Amore diverso

di Paolo X Viarengo.

Qualcuno ha definito l’amore come uno spostamento di baricentro. Il punto di equilibrio del tuo corpo non è più dentro di te, ma spostato fuori. Verso qualcosa, qualcuno, qualcuna, al di là di te. Questo qualcosa, qualcuno o qualcuna diventa più importante della cosa più importante che hai: te stesso. Esistono fulgidi esempi di persone che hanno dato la vita per amore. Del proprio credo. Dei loro amati. D’altro canto esistono innumerevoli statue di cani che hanno dato la loro vita per il loro padrone. Simbolo evidente che l’amore non è prerogativa umana: noi, nella nostra concezione antropocentrica, chiamiamo questo amore fedeltà...

Ma è amore, chi vive con un cane lo sa. E non ritengo sia meno alto di quello, ad esempio, dei martiri cristiani che hanno dato la vita per amore del loro Dio. L’amore non è mai alto o basso. E’ amore. Punto. Ritengo che fare classificazioni di questo sentimento sia sciocco. Chi ti pone più in alto della propria stessa vita, ti ama. Chiunque esso sia. Per chi crede, lo stesso Gesù Cristo diede la vita per amore, lasciandoci il comandamento più terribile. Che grida nei nostri cuori, incurante dei secoli. Riempendoci la schiena di brividi, se considerato pronunciato tra i chiodi e i patimenti di una volontaria croce: amatevi l’un l’altro. Come io ho amato voi. Il comandamento che, dopo duemila anni, ancora non comprendiamo o facciamo finta di non capire. Di non insegnare. Eppure, pur nel suo tremendo significato, è semplice: il problema è capire cos’è l’amore.

Non sono le campane che senti quando baci uno o una. Neppure un tramonto abbracciati o le frasi che trovi in un fogliettino spiegazzato di un cioccolatino. Non è neppure il sesso. Quello lo si può fare per divertimento, esigenza fisiologica, ginnastica. E’ brutto, lo so, ma capita.
Non necessariamente il sesso si coniuga con l’amore. Quando però l’amore entra nel sesso lo fa diventare qualcosa di cui i poeti hanno scritto da millenni. Ma questo accade anche quando l’amore entra nel lavoro. In cucina. Nella stanza dei bambini. Non necessariamente nella camera da letto. Ovunque entra, qualunque cosa tocca, la trasforma. La trasfigura. La rende divina.

Credo che ben poco sia più vicino al paradiso di una famiglia che si ama. Una famiglia con bambini. Magari uno. Magari due. Magari tre. Maschi e femmine. Anche i genitori possono essere maschi e femmine. Un maschio e una femmina. Due maschi. Due femmine. Non importa. Importa che l’amore tocchi quella famiglia. La trasfiguri e la renda divina. Nel nome del comandamento che ci ha lasciato chi ha fondato questa Chiesa che, alle volte specie in passato, è sembrata dimenticarsene. Eppure in ogni cosa che ama c’è un soffio divino. Un cane e il suo amico uomo. Un uomo e una donna. Due uomini. Due donne. Un padre e il figlio. Una madre e il figlio. Due padri e due figli. Due madri e due figlie. Un uomo, o Dio, sulla croce e l’umanità intera.
Che implora il mondo: per favore, trovate il coraggio di amarvi. Di considerare la vita dell’altro più importante della propria. Di spostare il baricentro della vostra intera esistenza verso vostra moglie. Marito. Figlia. Figlio. Sorella. Compagno. Compagna. Le combinazioni sono infinite.

Eppure domenica 17 Maggio è la giornata mondiale contro l’omofobia perché le parole di quell’uomo, o Dio, sulla croce sono cadute in un terreno d’odio. Di sciocca tradizione. Di grettezza. Di paura. Di chiusura mentale tale che ancora oggi si sente il bisogno di istituire una giornata contro l’omofobia. La transfobia. La lesbofobia. La bifobia. Perche’ incredibilmente queste cose ancora esistono. Perché una persona non è ancora libera di far entrare nella sua vita quel soffio divino dalla porta che vuole, senza essere guardato storto.

Finocchi, li chiamano, perché la leggenda vuole che dopo i roghi di persone che facevano sesso in maniera diversa, ma amavano allo stesso modo, si spargessero semi di finocchio per attenuare l’odore di carne bruciata. Come Miguel, morto suicida, dopo essere stato aggredito in corso Alfieri ad Asti perché passeggiava col suo cane. Era vestito da donna perchè era una donna in un corpo di uomo e quindi non poteva vestirsi diversamente. Forse avrebbe conosciuto l’amore. Forse l’aveva conosciuto. Non lo so. Eppure era suo diritto conoscerlo. Un diritto stabilito da una legge più grande di quella degli uomini. Magari avrebbe cucinato diversamente. Magari avrebbe fatto ginnastica diversamente. Magari avrebbe fatto sesso diversamente. Perché ognuno fa le cose a modo proprio e ha la libertà e il diritto di essere cosa vuole essere.

Eppure avrebbe dovuto amare. Ed avrebbe amato come tutti noi. Perché non esiste amore diverso.

Commenti  

0 #1 gianfranco monaca 2020-06-10 13:32
l'amore (agape) è amare anche gli assassini di Miguel. Confesso la mia vigliaccheria, perché preferisco non conoscerli...
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