Un mondo a parte

di Paolo X Viarengo.

Ma com’e’ possibile che un uomo come me non sia ai vertici dello Stato piuttosto che ai vertici di una grande azienda? Ma com’e’ possibile che un uomo come me abbia problemi con la moglie? Ma com’e’ possibile che un uomo come me possa incontrare problematiche nell’educazione di suo figlio? Ma com’e’ possibile che mi possano strombazzare il loro maledetto clacson solo perché non gli ho dato la precedenza? Ma com’e’ possibile che un uomo come me venga insultato da una semplice cassiera di un supermercato perché ha sbagliato a prezzare la frutta? E bene che gli è andata a quella là che mi ha trovato in buona: se no, povera lei, erano guai! Ma com’e’ possibile che io venga sempre svillanneggiato e sbeffeggiato in questo mondo sbagliato? Mondo sbagliato? Certo!...

Ovviamente, non essendo possibile che io sbagli, devo per forza di cose vivere in un mondo sbagliato. In un mondo che non è come dovrebbe essere. E non lo dico solo io: lo diciamo in tanti. Come fa dire Rudyard Kipling ai Bandar-Log, le scimmie senza legge e morale de Il Libro della Giungla: “se lo diciamo tutti deve per forza essere vero!”.

Basta vedere sul web per svegliarsi. Finalmente. Per vedere un mondo in cui la razza bianca non ha il posto che gli spetta a causa di un complotto ordito da una setta sionista-satanista-massonica-bancaria-pedofila-politica. Un complotto scoperto da alcuni pentiti che, dopo aver occupato posizioni di rilievo nelle alte sfere dell’intelligence americana, hanno deciso di indicarci la via per comprendere finalmente la verità. Capire finalmente che non sono io sbagliato ma il mondo che mi circonda.

Attenzione: indicarci la via, non svelarcela completamente. Sarebbe troppo semplice e poco coinvolgente: troppo pochi i follower. Gettano indicazioni. Insinuazioni. Facilmente ritrattabili ma molto accattivanti da ricercare sul web: come in un perverso gioco di ruolo. Questo sta facendo la famigerata setta di complottisti QAnon: offre la possibilità, a chi non ha trovato il suo posto nel mondo, di crearsene uno a suo piacimento.

E allora ecco che arrivano le ultra-destre che non riescono a comprendere perché Hitler, piuttosto che Mussolini, non siano stati nient’altro che dei criminali. Ecco che arriva l’onda lunga di un revisionismo storico farlocco che prende per buono i misfatti del nazi-fascismo, sull’onda, altrettanto lunga e perversa, del preesistente negazionismo della Shoah.
Ecco che arrivano i razzisti a cercare di dimostrare che il mondo è stato creato ad uso e consumo dei maschi bianchi e che non è così per volontà di - mai ben precisati - poteri forti: la Clinton, la Merkel, Soros, gli Ebrei, i Rothschild, Papa Francesco. Gli stessi che fanno gettare scie chimiche dagli aerei su questa nostra terra piatta. In un delirio crescente che coinvolge via via sempre più insoddisfatti della loro vita ed incapaci di accettare le quotidiane sconfitte che tutti subiamo. Salvo poi sollevarsi in piedi e vivere il presente, alcuni. Oppure rimanere a terra e rimuginare sull’iniquità della propria sconfitta, altri. In un triste rancore senza fine non mediato dall’egoistica intelligenza del perdono.

E, quindi si nega il presente. Si nega la realtà. Si nega il covid. Si negano i vaccini. Si nega la scienza. Si nega la politica. Si negano i mass-media. Si nega tutto quello che ci circonda, ma senza opporre elementi di certezza scientifica, semplicemente opponendo concetti privi di verifiche. Perché è tutto sbagliato: non è possibile che sia vero e io sia rimasto al palo. A terra, dopo una semplice sconfitta. Senza avere la forza di rialzarmi.

E’ sbagliato il mondo, non io.
Perché in questa nostra società incapace di creare donne e uomini che conoscono - ma soprattutto sanno apprezzare - i loro limiti, diventa difficile non essere invidiosi. Rancorosi. Volere quello che hanno gli altri, in una gara senza fine in cui non già i migliori, perché di migliori non ne esistono, ma quelli che più si conformano all’attuale standard di migliore, sono in testa e gli altri, gli sconfitti, rimangono a terra incapaci di alzarsi.
In una società in cui fin da piccoli ci inculcano il mito della vittoria, del protagonismo e della competizione, dimenticando di insegnarci il valore dei nostri limiti. Perché tutti ne abbiamo e tutti veniamo sconfitti: tutti i giorni. La vittoria e la sconfitta sono come un immenso testa o croce: oggi vinci, domani perdi. Purtroppo però ti può venire testa per mille volte di fila. La legge dei grandi numeri dice che le probabilità di testa o croce sono 50 e 50. Ma su un numero enorme di tentativi. Su un numero piccolo, può venire sempre testa o sempre croce.

Da qui la necessità di alzarsi da terra e ritentare. Ritentare. Ritentare. Senza abbattersi mai e senza credere di essere un perdente. Magari con una cultura che ti aiuta a comprendere che, forse, la vittoria non è diventare uno strapagato manager pieno di donne e soldi, ma rimanere un normale e felice impiegato che ha problemi con la moglie e difficoltà con i figli adolescenti: come tutti.

Magari la vittoria non è la sconfitta dell’altro ma il raggiungimento del proprio obbiettivo. Qualunque esso sia. Indipendentemente che si sia maggiormente dotati o meno: ma poi cosa vuol dire essere dotati? Dotati per cosa? Dotati per far sì che gli altri ci possano invidiare e dire di noi grandi cose, o dotati per stare ben con noi stessi e con chi ci circonda?  
Dotati per quello che l’attuale sistema di pensiero vuole che siamo o dotati per raggiugere finalmente la nostra felicità? Un attuale sistema di pensiero non creato da fantomatiche elite di potenti ma, purtroppo e tristemente, creato da noi stessi e che ci allontana sempre di più dal nostro fine ultimo: la felicità.

E non importa dove essa si trova: se in un ufficio megagalattico o in un campo di patate con una zappa in mano. Perché non esistono i falliti. Esistono solo quelli che credono di essere tali e per questo si creano un mondo a parte. Rinunciando a vivere.

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