La deriva delle parole

di Marisa Pessione.

Faccio parte di una comunità pensante e come tutti gli esseri umani pensanti sento il bisogno atavico di costruire legami e incontri basati sull'ascolto, sullo scambio di idee, pensieri, sensazioni che sono nutrimento per la mente e l'anima. Il dialogo è un filo sottile con colorazioni e sfumature cangianti che ci permette di costruire le nostre ragnatele di relazioni. Il dialogo dovrebbe avere come  presupposto essenziale l'attenzione e la sensibilità verso l'altro e essere fatto di parole, di sguardi di corpi che hanno voglia di incontrarsi e non di scontrarsi...

In questi tempi un po' bui dove l'insoddisfazione, l'insofferenza, la paura si sono fatti sentire con più insistenza, ho come avuto la sensazione che il dialogo sereno e pacifico avesse sempre di più assunto connotazioni di deriva.

Una deriva, cioè un lento e inesorabile lasciarsi trasportare come anime galleggianti, abbandonandosi alle sorti degli eventi senza più mettere in atto azioni costruttive che non si basino su sterili contrapposizioni di chi è per il sì e chi per il no.

Le contrapposizioni nette, come ha insegnato la storia, non possono innescare nessuna forma di dialogo e di convivenza civile tra gli esseri umani ma solo dare luogo a forme di intolleranza e di ineguaglianza sociale.
Forse a questa deriva di azioni, comportamenti e parole dovremmo cercare di costruirci attorno delle piccole boe di salvataggio fatte di sentimenti e cuori pulsanti.

Guardando il video che testimoniava la resistenza passiva e di disobbedienza civile dei portuali di Trieste verso il decreto legge di istituzione del green pass come atto di solidarietà nei confronti dei compagni-lavoratori che avevano consapevolmente deciso di non vaccinarsi, è in me sopraggiunta una forte commozione mista a sconforto. Per quali ragioni si è giunti a infierire con idranti su corpi inermi seduti o inginocchiati e non si è cercata la via di un sereno dialogo che prendesse in considerazione le differenze?

Il dialogo deve esserci da subito altrimenti innesca comportamenti irresponsabili, rigidi e addirittura violenti. La conseguenza della mancanza di dialogo è la divisione tra buoni e cattivi e l'inevitabile inasprimento delle relazioni.

I porti sono le ancore di salvezza di chi ha viaggiato per approdare in un pezzo di mondo che gli offrisse solidarietà e accoglienza ed è da lì che si deve ricominciare avvicinandoci a chi è diverso, a chi è diversamente credente e pensante, a chi lotta per l'affermazione di un diritto.

Le parole sono alla deriva ma il mare saprà guidarle verso la giusta rotta e ci sarà sempre un porto pronto ad ospitarle..

Il mare siamo noi. Non dimentichiamolo.

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