Si può fare? Ma vorremo farlo?

di Paolo X Viarengo.

Si. Si può fare. La domanda a cui bisogna trovare risposta è se si vuole fare. Purtroppo la risposta è: no. Troppe volte no. Possiamo vivere senza soldi e senza finanza? Possiamo vivere senza un'economia basata sul profitto e non sulle persone? No, il denaro è troppo importante per la nostra società così altamente sviluppata. La finanza ed il commercio servono per far girare il denaro e servono per alimentare gli scambi commerciali. Quegli stessi che necessitano delle merci che ci spacchiamo la schiena per produrre. Quegli stessi che necessitano di personale altamente qualificato, da venditori a pubblicitari, per creare l'esigenza di acquisto nel consumatore finale...

Già, esigenza di acquisto in quanto, troppe volte, questa non c'e' e se non viene fatto emergere il bene prodotto, sia esso finanziario che materiale, rimane invenduto nel magazzino ed il processo si blocca. Quindi non produciamo beni o ci inventiamo investimenti piuttosto che assicurazioni perchè qualcuno ne ha bisogno, ma ce li inventiamo, perchè qualcuno dovrà comprarli. Altrimenti il gioco si ferma.

E' come un gigantesco e perverso telefono senza fili in cui se uno non riporta la parola iniziale il gioco finisce. Se uno non compra perchè non ha bisogno e non c'e' nessuno che lo convinca del contrario, le merci rimangono invendute e tutto si ferma. E da qui corsi di vendita, piramidi di Maslow ed altre amenità volte a far uscire dal subconscio del potenziale acquirente i sogni che non sapeva di avere. Ma, davvero questo è l'unico mondo possibile? Davvero la finanza deve essere creativa e spietata e volta solo ad ottenere profitto? Davvero per ottenere un prestito da una banca, cui io stesso ho prestato i miei soldi sul conto corrente piuttosto che su un investimento a lunga durata, devo dimostrare di averne? Di potergliene restituire di più?

No. Esiste ad esempio un sistema chiamato Mag, cioè Mutua AutoGestione. Funziona più o meno come una banca da cui però si tolgono le anomalie. Innanzitutto al centro non c'e' il soldo ma la donna o l'uomo. Il prestito viene dato al progetto e alla persona che si impegna a restituirlo con fidejussioni da parte di persone che hanno fiducia in lui. Una banca basata sulla fiducia reciproca e che utilizza i soldi dei suoi soci per finanziare progetti di altri soci. Ogni finanziamento viene approvato da un consiglio d'amministrazione tramite il metodo del consenso: in poche parole bisogna riuscire a trovare una quadra e mettere d'accordo tutti.

Sogni? No, questa cosa esiste. C'è. C'è già.  
In Piemonte è a Torino in via Baltea. Perchè il denaro serve davvero a tutti per tirare avanti. Senza non si campa. Ma è proprio così?

Facciamo un salto sulle colline di Grosseto. Una comunità di circa trecento bambini, donne e uomini. Vivono in case singole in cui il singolo nucleo familiare dorme, per poi mangiare e fare tutto il resto nella casa comune dove ha base la famiglia allargata. Ogni tre anni all'interno di questa macro famiglia vengono variati i nuclei, perchè  ognuno deve poter conoscere ed amare gli altri. Si, amare. Si chiama Nomadelfia ed è stata fondata da un prete cattolico, tacciato all'epoca di comunismo, Don Zeno. Ed è proprio l'amore il filo conduttore della comunità: non il denaro.
Che non c'è.

Se una lavatrice si rompe, qualcuno l'aggiusta perchè è giusto che la lavatrice funzioni e gli fa piacere farlo in quanto gli fa piacere fare un favore al padrone della lavatrice: uno scambio commerciale in cui non vi è presenza di denaro. Vi sono persone. Vi è piacere. Vi è amore. Ma, non vi è denaro. Non vi è profitto. Come nell'anarchia prospettata da Proudhon e volontariamente confusa con il caos da chi ne ha avuto tanta e tanta paura: ordre sans pouvoir. Ordine senza potere: non caos.

Infatti, Don Zeno venne tacciato di comunismo dal potere dell'epoca, siamo negli anni '50 dello scorso secolo, rappresentato dal partito di governo e del Vaticano: la Democrazia Cristiana. Lui si difese spiegando che la sua comunità, alla fine della fiera, avrebbe vissuto come avevano vissuto gli Apostoli e lo stesso Gesù Cristo. Base fondante dello stesso partito che lo stava attaccando. Paradosso che si ripete dai tempi di San Francesco e delle eresie. In effetti, San Francesco volle vivere senza denaro e quando i suoi confratelli divennero un Ordine riconosciuto non ne fu il primo capo. Si ritirò in preghiera. Forse meditando su quando Gesù Cristo scacciò i mercanti dal tempio oppure quando decise di andare sulla Croce per Sua propria volontà, facendo volontariamente la volontà del Padre, che altri non era se non lui stesso, a voler credere alla Santissima Trinità. Senza imposizioni. Senza denaro. Senza potere.

E infatti finì per essere definito come il primo comunista dallo stesso Marx. Che si creda o no, la vita che ci hanno riportato i Vangeli è incontrovertibile ed inconfutabile. Inspiegabilmente confutata però, spesso e volentieri, da chi dice di credere in lui e nei suoi apostoli.
Si è sempre potuto vivere senza denaro. Si è sempre potuto vivere senza profitto. Si può ancora fare. Come si può vivere senza inquinare: abbiamo la tecnologia per farlo.

Ma ne abbiamo la voglia? Ma ne abbiamo la cultura? Possiamo creare un mondo senza denaro, senza egoismo, senza inquinamento, senza sopraffazione. Ma ne saremo capaci? Saremo capaci di cancellare dal nostro cuore la Milano da Bere e le vuote pailletes degli spettacoli televisivi commerciali del sabato sera? Saremo capaci di comprendere che non esiste un altro modo di vivere e non è quello che stiamo vivendo, basato sulla circolazione monetaria a tutti i costi?

Saremo capaci di considerarci al pari di tutte le altre specie viventi e di questo pianeta e salvarci tutti assieme dalla crisi ecologica  che subentrerà, feroce, a quella pandemica? Saremo capaci di comprendere che niente è nostro in quanto mortali ma tutto ci è stato dato in prestito e che prima o poi dovremmo restituirlo, affogando così, una volta per tutte, l'obbrobrio della proprietà privata?

Ogni cosa è di qualcuno. L'auto. La montagna. Il fiume. La patria. Senza considerare che, quando saremo morti, di noi e dei nostri effimeri possedimenti rimarrà solo il ricordo.

Si può fare. Vorremo farlo?

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