ma anche la Ricerca, l'istruzione, l'abitare, la sanità, la cultura, l'informazione... sono beni comuni.
E quando il primo passo è mosso, perchè fermarsi? Il denaro è il limite del nostro modello sociale, diciamocelo chiaramente; finchè ci sarà il denaro ci saranno padroni e schiavi più o meno vessati, stipendi a fine mese per vivere o sopravvivere, lavori impersonali accettati ma non graditi e poco utili alla collettività.

Quarta domanda: se si ferma l'industria (dello spreco), crolla il mondo o crolla l'economia? E quale economia crolla? Quella basata sui consumi. Quella odierna. Quella che dovremmo combattere. Perchè il Green New Deal Globale non cambia le regole, le ammorbidisce e promette occupazione ma solo a patto che chi produce trovi acquirenti. Ma tu non puoi consumare all'infinito (e il pianeta non ce lo può più permettere oggi e temo anche nel mondo futuro "green") e quindi l'occupazione cala e tu sei sempre al punto della crisi (sociale), prima o poi. Mentre il lavoro ci sarebbe, eccome. Solo che mancano i denari per finanziarlo: assistenza, educazione, cura del territorio ecc. ecc.
Non oggetti, beni individuali, merci trasportate per migliaia di chilometri.

Mi fermo qui, perchè l'informazione on line chiede sinteticità e già sono andato oltre. Ma credo che mi abbiate compreso: occorre cambiare il modello sociale e non solo il suo "carburante".
Dobbiamo sforzarci di immaginare un mondo - il nostro mondo - senza denaro, senza rincorrere la rapidità, senza desiderare il possesso individuale; un mondo equo, solidale, rispettoso delle esigenze della natura.
C'è un partito (in Italia e ovunque) che su questi principi ha elaborato un programma politico?
C'è una società che su questi principi sta producendo analisi approfondite, proposte, sperimentazioni?

Se ci sono, ditemi dove sono.
Se non ci sono, perchè non provare a crearli iniziando a studiare e suggerire, tutti assieme?
Di piccoli esempi "virtuosi" ne troviamo una moltitudine; a livello individuale possiamo fare le nostre scelte e decidere di vivere il più possibile un'economia del dono e della reciprocità.
Ma non basta: occorre uno scarto d'orgoglio e di intelligenza (collettiva) per scardinare le regole sbagliate di una società.

E quindi?
Qual è la mia proposta?
Molto semplice: condividere tutti assieme la convinzione che il Green New Deal Globale è solo l'inizio di un cambiamento indispensabile, ma non è la risposta ai nostri mali.
E immediatamente dopo studiare i modi (al plurale) per iniziare a sgretolare i grandi errori della nostra modernità. Cioè - e mi ripeto - la proprietà individuale, il denaro come merce di scambio, la ricerca della rapidità, l'abbandono dell'era dei consumi. Tanto per cominciare.

Possiamo iniziare a lavorarci anche (soprattutto?) a livello territoriale. "Socializzare" tra noi il vero obiettivo di una rivoluzione dei costumi e delle regole: alto, enorme. Solo se abbiamo chiaro che questo è il nostro obiettivo, possiamo immaginare il concreto cambiamento.

Ora o mai più. Sprecare l'occasione e accettare il piccolo "ritocco" dell'esistente, sarebbe l'ultimo nostro terribile errore.

Meglio che niente? Valutate voi la posta in gioco...

 

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Commenti  

0 #1 Daniela Bussi 2020-03-01 22:20
Ommi ommi, sto finendo di leggere il libro di Rifkin e mi pare utopistico quello, vista la lentezza del cambiamento, le resistenze ai buoni propositi dei vari Paesi UE e non.... Bei propositi, ma vanno addirittura oltre all'utopia. Purtroppo non riesco ad essere ottimista. Spero di non tarpare le ali ai sogni altrui
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