Buon Natale diverso...!

di Paolo X Viarengo.

Quest'anno si farà un Natale diverso: meno male. Ma cosa vuol dire diverso? Diverso da cosa? Il Natale è sempre stato diverso. E' sempre stato una festa in continua evoluzione e di cui si fa un gran parlare di significato e valore. Il più delle volte riferendosi solo ad una delle tante sovrapposizioni che questa festività ha subito nel corso dei millenni...

Immaginiamo, per un attimo, di essere un contadino di un paio di centinaia di generazioni fa, che abita in un villaggio primitivo. Di tanto e tanto tempo fa.
Capanne di paglia e fango o legno per i più abbienti. Campi da coltivare. Frutta da raccogliere ed animali da accudire. Tutto questo cessa quando Madre Natura impone lo stop.
Oggi i sindacati la denuncerebbe per ferie forzate: il datore di lavoro impone ai suoi dipendenti di non lavorare più. Non lo fa con una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, ma col freddo, il gelo e la neve. D'inverno non si lavora. Non si può.

All'epoca la stagione delle ferie non era certo l'estate e tanto meno la primavera con il potente mostrarsi di Madre Natura, ma la stagione fredda, quando anche Lei si riposa. Ebbene, invece di rivolgersi ai sindacati e voler continuare a lavorare, si prende il lato positivo della situazione e si festeggia. Anche perchè Madre Natura non è come uno dei padroni di oggi, ma è un datore di lavoro buono e lungimirante. Che paga bene chi lavora per Lei.
Si sapeva già nella bella stagione dello scherzo che ci avrebbe giocato di lì a qualche mese e si erano messe da parte scorte. Conserve. Frutti essiccati. Il grano era stato trasformato in farina. Il maiale era stato ucciso ed era diventato carne secca e a lunga conservazione, cioè ottimi salumi. Perfino il latte in eccesso era stato fatto cagliare nello stomaco del vitellino, anche lui trasformato in carne secca a lunga conservazione, e trasformato in formaggio. Che più sta lì e più diventa buono.

Insomma c'era un sacco di roba da mangiare e poco da fare. In più tante donne erano incinte. Tanti bimbi erano appena nati, stavano per nascere o sarebbero nati di lì a poco. Figli di quelle che James Frazer e tutti gli antropologi dopo di lui chiamano feste della fertilità, che si tenevano in primavera. E che noi chiamiamo Carnevale e Pasqua. Ancora oggi in Inghilterra c'è un enorme numero di cognomi come Robertson o Jhonson: figlio di Robert o di John. Cioè, secondo recenti teorie antopologiche, figli di coloro i quali impersonavano nelle feste orgiastiche i personaggi di Robin Hood e del suo amico Little John. Insomma c'erano un sacco di motivi pratici per festeggiare: cibo, nuovi nati e niente lavoro.

In più verso la fine di dicembre le giornate sembrano allungarsi. Sembra che il sole stia un pò di più in cielo e le tenebre piano piano gli cedano il passo. Cedano il passo alla speranza che torni la primavera e le sue feste della fertilità. I suoi campi da arare non più sepolti dalla neve. I suoi frutti da raccogliere sugli alberi ora avvizziti. La speranza di una nuova vita.
Noi, lo chiamiamo, più prosaicamente, solstizio d'inverno. Questo festeggiavano i contadini nei loro villaggi, che in latino si chiamavano "pagus" e quindi i loro abitanti si sarebbero chiamati pagani. Ma non ci siamo ancora ai pagani, perchè prima vennero i Celti ed i Druidi con il loro culto degli alberi e così questa festa divenne la festa degli alberi e nacque il nostro Albero di Natale.
Pur continuando ad essere celebrata con grandi abbuffate, regali ai nuovi nati e tanta speranza in una vita migliore.

Poi vennero i legionari romani che portarono dalla Persia il culto di Ahura Mazda ed il Mitridatismo e divenne la festa del Sole Invitto. Poi vennero i Cristiani che si resero conto che sradicare una festa così bella sarbbe stato un peccato ed allora pensarono "Se non puoi combatterli, unisciti a loro".
E, quindi il 25 dicembre, a mezzanotte in punto, si decise che era nato Gesù Cristo e si festeggiò tutti assieme.  

Così a furia di festeggiare le nascite, l'abbondanza ed il ritorno del sole assieme alla nascita di Gesù Cristo, quando la Sua religione divenne di Stato, rimase solo più Lui.
Ma, chi di sovrapposizione ferisce di sovrapposizione perisce. Per qualche secolo fu Lui il protagonista, ma la Sua leadership incominciò a scricchiolare con l'avvento della prima Rivoluzione Industriale. Con l'avvento del colonialismo che ne conseguì a seguito della migliorata tecnologia e della produzione in massa di nuove armi che vennero, ovviamente, usate contro chi non ce le aveva ancora. Ma aveva un sacco di risorse: sopra e sotto quella terra che, a breve, gli sarebbe stata rubata.

Le ruberie del colonialismo e della rivoluzione industriale portarono ricchezza e opulenza a pochi. Agli altri venne venduta la favola della magia di Natale. I canti. I racconti struggenti di piccole fiammiferaie sfruttatate per tutto l'anno ma, almeno un giorno all'anno, tenute in considerazione. Anche se sarebbe stato meglio il contrario. Finchè dalle lande desolate del Nord Europa arrivò un elfo rubicondo, barbuto e vestito di verde. La Coca-Cola, suo main sponsor, lo fece vestire del suo colore sociale e da verde divenne rosso. I contadini che festeggiavano i nuovi nati, il riposo e la speranza con i cibi accumulati per l'inverno erano diventati i sottopagati e sfruttati proletari nelle fumose e malsane periferie della Londra dickensiana e i loro figli gli spazzacamini che morivano come mosche, angariati da padroni crudeli. L'opulenza di quel giorno era frutto delle ruberie di tutti i giorni sulla pelle di un altro continente e di un' altra classe sociale e non più delle scorte accumulate per l'inverno e divise da tutti.

La Coca-Cola ed il suo elfo rosso divennero i capofila di una vasta cordata di multinazionali, e non solo, che trasformarono il Natale nell'attuale corsa al dono per festeggiare il Dio Denaro. Il Dio Ego. Corsa che qualcuno ha stoppato in questo millennio.

Forse, poeticamente, proprio Madre Natura, Gesù Bambino o Babbo Natale anche se, pragmaticamente, non è stato nessun altro che noi stessi. Noi, con le nostre azioni ed anche con le nostre inazioni. Col nostro egoismo e la nostra pavidità o semplice pigrizia, che hanno portato a tre terribili crisi. Intimamente legate ai gravi problemi che la struttura predatoria in cui intendiamo vivere porta nel suo stesso Dna.

La prima, socio-politica, del 2001, ci ha portato la guerra e la paura.

La seconda, del 2008, ci ha tolto i soldi.

La terza, attuale, ci sta togliendo gli affetti.

La quarta, quella che verrà, forse nel 2030, sarà quella ambientale e Dio solo sa cosa ci toglierà.

Poi, forse, finalmente si festeggerà il Natale. La festa delle tradizioni che si sovrappongono per diventare qualcos'altro. Figlia di uomini e culture diverse. La festa degli uomini che si mescolano in fratellanza e amicizia e dividono le loro risorse, come è scritto nel loro atavico software. Non come dono del più grande al più piccolo o, magari, con una indignitosa carità, ma in un economia non più dominata da un selvaggio mercato, ma dallo stesso Dono.  

Per creare qualcosa di grande. Per tutti e non solo per alcuni.

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