Voglio salvare le mie api da sola

Alessandra Arrigoni è un’apicoltrice e la sua azienda si trova a Fucecchio, in provincia di Firenze. Quando mi è arrivato il suo libro, prendendolo tra le mani, ho avuto una immediata sensazione di tepore e di amore, come se fossi entrata io stessa nell’alveare, tra i piccoli corpi vellutati delle api, nella luce ambrata e intima di una casa operosa.
Nell’immagine di copertina, Alessandra tiene su un dito una delle sue piccole amiche e la osserva con lo sguardo di delicatezza e attenzione che si riserva ad una creatura preziosa, come l’ape è a tutti gli effetti, goccia dorata e morbida di quell’organismo comunitario che è l’alveare...

…Siamo creature del minimondo, viviamo piani diversi, ma abitiamo nello stesso alveare”, fa dire l’autrice alle sue api nel breve brano che apre il libro, e da questa affermazione si deduce che quando Alessandra, dopo aver rischiato di perderle per inesperienza, esperienza dolorosa e fondante, ha deciso di salvare le sue api da sola, ha deciso anche di salvare un pezzetto di mondo per tutti noi.

Il pericolo da cui sono minacciate le api in questo caso è la varroa, un acaro che dopo essersi inserito nel loro corpo lo intacca gravemente e diviene vettore di vari virus e Alessandra lo combatte con una tecnica di ipertermia che il libro descrive in modo dettagliato ed esaustivo.

Si potrebbe quindi pensare che il volume sia esclusivamente tecnico e che possa essere utile solo agli apicoltori, ma questo sarebbe un giudizio riduttivo, perché questo è un libro di tenerezza e di ammirazione verso queste creaturine così fondamentali per la sopravvivenza stessa del pianeta così come lo conosciamo e quindi anche per la nostra.

La prima parte del testo è dedicata a far conoscere il minimondo di cui si parlava all’inizio e descrive le api e la loro vita, la loro società, il dividersi e generarsi di una nuova comunità nel seguire una regina. Bello sarebbe ad esempio, leggerlo con i propri bambini e condividere la gioia semplice e complessa di avere accanto questi preziosi esseri viventi, di averli a portata di sguardo e di udito, per deliziarsi del loro mormorio e dei loro voli mentre bottinano sugli alberi in fiore improvvisamente esplosi nei primi giorni di primavera.

La seconda, che come ho detto descrive il metodo per debellare la varroa prima che porti al collasso dell’alveare, è tecnica, ma mai cessa di esprimere amore, sia nella accanita ricerca del metodo per la salvezza delle api, là dove l’essere umano si rivela davvero custode e non padrone ignorante del pianeta che lo ospita, sia nelle citazioni e nelle considerazioni che sorprendono, tra i dettagli tecnici: “Sono bellissime da guardare” dice Alessandra “ quando i raggi del sole sono bassi, alla sera: sono gonfie di miele, appagate e calme, forse anche un po’ stanche (chissà se sentono la stanchezza). L’alveare emana il profumo del miele e si sente il suono vibrante di migliaia di ali. La sensazione che mi hanno sempre trasmesso osservandole è che si stiano godendo quell’attimo.”

Se avete bisogno di tenerezza e di speranza, questo è il libro giusto, perché le api e coloro che le capiscono e le amano come Alessandra,  ci insegnano da sempre che avere bellezza e armonia è possibile, a patto di prendersi coraggiosamente la responsabilità del proprio agire nel mondo. E di farlo con cura e amore.

“Voglio salvare le mie api da sola: il trattamento della varroa negli alveari tramite il calore. Come farlo e come applicarlo efficacemente”. Alessandra Arrigoni, 2020.

Recensione di Daniela Grassi.

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