Senza se e senza ma

di Paolo X Viarengo.

E’ difficile credere che ai giorni nostri sia potuto avvenire un assalto alla sede di un sindacato, dichiaratamente “rosso”, come la Cgil. Eppure è avvenuto: a Roma, non in una frazione sperduta di un paese di provincia. Quattro scaramacai, termine piemontese abbastanza intraducibile ma che rende l’idea, sobillati da un vento fascista hanno voluto emulare le gesta di un centinaio di anni fa. Poi le analisi. I paragoni. Le elucubrazioni mentali. Le prese di posizione, le condanne e le giustificazioni...

Cui, pur "coprendo" per la mia testata, l’argomento, ho voluto sottrarmi. Perché c’e’ poco da scrivere: che se ne rendano conto o meno, alcuni individui sono indiscutibilmente fascisti. Alcuni partiti sono composti da persone indiscutibilmente fasciste. Alcune ideologie sono indiscutibilmente fasciste. Non c’è più bisogno di farlo ammettere pubblicamente: lo sono è basta. E’ un fatto. E’ un fatto che certi partiti politici trovino mille giustificazioni per non condannare quello che è successo, per quello che è successo. Che cerchino altre matrici o si arrampichino sugli specchi come neanche l’uomo ragno sa fare.

Ed è ora di smetterla di cercare ammissioni: le abbiamo già. Ed è ora di smettere di sussurrare la parola fascista senza dirlo apertamente ed in faccia a chi la pensa e si comporta così. Ed è ora di smettere di accettare frasi come “siamo solidali alla Cgil perché anche noi, come “fratelli” abbiamo subito tante discriminazioni”. Ed è ora di rispondere al perché la sinistra non ha mai detto che il comunismo è stato il male assoluto: semplicemente perché non lo è. Perché, cari camerati, sulla Costituzione italiana, che tanto sbandierate quando abusate della parola “libertà”, c’è anche la firma di Umberto Terracini, fondatore e membro di spicco del Partito Comunista. Ma nemmeno una di un fascista. Perché l’Italia non ha mai avuto un regime comunista, mentre per un ventennio è stata soffocata, massacrata e, infine, distrutta da una delle dittature più feroci, razziste e sanguinarie della storia dell’uomo. Perché il Manifesto di Marx ed Engels su cui poggia il comunismo è un ideale di riscatto ed emancipazione delle classi oppresse, mentre il fascismo e, in particolare il nazismo, si basa sull’idea stessa della superiorità di una razza su un’altra, sulla soppressione dei diritti elementari, sull’eliminazione fisica degli oppositori, degli ebrei, degli “impuri”, dei fragili, dei deboli, degli omosessuali, dei “diversi”.

Perché, se il fascismo in Italia è stato sconfitto e abbattuto, lo dobbiamo anche e soprattutto ai comunisti. Perché se questo Paese ha leggi e conquiste degne di un Paese civile, dal suffragio universale al divorzio, dall’aborto ai diritti dei lavoratori, lo dobbiamo soprattutto ai comunisti.  
Perché il fascismo e il nazismo sono durati circa un ventennio e sono inscindibili dai rispettivi regimi e dittatori, mentre il comunismo ha oltre 150 anni di Storia, si è diffuso in tutto il mondo, in Italia è stato per un secolo simbolo di civiltà, progresso, democrazia, uguaglianza, senza mai governare, e l’orrore prodotto dal comunismo al potere non è stata la sua essenza ma una catastrofica degenerazione.

Equiparare fascismo e comunismo è in assoluto una sciocchezza storica. Parlare di “fascismi” è un abuso di plurale: di fascismo ce n’è uno e basta. Di nazismo ce n’è stato uno ed ha preso il via da un’ammirazione sfrenata da parte di un leader per l’altro, che voleva emularlo ma che alla fine lo ha superato. Non riconoscere i crimini del fascismo significa essere conniventi, o peggio.

Significa ricreare, col il beneficio del “senza volerlo”, le condizioni di silenzio che lo videro arrivare al potere cent’anni fa. Vedere la sede di un sindacato assalita e condannare i violenti ma non l’idea che li ha portati ad esserlo è voler chiudere gli occhi su un fatto. Non su un’opinione. Minimizzarlo in una frangia di estremismo da condannare significa non condannarlo. Significa spalleggiarlo e dargli forza, con l’inevitabile risultato che, come la Storia c’insegna, accadde allo stesso Mussolini dopo l’8 settembre, di diventarne succubi e schiavi.

Andare in piazza a manifestare contro i “fascismi” è un’inesattezza storica nonché sparare nel mucchio tralasciando il bersaglio principale: ma quanti fascismi ci sono stati? Ma quanti Mussolini, Starace, Almirante ci sono stati? Ed è pericoloso, partendo dal pensiero di Togliatti che volle la riconciliazione e non il giudizio dei fascisti nel dopoguerra, peraltro duramente contestato proprio dai partigiani astigiani che si arroccarono a Santa Libera minacciando di riprendere le armi, accettare e condividere determinate tesi.

Di fascismo ce n’è fu uno. Criminale. Ma, tanti ancora oggi, ne sentono la mancanza. Questo è.

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